{"id":836,"date":"2019-05-21T17:03:05","date_gmt":"2019-05-21T15:03:05","guid":{"rendered":"https:\/\/glutenlight.eu\/?p=836"},"modified":"2019-05-27T08:51:57","modified_gmt":"2019-05-27T06:51:57","slug":"ancient-and-modern-grains-gluten-intolerance-and-pesticides-enzo-spisni-answers-readers-questions","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glutenlight.eu\/?p=836&lang=en","title":{"rendered":"Ancient and modern grains, gluten intolerance and pesticides: Enzo Spisni answers readers&#8217; questions"},"content":{"rendered":"<p>Grani antichi e moderni, intolleranza al glutine e pesticidi: Enzo Spisni risponde alle domande dei lettori<br \/>\n(DA: Redazione Il Fatto Alimentare 11 Agosto 2017)<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-838 aligncenter\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/1-1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/1-1-300x200.png 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/1-1-768x511.png 768w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/1-1.png 999w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\nLa questione dei grani antichi e della sensibilit\u00e0 al glutine fa molto discutere. Non sorprende quindi, che l\u2019articolo \u201cPasta con grano antico o moderno: il problema dell\u2019intolleranza al glutine \u00e8 lo stesso? Spisni risponde a Bressanini\u201d abbia scatenato un acceso dibattito. Ecco le risposte di Enzo Spisni, docente di Fisiologia della Nutrizione all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, ai tanti commenti dei lettori del Fatto Alimentare.<br \/>\nPrima l\u2019incipit. Ho sottolineato che tutti possono fare divulgazione scientifica, ma solo tre figure hanno le competenze e possono (per la legge italiana) modificare il modo di alimentarsi e la dieta delle persone. In un paese in cui troppi parlano di diete senza avere competenze e in cui famosi farmacisti vanno in televisione a suggerire diete e dichiarano di avere migliaia di \u201cpazienti\u201d, mi sembra quantomeno un appunto doveroso.<br \/>\nVeniamo alle definizioni. Si definiscono antichi o tradizionali le cultivar presenti prima della cosiddetta \u201cRivoluzione Verde\u201d. Le differenze sostanziali tra i grani pre-rivoluzione e quelli post-rivoluzione possiamo riassumerle in quattro punti:<br \/>\n1. La forza del glutine. Si parte da grani che hanno un valore W di forza del glutine di 10-50 e si arriva ai moderni che hanno una forza intorno ai 300-400. \u00c8 evidente che la struttura del glutine cambia per venire incontro alle necessit\u00e0 dell\u2019industrializzazione degli alimenti.<br \/>\n2. La taglia. I grani pre-rivoluzione sono a taglia alta (diciamo oltre il metro e trenta), mentre i post sono a taglia bassa (molto al di sotto del metro).<br \/>\n3. La produttivit\u00e0 per ettaro, che aumenta molto nei moderni a fronte per\u00f2 dell\u2019aumento dell\u2019input di azoto attraverso la concimazione. Lascio il discorso su quanto azoto per ettaro agli agronomi, ma chi in campo \u00e8 passato dal coltivare moderni in convenzionale a grani antichi in biologico si \u00e8 reso ben conto del risparmio in denaro generato dalla minore concimazione e dal minore uso di chimica.<br \/>\n4. La minore variabilit\u00e0 genetica, nel senso che le cultivar antiche erano un insieme di genotipi con una biodiversit\u00e0 complessivamente elevata, mentre post-rivoluzione si \u00e8 andati verso la selezione di grani \u201cin purezza\u201d, fatta di piante tutte geneticamente identiche, con una perdit\u00e0 netta di biodiversit\u00e0 non trascurabile. In altre parole \u00e8 cambiato il concetto di adttamento: mentre una variabilit\u00e0 genetica ampia \u00e8 in grado di adattarsi ai mutamenti ambientali, una variabilit\u00e0 genetica ridotta richiede un maggior intervento dell\u2019uomo nel tentativo di meglio adattare il campo al tipo di grano coltivato. E l\u2019intervento dell\u2019uomo molto spesso si traduce in utilizzo di prodotti chimici.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-839 aligncenter\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/2-1-300x199.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/2-1-300x199.png 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/2-1-768x509.png 768w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/2-1.png 994w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>In Emilia Romagna \u00e8 partito il progetto Virgo, che mette in campo cinque cultivar antiche contemporaneamente<\/h6>\n<p><strong>Un esempio pratico<\/strong> di questa biodiversit\u00e0 nei campi di grano \u00e8 rappresentato dal progetto \u201cVirgo\u201d, finanziato dalla Regione Emilia Romagna e non dagli interessi di marketing di qualche multinazionale. Il grano Virgo \u00e8 un insieme di cinque diverse cultivar pre-rivoluzione verde, seminate contemporaneamente proprio con lo scopo di amplificare la biodiversit\u00e0 in campo. \u00c8 evidente che ad una maggiore biodiversit\u00e0 vegetale, corrisponda anche una maggiore biodiversit\u00e0 animale nel territorio. E questo \u00e8 un valore universalmente riconosciuto, che spero nessuno vorr\u00e0 mettere in dubbio. \u00c8 altrettanto evidente che il grano non \u00e8 l\u2019unica monocultura ad avere problemi di scarsa biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Chi sostiene che il \u201c<em>breeding<\/em>\u201d<\/strong>, cio\u00e8 il miglioramento genetico, si \u00e8 sempre fatto anche in passato e molto prima della rivoluzione verde non tiene conto del drastico cambiamento delle modalit\u00e0 di selezione e di induzione delle mutazioni. Durante la rivoluzione verde si arriva perfino all\u2019utilizzo di radiazioni ionizzanti, cosa che oggi per legge non potrebbe essere fatta in Italia n\u00e9 nella maggior parte dei paesi industrializzati.<\/p>\n<p><strong>Sul fatto che<\/strong> non esisterebbero grani pre-rivoluzione verde di provenienza certa, posso tranquillizzare chi sospetta che sia tutta una questione di marketing: da quest\u2019anno il Cappelli \u00e8 passato ufficialmente alla Societ\u00e0 Italiana Sementi. Quanto alle altre cultivar siciliane e non, hanno caratteristiche morfologiche cos\u00ec diverse che \u00e8 molto difficile per esperti del settore confonderle con grani post-rivoluzione.<\/p>\n<p><strong>Veniamo alla celiachia<\/strong>. Tutte le societ\u00e0 scientifiche internazionali che si occupano della celiachia sono concordi nell\u2019affermare che stiamo assistendo ad un aumento dell\u2019incidenza, perlomeno nelle popolazioni dei paesi in cui le statistiche sono attendibili. E questo non solo per merito delle metodiche pi\u00f9 accurate o per il maggior controllo medico. Ricerche scientifiche effettuate con i medesimi strumenti disgnostici su banche di sangue congelato, dimostrano chiaramente che questo aumento di prevalenza esiste, soprattutto dagli anni \u201950 in poi. Quale sia la causa non \u00e8 facile definirlo, e probabilmente si tratta di molti fattori concorrenti. Di certo per\u00f2 gli affetti da celiachia non possono assumere nessun tipo di glutine, nemmeno grani antichi o antichissimi. Da questo punto di vista non ci sono differenze tra i grani. Questo bisogna dirlo con chiarezza, ma i celiaci in genere lo sanno bene e acquistano solo prodotti certificati <em>gluten free<\/em>. Le mie critiche a Bressanini non riguardano certamente questo punto!<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-840 aligncenter\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/3-1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/3-1-300x200.png 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/3-1-768x511.png 768w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/3-1.png 1005w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Uno studio recente ha osservato reazioni diverse ai grani antichi e moderni in bambini con diagnosi di sensibilit\u00e0 al glutine<\/h6>\n<p><strong>Sulla sensibilit\u00e0 al glutine<\/strong> (o al grano) non celiaca, invece, o pi\u00f9 in generale sulle caratteristiche pro-infiammatorie dei grani, il discorso \u00e8 molto pi\u00f9 articolato. \u00c8 vero che secondo i criteri delle conferenze scientifiche la diagnosi va fatta da un gastroenterologo dopo un <em>challenge<\/em> con glutine in doppio cieco, ma \u00e8 altrettanto vero che nella pratica clinica questo test non si fa quasi mai, sia per motivi di costi che di tempi. Pur con tutti questi limiti, ci sono pochi dubbi sul fatto che questa patologia esista (vedasi le conclusioni delle diverse <em>consensus conference<\/em> di esperti mondiali, tenutesi dal 2011 ad oggi).<\/p>\n<p><strong>Gli articoli scientifici citati<\/strong>, che sono solo una piccola parte della letteratura scientifica sui grani pre-rivoluzione verde, mettono in evidenza che ci sono differenze nelle caratteristiche pro-infiammatorie tra alcuni grani antichi e alcuni moderni. Nessuno studio potrebbe mai mettere a confronto tutti i grani pre-rivoluzione con tutti quelli post, perch\u00e9 sono troppi. E quindi questi studi si limitano a confrontare solo alcuni grani tra loro. Il fatto che siano studi fatti con pochi pazienti (quello di Whittaker con 21 diabetici e due differenti tipi di grano, quello di Valerii con 48 pazienti sensibili al glutine e 4 tipi di grano) si spiega facilmente con i costi elevati dei trial clinici. Chi li sostiene? La maggior parte delle aziende che commercializzano grani pre-rivoluzione sono piccole o molto piccole e non possono permetterselo. Quindi non trovo scandaloso che alcuni di questi studi (quello di Whittaker si, ma quello di Valerii no) siano stati finanziati dall\u2019azienda pi\u00f9 grande che fa business su questi prodotti. A chi demonizza i trial clinici in doppio cieco sponsorizzati da aziende multinazionali ricordo che tutti i farmaci che acquistiamo in farmacia hanno seguito esattamente questo iter: dall\u2019aspirina agli antibiotici. Certo, la Bayer pu\u00f2 permettersi studi multicentrici con centinaia di pazienti, mentre altri si debbono fermare a numeri pi\u00f9 contenuti. Resta il fatto che uno studio svolto in doppio cieco su 20 pazienti ha comunque una sua validit\u00e0, ed infatti \u00e8 stato pubblicato su di una rivista scientifica molto importante. Nell\u2019articolo di Alvisi del 2017 che ho citato (finanziato principalmente dall\u2019Universit\u00e0 di Bologna), su un piccolo gruppo molto ben selezionato e seguito di bambini sensibili al glutine, si \u00e8 osservato che la reintroduzione di grani moderni faceva riapparire i sintomi gastrointestinali in poche ore, mentre la reintroduzione di due diversi grani antichi (quelli che pi\u00f9 facilmente le mamme potevano trovare al supermercato) li faceva riapparire in modo pi\u00f9 graduale e moderato e solo dopo parecchi giorni, a sottolineare che differenze tra i diversi grani ci sono e si possono osservare clinicamente.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-841 aligncenter\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/4-1-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/4-1-300x200.png 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/4-1-768x511.png 768w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/4-1.png 1005w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il frumento khorasan \u00e8 considerato un grano turanico pre-rivoluzione verde<\/h6>\n<p><strong>Dal mio punto di vista<\/strong>, il grano khorasan \u00e8 un turanico pre-rivoluzione verde. Viene commercializzato principalmente da una multinazionale americana con un nome registrato ma, non lo dimentichiamo, anche da piccoli produttori italiani con nomi commerciali diversi (ad esempio Graziella Ra). A chi sospetta un mio \u201cconflitto di interessi\u201d posso certificare che non ho mai firmato contratti di ricerca sponsorizzata da aziende con business centrato sui grani, pur avendo partecipato come ricercatore a diversi progetti sui grani pre-rivoluzione finanziati sia da enti (Regione Emilia Romagna) che da aziende (piccole e grandi).<\/p>\n<p><strong>Veniamo ad azoto, pesticidi e glifosato<\/strong>. In Emilia Romagna l\u2019azoto veicolato in agricoltura ammonta a circa 141 milioni di kg di cui il 38% proveniente da allevamenti, il 60% da fertilizzanti e il 2% da fanghi di depurazione, distribuiti su una superficie agricola utile di circa 1 milione di ettari (dati Regione Emilia Romagna, documento Programma d\u2019azione nitrati). Quindi anche in una regione dove gli allevamenti animali sono molti, la maggior parte dell\u2019azoto non industriale che finisce nelle acque \u00e8 dovuto ai fertilizzanti. Un programma analogo esiste in Lombardia. Se regioni importanti e all\u2019avanguardia elaborano dei \u201cProgrammi d\u2019azione nitrati\u201d ritengo che un problema nitrati sia evidente. Nei documenti della regione Emilia Romagna si legge chiaramente che almeno fino al 2014 \u00e8 stato necessario adottare deroghe ai regolamenti in diverse situazioni particolari.<\/p>\n<p><strong>Sui pesticidi<\/strong>, chi sostiene l\u2019uso di un solo trattamento all\u2019anno con un solo pesticida sul grano in convenzionale sembra avere una visione un po\u2019 romantica. Basta sfogliare monografie sul grano edite dalle aziende produttrici di questi prodotti per scoprire l\u2019esistenza di decine e decine di pesticidi pensati in modo specifico per il grano, che molto raramente si utilizzano singolarmente o una sola volta nell\u2019arco del ciclo colturale.<\/p>\n<p><strong>Sul glifosato<\/strong> rimando i lettori ad un bellissimo articolo uscito recentemente su <em>Internazionale<\/em> (<u>Monsanto Papers: il gigante dei pesticidi sotto accusa<\/u>) che riprende un articolo apparso su <em><u>Le Monde<\/u><\/em>. Anche se fosse vero che in Italia non si usa pi\u00f9 il glifosato, oggi il 30% del grano duro che mangiamo nella pasta \u00e8 di origine nordamericana o canadese, e in questi paesi il clima \u00e8 pi\u00f9 umido e freddo rispetto al nostro meridione ed il glifosato \u00e8 ampiamente utilizzato. Conosco aziende che misurano il glifosato nei grani duri importati e sono ben a conoscenza di questa presenza. \u00c8 vero che nei prodotti venduti i valori sono sempre entro i limiti di legge, ma \u00e8 pur vero che sui limiti di legge c\u2019\u00e8 ampio dibattito scientifico e grosse pressioni da parte di associazioni di multinazionali.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-842 aligncenter\" src=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/5-1-300x201.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/5-1-300x201.png 300w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/5-1-768x515.png 768w, https:\/\/glutenlight.eu\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/5-1.png 1006w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I grani antichi si coltivano prevalentemente in modo biologico, sono macinati a pietra e vengono essiccati a basse temperature<\/h6>\n<p><strong>In conclusione<\/strong> quello che ho cercato di chiarire nel mio articolo \u00e8 che per il consumatore i grani non sono tutti uguali. E questo \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente se si osserva l\u2019intera filiera produttiva: i grani antichi si coltivano esclusivamente in regime di agricoltura biologica o biodinamica, non vengono miscelati con grani nordamericani o dell\u2019est-Europa, vengono macinati quasi esclusivamente a pietra e, nel caso della pasta, vengono essiccati a basse temperature. Queste non sono solo questioni di marketing: i grani antichi rappresentano certamente una nicchia di mercato in crescita, che permette di sostenere costi produttivi pi\u00f9 elevati (e forse per questo la Societ\u00e0 Italiana Sementi in accordo con Confagricoltura ha deciso di riprendersi il Cappelli).<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda la salute invece<\/strong>, probabilmente il 90% delle persone, che non hanno problemi di sensibilit\u00e0 al glutine o di infiammazione cronica, possono mangiare qualsiasi grano senza percepire differenze di alcun tipo. Ma per una parte certamente minoritaria di persone, la scelta di quale grano mangiare pu\u00f2 contribuire a stare meglio. E prima di decidere di abbandonare totalmente il glutine pur in assenza di celiachia, pratica assai di moda negli USA e che per gli amanti della dietrologia ha anche risvolti di marketing non trascurabili, suggerisco di provare con i grani pre-rivoluzione verde (antichi, tradizionali o anziani che siano).<\/p>\n<p><strong>Da ricercatore<\/strong>, sono convinto che sia importante andare avanti. Quindi tutto questo non deve essere letto come un tentativo di ritornare all\u2019antico e cancellare i progressi fatti fino ad ora. Credo sia tempo di ricominciare nuovi progetti di <em>breeding<\/em> sul grano che siano di ampia scala e tengano in considerazione l\u2019esperienza passata, le necessit\u00e0 industriali ma anche quelle del territorio e della salute dei consumatori.<\/p>\n<p><strong>Enzo Spisni, <\/strong>docente di Fisiologia della nutrizione Universit\u00e0 di Bologna e responsabile scientifico del master in Alimentazione ed educazione alla salute.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grani antichi e moderni, intolleranza al glutine e pesticidi: Enzo Spisni risponde alle domande dei lettori (DA: Redazione Il Fatto Alimentare 11 Agosto 2017) La questione dei grani antichi e della sensibilit\u00e0 al glutine fa molto discutere. 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