{"id":13420,"date":"2026-05-10T16:02:27","date_gmt":"2026-05-10T14:02:27","guid":{"rendered":"https:\/\/glutenlight.eu\/?p=13420"},"modified":"2026-05-10T16:43:06","modified_gmt":"2026-05-10T14:43:06","slug":"test-reologia-impasti-integrali-grano-monococco-granulometria-temperatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glutenlight.eu\/?p=13420","title":{"rendered":"Test sperimentale n. 4 dell&#8217;influenza della granulometria della frazione cruscale e della dinamica termica sulla reologia degli impasti integrali di grano monococco (Triticum monococcum)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Test n. 4 prova di conferma del 22-04-2026 dei risultati ottenuti con il precedente test n. 3.<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong>Analisi completa dei risultati sperimentali, con riferimento alle fotografie, ai dati di temperatura, alla procedura compilata e al confronto con il test precedente.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>1. Introduzione<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il presente lavoro prosegue la serie di prove sperimentali dedicate alla panificazione con farina integrale di grano monococco (Triticum monococcum), una materia prima caratterizzata da comportamento tecnologico diverso rispetto ai frumenti teneri moderni e da una limitata capacit\u00e0 di sviluppo glutinico. Nel test precedente (Test n. 3 del 10.04.2026) era stata valutata l&#8217;influenza della granulometria della frazione cruscale mediante sostituzione della crusca fine con cruschello grossolano. Il test n. 4 del 22-04-2026 assume il valore di prova di conferma, ma introduce un elemento ulteriore: il controllo della dinamica termica dell&#8217;impasto nella fase compresa tra uscita dalla cella a freddo e ingresso in forno.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">L&#8217;ipotesi di lavoro \u00e8 che, negli impasti integrali di monococco, la qualit\u00e0 finale del pane non dipenda soltanto dalla composizione della farina o dalla granulometria della crusca, ma anche dalla velocit\u00e0 con cui la massa attraversa la fase di riscaldamento e di transizione reologica. Il monococco integrale produce infatti impasti viscoso-plastici, poco elastici, nei quali il calore penetra lentamente e la struttura deve potersi riorganizzare durante il passaggio da impasto freddo, compatto e poco deformabile a impasto caldo, fermentativamente attivo e deformabile.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La particolare composizione proteica del monococco, con minore incidenza di polimeri di glutenina ad alto peso molecolare e diversa distribuzione delle gliadine, tende a produrre impasti meno elastici e pi\u00f9 viscosi rispetto a quelli ottenuti da frumenti teneri moderni [Shewry &amp; Halford, 2002; Wieser, 2007]. In questo contesto la frazione fibrosa e la sua granulometria assumono un ruolo rilevante perch\u00e9 modificano l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua, la viscosit\u00e0 della fase continua e la continuit\u00e0 della rete proteica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>2. Obiettivi del test di conferma<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>Premessa <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">I due pani sono stati realizzati nello stesso modo di quelli del test 3; la metodica di preparazione \u00e8 stata identica. Differenze rispetto al test 3:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Differenti tempi di maturazione in cella a 5 gradi: nel test n. 3 entrambi gli impasti sono rimasti in cella a 5 C\u00b0 per 24 ore. Nell&#8217;attuale test il pane \u201cA\u201d \u00e8 rimasto in cella a 5 C\u00b0 per 12 ore; il pane \u201cB\u201d per 20 ore.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">Differente sequenza e modalit\u00e0 per la lievitazione tra uscita dalla cella a 5 C\u00b0 e ingresso in forno.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il test n. 4 del 22-04-2026 aveva lo scopo di verificare se la sequenza osservata nel test precedente fosse ripetibile e di chiarire meglio il ruolo della fase di riscaldamento post-maturazione. In particolare sono stati osservati due impasti, Pane A e Pane B, derivati dallo stesso impasto finale e sottoposti alla medesima logica di maturazione (anche se con tempistica differente come precedentemente indicato) e cottura, ma con una diversa efficacia nel controllo della temperatura durante la fase di lievitazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Gli obiettivi specifici erano:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">verificare la stabilit\u00e0 dell&#8217;impasto dopo maturazione a freddo;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">monitorare la distribuzione della temperatura tra superficie e cuore dell&#8217;impasto;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">valutare l&#8217;effetto dello schiacciamento e delle manipolazioni intermedie sulla diffusione del calore;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">identificare la fase critica di transizione reologica;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">confrontare lo sviluppo finale e la struttura della mollica di Pane A e Pane B;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">stabilire se il controllo termico sia una variabile tecnologica decisiva per gli impasti integrali di monococco.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>3. Materiali <\/b><span style=\"font-size: medium;\"><i>(vedi Appendice A, punto 1)<\/i><\/span><b> e impostazione sperimentale<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>3.1 Preimpasto dopo 12 ore in cella a 17\/18 \u00b0C. <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alle ore 6:30 il preimpasto <i>(vedi Appendice A, punto 2)<\/i> presentava consistenza pastosa ma leggermente grumosa, probabilmente in relazione alla presenza di frazione cruscale grossolana. Il profumo risultava presente e pulito; il volume appariva aumentato in modo moderato, con fermentazione percepibile ma non eccessiva. La temperatura del preimpasto era pari a 17,6 \u00b0C in superficie e 18,2 \u00b0C all&#8217;interno.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questi dati indicano un preimpasto attivo ma non sovrafermentato, coerente con una maturazione utile alla successiva lavorazione. La presenza di una lieve granulosit\u00e0 non \u00e8 stata interpretata come difetto, ma come possibile effetto della diversa dimensione delle particelle fibrose disperse nella matrice.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>3.2 Impasto finale e divisione<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Alle ore 7:00 l&#8217;impasto finale <b> <\/b><i>(vedi Appendice A, punto 3) <\/i>presentava temperatura superficiale pari a 18,6 \u00b0C. L&#8217;impasto \u00e8 stato diviso in due masse destinate a Pane A e Pane B. Il peso teorico era identico, mentre dalle misurazioni effettive si sono ottenuti 1576 g per Pane A e 1563 g per Pane B. La temperatura interna finale non \u00e8 stata rilevata, poich\u00e9 la temperatura superficiale era gi\u00e0 superiore a 18 \u00b0C e la temperatura ambiente era pari a circa 24 \u00b0C.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questo punto \u00e8 rilevante perch\u00e9 la temperatura iniziale dell&#8217;impasto finale condiziona fortemente il comportamento successivo. L&#8217;obiettivo ideale sarebbe mantenere l&#8217;impasto finale sotto i 18 \u00b0C, preferibilmente intorno a 17-17,6 \u00b0C, per rallentare l&#8217;avvio fermentativo e consentire una maturazione pi\u00f9 controllata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>3.3 Maturazione in cella fredda<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Dopo la maturazione a freddo, i due impasti hanno mostrato un comportamento non identico. Pane A presentava crescita limitata e massa ancora compatta; Pane B mostrava invece un volume aumentato in modo pi\u00f9 evidente, verosimilmente per una temperatura interna pi\u00f9 alta o per una maggiore attivit\u00e0 fermentativa durante la permanenza in cella. Entrambi gli impasti hanno comunque mantenuto la tenuta della massa, senza collasso evidente. Nell&#8217;attuale test il pane \u201cA\u201d \u00e8 rimasto in cella a 5 \u00b0C per 12 ore; il pane \u201cB\u201d per 20 ore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>4. Procedura post-maturazione: dalla cella al forno<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La fase di lievitazione \u00e8 stata condotta rovesciando l&#8217;impasto dalla ciotola di maturazione a freddo, a circa 5 \u00b0C, su un piano caldo ricoperto da tappetino in silicone leggermente unto con olio di oliva. Poich\u00e9 l&#8217;impasto iniziale aveva altezza di circa 15 cm e il calore penetra lentamente in questo tipo di massa viscoso-pastosa, l&#8217;impasto \u00e8 stato schiacciato fino a circa 5 cm di spessore. L&#8217;obiettivo era aumentare la superficie di scambio e ridurre il percorso di diffusione del calore verso il centro. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">L&#8217;impasto \u00e8 stato coperto con una ciotola per preservare la superficie superiore. Ogni 30 minuti, per le prime due ore, sono state effettuate pieghe e capovolgimenti, allo scopo di diffondere il calore in modo pi\u00f9 uniforme. La terza ora \u00e8 stata dedicata alla manipolazione in forma di filone e al successivo riposo senza ulteriori interventi. Al termine, la pagnotta \u00e8 stata formata ripiegando i lembi dell&#8217;impasto, dopo leggero schiacciamento a quadrato, senza sigillare completamente i lembi. Questa modalit\u00e0 \u00e8 stata adottata per permettere, durante la cottura nel contenitore rovesciato, l&#8217;apertura libera dei lembi per effetto della dilatazione laterale e dell&#8217;oven spring. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La procedura di schiacciamento e successive pieghe dell&#8217;impasto sono state \u2013 come detto precedentemente- introdotte con questo test.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>5. Dati termici e osservazioni<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>5.1 Pane A<\/b><\/span><\/p>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"13%\"><b>Orario<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"12%\"><b>Temp. sopra (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"13%\"><b>Temp. in mezzo (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"13%\"><b>Temp. piano caldo (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"26%\"><b>Superficie \/ note<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"24%\"><b>Fase<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">19:00<\/td>\n<td width=\"12%\">5,0<\/td>\n<td width=\"13%\">2,4<\/td>\n<td width=\"13%\">20<\/td>\n<td width=\"26%\">Superficie compatta liscia. Foto 1 Pane A<\/td>\n<td width=\"24%\">Uscita dalla cella (freddo)<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">19:30<\/td>\n<td width=\"12%\">9,2<\/td>\n<td width=\"13%\">7,2<\/td>\n<td width=\"13%\">24<\/td>\n<td width=\"26%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<td width=\"24%\">Riscaldamento e prima piega<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">20:00<\/td>\n<td width=\"12%\">13,0<\/td>\n<td width=\"13%\">12,2<\/td>\n<td width=\"13%\">24<\/td>\n<td width=\"26%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<td width=\"24%\">Pieghe e riscaldamento progressivo<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">20:30<\/td>\n<td width=\"12%\">16,0<\/td>\n<td width=\"13%\">15,0<\/td>\n<td width=\"13%\">24<\/td>\n<td width=\"26%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<td width=\"24%\">Pieghe e riscaldamento progressivo<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">21:00<\/td>\n<td width=\"12%\">18,0<\/td>\n<td width=\"13%\">17,2<\/td>\n<td width=\"13%\">25<\/td>\n<td width=\"26%\">Omogenea con cenni di rotture. Foto 2 Pane A<\/td>\n<td width=\"24%\">Fine pieghe<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">22:00 &#8211; cestino<\/td>\n<td width=\"12%\">20,0<\/td>\n<td width=\"13%\">20,6<\/td>\n<td width=\"13%\">30<\/td>\n<td width=\"26%\">Abbastanza omogenea con poche rotture ma senza collasso. Foto 3 fine lievitazione su piano caldo. Dopo formatura e posa nel cestino la superficie rimane sostanzialmente come in Foto 3. Foto 4 Pane A inizio lievitazione<\/td>\n<td width=\"24%\">Formatura e lievitazione in cestino<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"13%\">23:00 &#8211; prima di infornare<\/td>\n<td width=\"12%\">21,0<\/td>\n<td width=\"13%\">23,8<\/td>\n<td width=\"13%\">&#8211;<\/td>\n<td width=\"26%\">Molto disomogenea con evidenti rotture ma senza collasso. L&#8217;impasto mantiene sfericit\u00e0. Foto 5 Pane A fine lievitazione<\/td>\n<td width=\"24%\">Fine lievitazione prima di infornare<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nel Pane A il riscaldamento \u00e8 risultato progressivo. La temperatura del cuore dell&#8217;impasto ha recuperato gradualmente il divario rispetto alla superficie, passando da 2,4 \u00b0C a 20,6 \u00b0C al momento dell&#8217;ingresso nel cestino e arrivando a 23,8 \u00b0C prima dell&#8217;infornata. La superficie ha mostrato rotture crescenti, ma la massa non ha collassato e ha mantenuto una geometria sostanzialmente sferica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 1 &#8211; Pane A in uscita dalla cella a freddo: superficie compatta e liscia.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13405\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-A-in-uscita-da-cella-a-5C\u00b0-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1333\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-A-in-uscita-da-cella-a-5C\u00b0-2.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-A-in-uscita-da-cella-a-5C\u00b0-2-225x300.jpg 225w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-A-in-uscita-da-cella-a-5C\u00b0-2-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 2 &#8211; Pane A dopo circa due ore su piano caldo: superficie ancora abbastanza omogenea con primi cenni di rottura.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13406\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-A-dopo-2-ore-su-piano-caldo.jpg\" alt=\"\" width=\"1333\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-A-dopo-2-ore-su-piano-caldo.jpg 1333w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-A-dopo-2-ore-su-piano-caldo-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-A-dopo-2-ore-su-piano-caldo-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-A-dopo-2-ore-su-piano-caldo-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1333px) 100vw, 1333px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Foto 3 fine lievitazione su piano caldo<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13407\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-3-Pane-A-fine-lievitazione-su-piano-caldo.jpg\" alt=\"\" width=\"1333\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-3-Pane-A-fine-lievitazione-su-piano-caldo.jpg 1333w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-3-Pane-A-fine-lievitazione-su-piano-caldo-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-3-Pane-A-fine-lievitazione-su-piano-caldo-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-3-Pane-A-fine-lievitazione-su-piano-caldo-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1333px) 100vw, 1333px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Foto 4 Pane A inizio lievitazione<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13408\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-A-inizio-lievitazione-nel-cesto.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1333\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-A-inizio-lievitazione-nel-cesto.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-A-inizio-lievitazione-nel-cesto-225x300.jpg 225w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-A-inizio-lievitazione-nel-cesto-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 5 &#8211; Pane A a fine lievitazione nel cestino: rotture superficiali evidenti, ma assenza di collasso.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13409\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-5-Pane-A-fine-lievitazione-nel-cesto.jpg\" alt=\"\" width=\"1333\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-5-Pane-A-fine-lievitazione-nel-cesto.jpg 1333w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-5-Pane-A-fine-lievitazione-nel-cesto-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-5-Pane-A-fine-lievitazione-nel-cesto-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-5-Pane-A-fine-lievitazione-nel-cesto-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1333px) 100vw, 1333px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"><b>5.2 Pane B<\/b><\/span><\/p>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"4\">\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"19%\"><b>Orario<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"17%\"><b>Sopra (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"17%\"><b>In mezzo (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"17%\"><b>Piano caldo <\/b><\/p>\n<p><b>(\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"31%\"><b>Superficie \/ note<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">04:00<\/td>\n<td width=\"17%\">7,8<\/td>\n<td width=\"17%\">4,6<\/td>\n<td width=\"17%\">Superficie<\/p>\n<p>compatta liscia.<\/td>\n<td width=\"31%\">Superficie compatta liscia.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">04:30<\/td>\n<td width=\"17%\">10,4<\/td>\n<td width=\"17%\">10,2<\/td>\n<td width=\"17%\">23<\/td>\n<td width=\"31%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">05:00<\/td>\n<td width=\"17%\">15<\/td>\n<td width=\"17%\">14,6<\/td>\n<td width=\"17%\">23<\/td>\n<td width=\"31%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">05:30<\/td>\n<td width=\"17%\">18,6<\/td>\n<td width=\"17%\">18,8<\/td>\n<td width=\"17%\">25<\/td>\n<td width=\"31%\">Abbastanza omogenea<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">06:00<\/td>\n<td width=\"17%\">20<\/td>\n<td width=\"17%\">21<\/td>\n<td width=\"17%\">25<\/td>\n<td width=\"31%\">Disomogenea<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">07:00 (cestino)<\/td>\n<td width=\"17%\">21,4<\/td>\n<td width=\"17%\">22<\/td>\n<td width=\"17%\">30<\/td>\n<td width=\"31%\">Molto disomogenea<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"19%\">08:00 (prima<\/p>\n<p>infornare)<\/td>\n<td width=\"17%\">22<\/td>\n<td width=\"17%\">24,6<\/td>\n<td width=\"17%\">&#8211;<\/td>\n<td width=\"31%\">Molto disgregata<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nel Pane B il recupero termico \u00e8 stato pi\u00f9 rapido e meno controllato. La temperatura interna ha raggiunto e superato la temperatura superficiale gi\u00e0 nella fase intermedia, e prima dell&#8217;infornata il cuore era a 24,6 \u00b0C, mentre la superficie era a 22 \u00b0C. La superficie \u00e8 passata da omogenea a disomogenea e infine a molto disgregata. Questo andamento suggerisce un attraversamento troppo rapido della fase critica di transizione reologica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 1 Pane B &#8211; Fetta con righello: sviluppo inferiore rispetto a Pane A.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13417\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-B-fetta-con-righello.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-B-fetta-con-righello.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-B-fetta-con-righello-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-1-Pane-B-fetta-con-righello-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 2 Pane B &#8211; Sezione: struttura buona ma meno uniforme, con maggiore compattezza in alcune aree.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13418\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-B-sezione.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-B-sezione.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-B-sezione-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-2-Pane-B-sezione-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"><b>6. Risultati del pane cotto<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>6.1 Pane A<\/b><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">Temperatura al centro: 95,8 \u00b0C;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">peso pane cotto a freddo: 1333 g;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">peso impasto: 1576 g;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">perdita di peso: 15,41%;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">dimensioni: diametro 24 cm; altezza 7,5 cm;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">apertura della crosta: eccellente;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">dilatazione laterale: ottima, con bordi caratterizzati da evidente spinta verso l&#8217;alto;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">profumo: consistente;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">sezione trasversale: ottima, con mollica pi\u00f9 accentuata a sinistra e al centro, coerentemente con lo sviluppo laterale e verticale.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 11 &#8211; Pane A: superficie e apertura della crosta, con dilatazione laterale evidente.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13413\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-11-Pane-A-supergicie.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-11-Pane-A-supergicie.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-11-Pane-A-supergicie-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-11-Pane-A-supergicie-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 12 &#8211; Pane A: sezione trasversale con alveolatura fine-media e buona continuit\u00e0 strutturale.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13414\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-12-Pane-A-sezione.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-12-Pane-A-sezione.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-12-Pane-A-sezione-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-12-Pane-A-sezione-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 13 &#8211; Pane A: sezione con righello; altezza e sviluppo superiori rispetto a Pane B.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13415\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-13-Pane-A-sezione-con-righello.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-13-Pane-A-sezione-con-righello.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-13-Pane-A-sezione-con-righello-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-13-Pane-A-sezione-con-righello-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La Foto 11 evidenzia uno sviluppo esterno particolarmente significativo del Pane A. L\u2019apertura della crosta non appare casuale o legata a una rottura disordinata della superficie, ma risulta coerente con una spinta espansiva interna ben direzionata. In particolare, nella zona sinistra del pane si osserva una marcata tendenza della massa a sollevarsi verso l\u2019alto, segno che l\u2019impasto, pur caratterizzato da una rete glutinica debole, ha mantenuto una sufficiente coesione interna durante la fase iniziale della cottura. La dilatazione laterale \u00e8 accompagnata da una componente verticale evidente, soprattutto nella parte sinistra, indicando che la pressione dei gas non si \u00e8 dispersa esclusivamente in senso orizzontale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La Foto 13 conferma questa lettura anche nella sezione trasversale. La base del pane non appare compressa n\u00e9 schiacciata; al contrario, mostra una struttura continua, con alveolatura presente anche nella zona inferiore. Questo aspetto \u00e8 rilevante perch\u00e9 negli impasti integrali deboli o molto viscosi la parte basale tende spesso a diventare pi\u00f9 compatta per effetto del peso della massa e della limitata capacit\u00e0 di trattenere uniformemente i gas. Nel Pane A, invece, sotto la crosta non si osservano fenomeni anomali, zone dense marcate o separazioni strutturali. La mollica rimane coerente fino alla base, suggerendo che la spinta fermentativa e l\u2019espansione in cottura abbiano coinvolto l\u2019intera sezione del pane. Nel complesso, Foto 11 e Foto 13 indicano che il Pane A non ha soltanto avuto una buona apertura superficiale, ma ha conservato una struttura interna capace di sostenere una reale espansione tridimensionale: laterale, centrale e verticale. Questo conferma che il controllo pi\u00f9 graduale della fase di riscaldamento ha favorito una migliore riorganizzazione dell\u2019impasto prima dell\u2019infornata, consentendo alla massa di arrivare in forno ancora sufficientemente coesa e reologicamente attiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><b>6.2 Pane B<\/b><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">Temperatura al centro: 96,6 \u00b0C;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">peso pane cotto a freddo: 1318 g;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">peso impasto in uscita da cella: 1563 g;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">perdita di peso: 15,6%;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">dimensioni: diametro 24 cm; altezza 6 cm;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">apertura della crosta: molto buona;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">dilatazione laterale: ottima, con bordi dotati di buona spinta verso l&#8217;alto;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">profumo: consistente;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">sezione trasversale: buona, ma condizionata dal mancato controllo ottimale della temperatura di lievitazione.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Foto 4 Pane B &#8211; Fetta: buona cottura e struttura complessivamente valida, ma minore sviluppo in altezza.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13419\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-B-fetta.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-B-fetta.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-B-fetta-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-4-Pane-B-fetta-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Comparazione delle fette: Pane A sopra, Pane B sotto. Si osservano differenze nella distribuzione della mollica e nello sviluppo.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13411\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comparazione-fette-pane-A-sopra-B-sotto-2.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comparazione-fette-pane-A-sopra-B-sotto-2.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comparazione-fette-pane-A-sopra-B-sotto-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comparazione-fette-pane-A-sopra-B-sotto-2-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><i>Confronto esterno Pane A e Pane B: differenza di sviluppo e geometria finale.<\/i><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-13416\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-Pane-A-DXB-SX.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-Pane-A-DXB-SX.jpg 1000w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-Pane-A-DXB-SX-300x225.jpg 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Foto-Pane-A-DXB-SX-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\"><b>7. Confronto quantitativo tra Pane A e Pane B<\/b><\/span><\/p>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"20%\"><b>Parametro<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"24%\"><b>Pane A<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"24%\"><b>Pane B<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"31%\"><b>Osservazioni comparative<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Peso impasto<\/td>\n<td width=\"24%\">1576 g<\/td>\n<td width=\"24%\">1563 g<\/td>\n<td width=\"31%\">Pesi molto simili; confronto attendibile.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Peso pane cotto<\/td>\n<td width=\"24%\">1333 g<\/td>\n<td width=\"24%\">1318 g<\/td>\n<td width=\"31%\">Pane A leggermente superiore.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Perdita di peso<\/td>\n<td width=\"24%\">15,41 %<\/td>\n<td width=\"24%\">15,6 %<\/td>\n<td width=\"31%\">Perdita quasi equivalente.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Temperatura al centro a fine cottura<\/td>\n<td width=\"24%\">95,8 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"24%\">96,6 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"31%\">Entrambi cotti correttamente.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Diametro<\/td>\n<td width=\"24%\">24 cm<\/td>\n<td width=\"24%\">24 cm<\/td>\n<td width=\"31%\">Espansione laterale comparabile.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Altezza<\/td>\n<td width=\"24%\">7,5 cm<\/td>\n<td width=\"24%\">6 cm<\/td>\n<td width=\"31%\">Pane A mostra sviluppo verticale maggiore.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Apertura crosta<\/td>\n<td width=\"24%\">Eccellente<\/td>\n<td width=\"24%\">Molto buona<\/td>\n<td width=\"31%\">Apertura pi\u00f9 netta e ampia nel Pane A.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Stato finale prima del forno<\/td>\n<td width=\"24%\">Molto disomogenea con evidenti rotture ma senza collasso; impasto ancora sferico.<\/td>\n<td width=\"24%\">Molto disgregata.<\/td>\n<td width=\"31%\">Pane A conserva maggiore coerenza strutturale; Pane B risente del riscaldamento meno controllato.<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"20%\">Mollica<\/td>\n<td width=\"24%\">Ottima; mollica evidente, pi\u00f9 accentuata a sinistra e al centro per effetto della dilatazione laterale.<\/td>\n<td width=\"24%\">Buona, ma condizionata dal mancato controllo della temperatura di lievitazione.<\/td>\n<td width=\"31%\">Pane A presenta struttura pi\u00f9 stabile e sviluppo pi\u00f9 favorevole; Pane B mostra risultato pi\u00f9 debole.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>8. Analisi della fase di riscaldamento<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #800000;\"><b>Il test conferma che, negli impasti integrali di monococco, la fase compresa tra uscita dalla cella e infornata \u00e8 decisiva.<\/b><\/span> Non \u00e8 sufficiente conoscere la temperatura media dell&#8217;impasto: occorre comprendere come il calore si distribuisce tra superficie, fondo e cuore della massa. Il sistema osservato presenta bassa diffusivit\u00e0 termica, cio\u00e8 una ridotta capacit\u00e0 di trasferire rapidamente il calore verso il centro. Questo comportamento \u00e8 coerente con la natura viscoso-plastica dell&#8217;impasto e con la presenza di una frazione fibrosa dispersa.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Lo schiacciamento dell&#8217;impasto da circa 15 cm a circa 5 cm ha avuto un effetto positivo, perch\u00e9 ha ridotto lo spessore e migliorato la capacit\u00e0 del calore di entrare nella massa. Le manipolazioni intermedie e i capovolgimenti ogni 30 minuti hanno contribuito a ridurre il gradiente termico e a favorire una distribuzione pi\u00f9 omogenea della temperatura.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Nel Pane A il recupero termico \u00e8 avvenuto in modo pi\u00f9 progressivo. Nel Pane B, invece, l&#8217;aumento della temperatura \u00e8 risultato pi\u00f9 rapido e meno controllato. Questo ha determinato una condizione di maggiore instabilit\u00e0 al termine della lievitazione, con superficie molto disgregata prima dell&#8217;infornata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>9. Transizione termico-reologica<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il risultato pi\u00f9 importante del test \u00e8 l&#8217;identificazione di una finestra critica di transizione termico-reologica, collocabile indicativamente tra 18 \u00b0C e 22 \u00b0C. In questa fascia l&#8217;impasto passa da una massa fredda, compatta e relativamente rigida a una massa pi\u00f9 morbida, fermentativamente attiva e deformabile. Questo passaggio non \u00e8 neutro: se avviene gradualmente, la struttura pu\u00f2 riorganizzarsi; se avviene troppo rapidamente, la superficie e la rete interna possono perdere coerenza.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Pane A attraversa questa finestra in modo pi\u00f9 controllato. La superficie mostra rotture, ma la struttura interna continua a sostenere la massa e consente un buono sviluppo finale. Pane B attraversa la stessa finestra in modo pi\u00f9 rapido; la superficie diventa molto disomogenea e poi disgregata, con riduzione dello sviluppo verticale finale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questo comportamento suggerisce che la qualit\u00e0 finale non dipenda esclusivamente dalla forza del glutine, ma dalla capacit\u00e0 dell&#8217;impasto di attraversare la fase di transizione senza perdere continuit\u00e0 strutturale. Nei sistemi a rete glutinica debole, come il monococco integrale, tale continuit\u00e0 \u00e8 garantita da un equilibrio tra viscosit\u00e0, idratazione, fase proteica e particelle fibrose.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>10. Osservazioni sulla lavorabilit\u00e0 dell&#8217;impasto<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Durante le prime due ore su piano caldo l&#8217;impasto mantiene una buona resistenza alla manipolazione. Non si osservano rotture importanti; al contrario, la massa passa gradualmente da uno stato compatto a uno stato pi\u00f9 morbido. Dopo circa due ore la struttura appare pi\u00f9 lavorabile e meno rigida. Pane A mantiene una lavorabilit\u00e0 migliore anche nella fase successiva; Pane B, invece, dopo due ore inizia a mostrare maggiore fragilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La valutazione manuale conferma che la manipolazione dell&#8217;impasto rappresenta uno strumento utile per interpretare la reologia dei sistemi farinacei complessi. Adesivit\u00e0, resistenza alla deformazione, tensione superficiale e capacit\u00e0 di mantenere forma forniscono informazioni che completano i dati termici e fotografici [Dobraszczyk &amp; Morgenstern, 2003].<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>11. Lievitazione nel cestino e stabilit\u00e0 finale<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Entrambi gli impasti hanno mostrato crescita nel cestino, ma Pane A ha evidenziato una lievitazione pi\u00f9 convincente. La forma \u00e8 stata mantenuta in entrambi i casi grazie al contenimento del cestino, ma Pane B \u00e8 arrivato alla fase di pre-infornata in condizioni pi\u00f9 compromesse, con superficie molto disgregata. Nonostante ci\u00f2, non si \u00e8 verificato collasso completo e l&#8217;apertura in forno \u00e8 risultata presente in entrambi i pani.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questo dato \u00e8 importante: anche quando la superficie si rompe, la struttura interna pu\u00f2 continuare a trattenere gas se la massa conserva una sufficiente coerenza. Tuttavia la qualit\u00e0 dello sviluppo finale dipende da quanto questa coerenza \u00e8 conservata. Pane A, meno compromesso nella fase finale, sviluppa 7,5 cm di altezza; Pane B si ferma a 6 cm.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il comportamento dell\u2019impasto pu\u00f2 essere rappresentato come una relazione tra temperatura e stato reologico osservato.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>12. Analisi della mollica<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La mollica di Pane A presenta una struttura fine-media, con distribuzione degli alveoli relativamente uniforme e buona partecipazione anche delle zone inferiori della sezione (Foto 8 e 9).<br \/>\nSi osserva uno sviluppo pi\u00f9 marcato nella zona sinistra e centrale, coerente con la maggiore dilatazione laterale e con la spinta verso l&#8217;alto dei bordi (Foto 12 e 13). La mollica appare coerente, non massivamente compatta e priva di cavit\u00e0 anomale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Pane B presenta una struttura complessivamente buona, ma meno uniforme. Il minore sviluppo in altezza e la disgregazione osservata prima dell&#8217;infornata indicano che la spinta fermentativa non \u00e8 stata distribuita con la stessa efficacia. La mollica risente quindi del controllo termico meno preciso, pi\u00f9 che di una differenza sostanziale di impasto iniziale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il confronto tra le fette suggerisce che Pane A abbia distribuito meglio la pressione dei gas all&#8217;interno della massa, mentre Pane B abbia subito una localizzazione della deformazione e una riduzione della capacit\u00e0 di sviluppo verticale. Questo conferma l&#8217;importanza della fase di riscaldamento come parametro tecnico autonomo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>13. Interpretazione fisica del comportamento dell&#8217;impasto<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">I risultati sperimentali possono essere interpretati considerando l&#8217;interazione tra struttura proteica debole, frazione fibrosa e diffusione termica. Il monococco integrale genera impasti nei quali la rete proteica non si comporta come una struttura elastica robusta, ma come una matrice viscoso-plastica capace di deformarsi e riorganizzarsi se le condizioni termiche e meccaniche sono favorevoli.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La granulometria della crusca agisce sulla viscosit\u00e0 perch\u00e9 modifica la superficie specifica della frazione solida. Particelle molto fini assorbono pi\u00f9 acqua, aumentano la viscosit\u00e0 della fase continua e interferiscono maggiormente con la continuit\u00e0 della rete proteica. Particelle pi\u00f9 grossolane riducono questa interferenza e possono migliorare la lavorabilit\u00e0 e la distribuzione della deformazione [Noort et al., 2010; Cappelli et al., 2019].<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il test di conferma aggiunge per\u00f2 un elemento decisivo: anche con una farina riorganizzata e una granulometria favorevole, la riuscita dipende dalla velocit\u00e0 con cui il calore entra nella massa. Se il riscaldamento \u00e8 graduale, come nel Pane A, l&#8217;impasto attraversa la transizione reologica e si riorganizza. Se il riscaldamento \u00e8 pi\u00f9 rapido e meno controllato, come nel Pane B, la struttura pu\u00f2 arrivare alla fase di cottura gi\u00e0 indebolita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>14. Ruolo della granulometria della crusca<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il presente test conferma la rilevanza della granulometria della frazione cruscale, ma ne precisa il ruolo. La crusca grossolana non agisce da sola come fattore risolutivo; piuttosto, crea condizioni pi\u00f9 favorevoli affinch\u00e9 l&#8217;impasto possa essere gestito nella fase critica. Riducendo l&#8217;eccesso di viscosit\u00e0 e l&#8217;assorbimento competitivo dell&#8217;acqua, la frazione grossolana consente una migliore deformabilit\u00e0. Tuttavia, se il gradiente termico non \u00e8 controllato, anche un impasto potenzialmente favorevole pu\u00f2 perdere coerenza superficiale e sviluppare meno.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">In questo senso il risultato pi\u00f9 importante non \u00e8 semplicemente che il cruschello grossolano migliora l&#8217;impasto, ma che la granulometria e la dinamica termica devono essere considerate insieme. La struttura finale del pane deriva dall&#8217;interazione tra composizione, distribuzione dell&#8217;acqua, viscosit\u00e0, temperatura e manipolazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>15. Sequenza reologica confermata<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Il test permette di individuare una sequenza operativa e reologica ripetibile:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">impasto freddo ma stabile dopo maturazione;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">schiacciamento per ridurre lo spessore e migliorare lo scambio termico;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">riscaldamento graduale su piano caldo;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">manipolazioni intermedie per ridurre il gradiente termico;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">passaggio da massa compatta a massa pi\u00f9 morbida e deformabile;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">mantenimento della coerenza strutturale nonostante rotture superficiali;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">tenuta nel cestino;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">apertura spontanea in forno;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">formazione di mollica fine-media, pi\u00f9 o meno uniforme a seconda del controllo termico.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questa sequenza \u00e8 particolarmente significativa perch\u00e9 mostra che un impasto di monococco integrale, pur debole dal punto di vista glutinico, pu\u00f2 essere guidato verso una struttura finale soddisfacente se la transizione termico-reologica viene gestita con gradualit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>16. Sintesi interpretativa finale<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">L&#8217;insieme delle osservazioni visive, delle misurazioni termiche, delle valutazioni manuali e dei risultati sul pane cotto suggerisce che la riuscita degli impasti integrali di monococco dipenda da due variabili principali: granulometria della frazione cruscale e controllo della fase di riscaldamento. La prima modula la viscosit\u00e0 e la disponibilit\u00e0 dell&#8217;acqua; la seconda determina se la struttura ha il tempo di riorganizzarsi durante la fase critica.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Pane A rappresenta l&#8217;esito pi\u00f9 favorevole del test: riscaldamento pi\u00f9 progressivo, maggiore stabilit\u00e0, migliore sviluppo in altezza, apertura crosta eccellente e mollica pi\u00f9 uniforme. Pane B, pur ottenendo un risultato complessivamente buono, evidenzia gli effetti negativi di un aumento termico meno controllato: superficie molto disgregata prima dell&#8217;infornata, minore altezza finale e struttura della mollica meno regolare.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il test conferma quindi che la fase compresa tra uscita dalla cella e forno non \u00e8 una semplice fase di attesa, ma una fase tecnologica decisiva. In questa fase si determina la capacit\u00e0 dell&#8217;impasto di passare da stato freddo e compatto a stato caldo, espanso e strutturalmente coerente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>17. Conclusioni<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Il test di conferma del 22-04-2026 consente di formulare alcune conclusioni operative e interpretative:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">la granulometria della frazione cruscale resta un parametro tecnologico rilevante negli impasti integrali di monococco;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">la fase di riscaldamento post-maturazione \u00e8 altrettanto decisiva e deve essere controllata con attenzione;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">la finestra tra circa 18 \u00b0C e 22 \u00b0C appare critica per la transizione reologica dell&#8217;impasto;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">un riscaldamento graduale consente alla rete debole di riorganizzarsi e mantenere coerenza;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">un riscaldamento troppo rapido pu\u00f2 determinare disgregazione superficiale e minore sviluppo finale;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">la misura della sola temperatura media non \u00e8 sufficiente: occorre monitorare superficie, cuore e, quando possibile, fondo;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">lo schiacciamento dell&#8217;impasto e le manipolazioni intermedie sono strumenti utili per migliorare la diffusione del calore;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">Pane A conferma la validit\u00e0 del protocollo quando la dinamica termica \u00e8 controllata;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 12pt;\">Pane B mostra il limite del sistema quando la transizione viene attraversata troppo rapidamente.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-size: large;\"><i><b>La qualit\u00e0 finale del pane non dipende esclusivamente dalla composizione dell\u2019impasto, ma dalla capacit\u00e0 di attraversare in modo controllato la fase di transizione termico-reologica, durante la quale la struttura dell\u2019impasto passa da uno stato compatto a uno stato deformabile e deve successivamente riorganizzarsi per mantenere la propria coerenza.<\/b><\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>18. Modello interpretativo della transizione termico-reologica<\/b><\/span><\/p>\n<h2><span style=\"font-size: medium;\">18.1 Grafico: temperatura vs stato dell\u2019impasto<\/span><\/h2>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il comportamento dell\u2019impasto pu\u00f2 essere rappresentato come una relazione tra temperatura e stato reologico osservato.<\/p>\n<h3><span style=\"font-size: medium;\">Schema interpretativo<\/span><\/h3>\n<table border=\"2\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"7\">\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"36%\"><b>Temperatura (\u00b0C)<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"64%\"><b>Stato dell\u2019impasto<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"36%\">5\u201310 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"64%\">massa fredda, compatta, stabile (post cella)<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"36%\">10\u201316 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"64%\">fase di transizione: aumento lavorabilit\u00e0, struttura fragile<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"36%\">16\u201320 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"64%\">struttura in riorganizzazione, elasticit\u00e0 crescente<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"36%\">20\u201323 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"64%\">sviluppo attivo, espansione, tensione superficiale<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"36%\">&gt;23 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"64%\">rischio disgregazione (Pane B), perdita di controllo<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<h3><span style=\"font-size: medium;\">Interpretazione chiave<\/span><\/h3>\n<ul>\n<li>Pane A: attraversa <strong>gradualmente tutte le fasi<\/strong><\/li>\n<li>Pane B: entra troppo rapidamente nella zona &gt;20\u00b0C \u2192 perdita di controllo<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo grafico \u00e8 il cuore del test: collega temperatura a comportamento reale.<\/p>\n<h2><span style=\"font-size: medium;\">18.2 Schema: distribuzione termica (sopra \/ dentro)<\/span><\/h2>\n<table border=\"2\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"7\">\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"30%\"><b>Fase<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"32%\"><b>Distribuzione termica<\/b><\/td>\n<td bgcolor=\"#dddddd\" width=\"38%\"><b>Interpretazione<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"30%\">FASE 1 \u2013 Uscita da cella<\/td>\n<td width=\"32%\">Sopra: 5 \u00b0C<\/p>\n<p>Dentro: 2\u20134 \u00b0C<\/td>\n<td width=\"38%\">Forte gradiente termico<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"30%\">FASE 2 \u2013 Riscaldamento su piano caldo<\/td>\n<td width=\"32%\">Sotto \u2191\u2191 (non misurato ma implicito)<\/p>\n<p>Sopra \u2191<\/p>\n<p>Dentro \u2191 lento<\/td>\n<td width=\"38%\">Disomogeneit\u00e0 strutturale<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"30%\">FASE 3 \u2013 Omogeneizzazione (pieghe + tempo)<\/td>\n<td width=\"32%\">Sopra \u2248 Dentro<\/td>\n<td width=\"38%\">Struttura pi\u00f9 stabile<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"30%\">FASE 4 \u2013 Pre-inforno (Pane A)<\/td>\n<td width=\"32%\">Dentro &gt; Sopra<\/td>\n<td width=\"38%\">Attivazione interna \u2192 buona spinta<\/td>\n<\/tr>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"30%\">Pane B<\/td>\n<td width=\"32%\">Sopra e dentro salgono troppo velocemente insieme<\/td>\n<td width=\"38%\">Perdita di controllo reologico<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<h3>Concetto chiave<\/h3>\n<blockquote><p><b>La qualit\u00e0 finale del pane dipende non solo dalla temperatura assoluta, ma dalla <\/b><strong><b>dinamica di distribuzione del calore all\u2019interno della massa<\/b><\/strong><b>.<\/b><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"font-size: medium;\">18.3 Concetto chiave: \u201cFinestra di transizione reologica\u201d<\/span><\/h2>\n<blockquote><p><b>La \u201cfinestra di transizione reologica\u201d \u00e8 l\u2019intervallo di temperatura nel quale l\u2019impasto passa da uno stato meccanicamente stabile ma rigido a uno stato plastico, lavorabile e capace di sviluppare struttura senza perdere coesione.<\/b><\/p><\/blockquote>\n<p>Esiste una finestra ampia di transizione compresa tra circa 14 e 22 \u00b0C, con una fascia critica principale tra 18 e 22 \u00b0C.<\/p>\n<h3><span style=\"font-size: medium;\">Comportamento osservato<\/span><\/h3>\n<p><strong>Pane A<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>attraversa lentamente la finestra<\/li>\n<li>permette riorganizzazione della rete<\/li>\n<li>risultato: struttura stabile + buona espansione<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Pane B<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>attraversa troppo rapidamente la finestra<\/li>\n<li>struttura non si stabilizza<\/li>\n<li>risultato: impasto disgregato + minore sviluppo<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Formula sintetica<\/h3>\n<blockquote><p><b>Non \u00e8 la temperatura finale a determinare il risultato, ma <\/b><strong><b>come l\u2019impasto attraversa la finestra di transizione reologica<\/b><\/strong><b>.<\/b><\/p><\/blockquote>\n<h2><span style=\"font-size: large;\">Sintesi finale <\/span><\/h2>\n<p>Questo test dimostra che:<\/p>\n<ol>\n<li>Il monococco integrale \u00e8 un sistema <strong>termicamente lento e reologicamente sensibile<\/strong><\/li>\n<li>Il controllo della <strong>velocit\u00e0 di riscaldamento<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 importante del valore finale<\/li>\n<li>La granulometria della crusca interagisce con:\n<ul>\n<li>viscosit\u00e0<\/li>\n<li>distribuzione del calore<\/li>\n<li>stabilit\u00e0 strutturale<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<li>Esiste una finestra critica (14\u201320\u00b0C) in cui si gioca il risultato finale<\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>19. Prospettive di ricerca<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">I risultati suggeriscono l&#8217;opportunit\u00e0 di ulteriori prove sistematiche sulla relazione tra granulometria della crusca, idratazione, spessore dell&#8217;impasto, temperatura del piano caldo e durata della fase di riscaldamento. In particolare sarebbe utile rilevare anche la temperatura della parte inferiore dell&#8217;impasto, a contatto con il piano caldo, per valutare con maggiore precisione il gradiente termico completo. Inoltre dovr\u00e0 essere approfondita la relazione tra tempo maturazione in cella ed effetti sulla tenuta dell&#8217;impasto: quanto influisce la durata della fase in cella sulla tenuta dell&#8217;impasto? <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Questo punto dovr\u00e0 essere verificato in relazione alla tenuta dell\u2019impasto durante la fase di riscaldamento controllato della lievitazione: questa fase \u00e8 probabile abbia un impatto pi\u00f9 significativo, rispetto alla permanenza in cella, sulla tenuta dell&#8217;impasto. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Infine, \u00e8 opportuno controllare con maggiore precisione la temperatura interna dell\u2019impasto durante la permanenza in cella, poich\u00e9 la maturazione microbiologica non dipende solo dalla durata della sosta, ma anche dall\u2019effettiva temperatura raggiunta nel cuore della massa. La temperatura condiziona l\u2019attivit\u00e0 dei batteri lattici, la velocit\u00e0 di acidificazione e il rapporto tra acido lattico e acido acetico, influenzando indirettamente la struttura e la tenuta reologica dell\u2019impasto [De Vuyst &amp; Neysens, 2005]. L\u2019acidificazione, a sua volta, modifica le propriet\u00e0 reologiche della matrice proteica e pu\u00f2 incidere sulla tenuta dell\u2019impasto e sullo sviluppo finale del pane [Arendt et al., 2007].<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Un ulteriore sviluppo potrebbe consistere nella costruzione di una curva temperatura-tempo associata agli stati visivi dell&#8217;impasto, distinguendo le fasi di massa compatta, massa morbida, comparsa di rotture, disgregazione superficiale e stabilizzazione. Questo permetterebbe di definire una vera finestra operativa di sicurezza per la lievitazione degli impasti integrali di monococco.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\">L&#8217;osservazione potrebbe avere interesse anche per altri sistemi panari caratterizzati da impasti viscoso-plastici, inclusi alcuni sistemi gluten free, nei quali la struttura dipende in misura significativa dall&#8217;interazione tra fase liquida, particelle solide disperse e agenti strutturanti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>20. Studi scientifici di riferimento<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>1. Effetto della granulometria della crusca sulla qualit\u00e0 del pane<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Noort M.W.J., van Haaster D., Hemery Y., Schols H., Hamer R. (2010). The effect of particle size of wheat bran fractions on bread quality. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/j.jcs.2010.04.008<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Lo studio analizza l&#8217;influenza della dimensione delle particelle di crusca sulle propriet\u00e0 reologiche dell&#8217;impasto e sulla qualit\u00e0 del pane. Le particelle pi\u00f9 fini aumentano l&#8217;assorbimento d&#8217;acqua e la viscosit\u00e0; quelle pi\u00f9 grossolane interferiscono meno con la rete glutinica e possono consentire uno sviluppo pi\u00f9 regolare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>2. Dimensione delle particelle della farina integrale e qualit\u00e0 del pane<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Cappelli A., Oliva N., Cini E. (2019). A systematic review of the influence of whole wheat flour particle size on bread characteristics. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/j.jcs.2019.102790<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">La revisione mostra che la riduzione della granulometria aumenta la superficie specifica della fibra e la capacit\u00e0 di assorbimento dell&#8217;acqua, con conseguente incremento della viscosit\u00e0 e possibile peggioramento della lavorabilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>3. Struttura e funzione delle proteine del glutine<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Shewry P.R., Halford N.G. (2002). Cereal seed storage proteins: structures, properties and role in grain utilization. Biochemical Society Transactions. DOI: 10.1042\/BST0300118<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Il lavoro descrive il ruolo delle gliadine e delle glutenine nella formazione della struttura dell&#8217;impasto. Le gliadine contribuiscono principalmente a viscosit\u00e0 ed estensibilit\u00e0, mentre le glutenine sostengono la componente elastica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>4. Chimica delle proteine del glutine<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Wieser H. (2007). Chemistry of gluten proteins. Food Microbiology. DOI: 10.1016\/j.fm.2006.07.004<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Il lavoro \u00e8 utile per interpretare la formazione e la riorganizzazione della rete proteica, in particolare nei sistemi dove la componente elastica \u00e8 limitata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>5. Fermentazione e maturazione dell&#8217;impasto<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Gobbetti M., De Angelis M., Di Cagno R. (2014). Sourdough fermentation and wheat bread quality. Trends in Food Science &amp; Technology. DOI: 10.1016\/j.tifs.2014.02.012<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Il lavoro descrive gli effetti della fermentazione prolungata sulle proteine, sull&#8217;attivit\u00e0 enzimatica e sulla qualit\u00e0 finale del pane.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><b>6. Reologia e processo di panificazione<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Dobraszczyk B.J., Morgenstern M.P. (2003). Rheology and the breadmaking process. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/S0733-5210(03)00059-6<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\">Lo studio evidenzia l&#8217;importanza della valutazione reologica dell&#8217;impasto e il ruolo della percezione manuale nelle fasi operative della panificazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>21. Appendice A \u2013 Dati tecnici di formulazione<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Per correntezza di lettura si riportano i dati relativi al preimpasto ed impasto del precedente test n. 3 che sono identici a quelli usati nel presente test n. 4.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">[1] La materia prima utilizzata nel test del <strong>10-04-2026<\/strong> \u00e8 costituita da <strong>farina integrale di grano monococco macinata a pietra<\/strong> per una quantit\u00e0 totale di <strong>1800 g<\/strong>.<\/p>\n<p>La farina \u00e8 stata interamente <strong>setacciata con maglia da 500 \u00b5m<\/strong>, ottenendo:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>146 g di frazione cruscale<\/strong><\/li>\n<li><strong>1654 g di farina passante<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\">La frazione cruscale separata \u00e8 stata successivamente <strong>sostituita con pari peso di crusca pi\u00f9 grossolana<\/strong>, con granulometria compresa tra <strong>800 e 600 \u00b5m<\/strong>, ricostituendo cos\u00ec <strong>1800 g di farina integrale riorganizzata<\/strong>.<\/p>\n<p>La distribuzione della farina nelle diverse fasi del processo \u00e8 stata la seguente:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Impasto finale:<\/strong> 1000 g di farina integrale riorganizzata<\/li>\n<li><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Preimpasto (biga):<\/strong> 800 g di farina integrale riorganizzata<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[2] Preimpasto: 800gr. di farina riorganizzata; 180 gr. LiCoLi di monococco; 3gr. lievito di birra compresso; 350gr. acqua<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[3] Impasto: preimpasto pronto; 4gr. lievito di birra compresso; 72gr. olio extravergine di oliva; 30gr. Sale; 22gr, malto di orzo; 660gr. Acqua.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>22. Bibliografia<\/b><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Shewry P.R., Halford N.G. (2002). Cereal seed storage proteins: structures, properties and role in grain utilization. Biochemical Society Transactions. DOI: 10.1042\/BST0300118<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Wieser H. (2007). Chemistry of gluten proteins. Food Microbiology. DOI: 10.1016\/j.fm.2006.07.004<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Noort M.W.J., van Haaster D., Hemery Y., Schols H., Hamer R. (2010). The effect of particle size of wheat bran fractions on bread quality. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/j.jcs.2010.04.008<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Cappelli A., Oliva N., Cini E. (2019). A systematic review of the influence of whole wheat flour particle size on bread characteristics. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/j.jcs.2019.102790<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Gobbetti M., De Angelis M., Di Cagno R. (2014). Sourdough fermentation and wheat bread quality. Trends in Food Science &amp; Technology. DOI: 10.1016\/j.tifs.2014.02.012<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Dobraszczyk B.J., Morgenstern M.P. (2003). Rheology and the breadmaking process. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016\/S0733-5210(03)00059-6<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Pomeranz Y., Shogren M.D., Finney K.F., Bechtel D.B. (1977). Fiber in breadmaking &#8211; effects on gluten structure. Cereal Chemistry.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Brandolini A., Hidalgo A. (2011). Nutritional value of einkorn wheat. Journal of the Science of Food and Agriculture. DOI: 10.1002\/jsfa.4462<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: small;\">Singh R.P., Heldman D.R. (2014). Introduction to Food Engineering. Academic Press.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Test n. 4 prova di conferma del 22-04-2026 dei risultati ottenuti con il precedente test n. 3. Analisi completa dei risultati sperimentali, con riferimento alle fotografie, ai dati di temperatura, alla procedura compilata e al confronto con il test precedente. 1. 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