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Proteine di riserva del frumento, rapporto GLIA/GLUT e implicazioni strutturali, reologiche e immunologiche

by luciano

Riassunto

Le proteine di riserva del frumento che formano il glutine comprendono gliadine prevalentemente monomeriche e glutenine polimeriche. Le prime contribuiscono soprattutto alla viscosità e all’estensibilità dell’impasto; le seconde, attraverso polimeri stabilizzati da ponti disolfuro intermolecolari, sostengono elasticità, resistenza e stabilità. Il rapporto GLIA/GLUT — quantità di gliadine divisa per quantità di glutenine — è quindi un indicatore utile dell’equilibrio fra le due frazioni, ma non è una proprietà assoluta della specie: dipende da genotipo, ambiente, fertilizzazione, matrice e metodo analitico. Nei confronti eseguiti con procedure omogenee, il frumento tenero presenta in genere rapporti più bassi, mentre farro, frumento duro, farro dicocco e soprattutto monococco mostrano spesso rapporti più elevati. Nel più ampio dataset comparativo disponibile, basato su 15 cultivar per specie coltivate in quattro località, i valori osservati furono 1,6–3,8 nel frumento tenero, 2,3–4,8 nel farro, 2,1–7,5 nel duro, 3,0–11,1 nel dicocco e 3,7–12,1 nel monococco [3]. Questi intervalli descrivono quello specifico disegno sperimentale e non vanno trasformati in soglie universali. Sul piano tecnologico, un rapporto elevato è generalmente associato a impasti più morbidi ed estensibili, meno stabili e con minore capacità panificatoria; tuttavia il rapporto da solo non esaurisce la qualità. Contano anche quantità totale di proteine, composizione delle subunità HMW-GS e LMW-GS, dimensione dei polimeri, quota di glutenin macropolymer, distribuzione delle masse molecolari e interazioni con amido, lipidi, fibre ed enzimi [1–5]. Sul piano clinico, infine, GLIA/GLUT non misura la sicurezza per la celiachia né la digeribilità individuale: il monococco contiene sequenze capaci di attivare la risposta celiaca e non è idoneo a una dieta senza glutine [9– 11].

Che cosa sono gliadine e glutenine

Nel chicco di frumento le proteine si distinguono tradizionalmente in albumine, globuline, gliadine e glutenine in base alla solubilità. Gliadine e glutenine sono le principali proteine di riserva dell’endosperma e, dopo idratazione e impastamento, costituiscono la componente proteica del glutine [1].

1.1 Gliadine

Le gliadine sono per lo più proteine monomeriche, solubili in miscele idroalcoliche. In base a mobilità elettroforetica e sequenza vengono raggruppate soprattutto in α/β-, γ- e ω-gliadine. Molte α/β- e γ-gliadine possiedono ponti disolfuro intramolecolari, ma normalmente non costruiscono i grandi polimeri intermolecolari tipici delle glutenine. Nel sistema impasto agiscono prevalentemente come componenti viscose e plasticizzanti: favoriscono scorrimento ed estensibilità e riducono, entro certi limiti, la rigidità della rete [1,2].

1.1.1 Le sottoclassi non sono equivalenti

La classificazione α/β, γ e ω non è soltanto descrittiva: riflette differenze di sequenza, contenuto di zolfo, struttura e modalità d’interazione con la rete. Le funzioni non sono però rigide e isolate; ogni frazione comprende molte proteine e alleli, e l’effetto osservato dipende dalla farina nella quale viene inserita.

  • α/β-gliadine: sono ricche di glutammina e prolina e possiedono normalmente sei cisteine, impegnate in tre ponti disolfuro intramolecolari. Non entrano stabilmente nel macropolimero gluteninico, ma partecipano a legami a idrogeno e interazioni idrofobiche. Negli esperimenti di aggiunta aumentano soprattutto mobilità ed estensibilità, con un effetto di indebolimento generalmente meno marcato di quello delle γ- e ω-gliadine [12,13].
  • γ-gliadine: possiedono in genere otto cisteine e una struttura intramolecolare più ricca di ponti disolfuro. Restano prevalentemente monomeriche, ma interagiscono fortemente tramite legami non covalenti; durante la cottura alcune possono legarsi covalentemente alle glutenine attraverso reazioni di scambio sulfidrile-disolfuro. In prove controllate, la frazione γ ha prodotto la maggiore riduzione del tempo d’impastamento e della resistenza massima all’estensione, indicando un forte effetto di ammorbidimento e fluidificazione [12,14].
  • ω-gliadine: sono molto ricche di glutammina e prolina, povere o prive di cisteina e quindi incapaci, salvo rare varianti, di formare ponti disolfuro. Dipendono soprattutto da legami a idrogeno e interazioni idrofobiche. Sono la frazione più tipicamente viscosa: riducono tenuta e altezza del pane e, in un’indagine del 2024 su 74 genotipi, la loro quota relativa è risultata positivamente associata all’adesività dell’impasto [13,15].

1.2 Glutenine

Le glutenine sono assemblate in polimeri mediante ponti disolfuro intermolecolari. Le loro subunità sono classificate in HMW-GS (high-molecular-weight glutenin subunits) e LMW-GS (low- molecular-weight glutenin subunits). Le HMW-GS rappresentano una quota quantitativamente minore, ma influenzano in modo rilevante dimensione e architettura dei polimeri; le LMW-GS sono più abbondanti e contribuiscono anch’esse alla rete. L’insieme conferisce resistenza alla deformazione, elasticità, capacità di recupero e stabilità all’impastamento [1,2].

1.3 Il glutine è un sistema: il ruolo centrale del glutenin macropolymer

Descrivere il glutine come semplice somma di gliadine e glutenine è utile ma incompleto. La proprietà decisiva non è soltanto quanta glutenina è presente, ma quanta parte di essa è organizzata in polimeri molto grandi e come tali polimeri sono connessi. La frazione di massimo interesse tecnologico viene indicata come glutenin macropolymer (GMP), macropolimero gluteninico, oppure — secondo il metodo di estrazione — come unextractable polymeric protein (UPP), proteina polimerica non estraibile in SDS senza un agente riducente. GMP e UPP non sono sinonimi analitici perfetti, ma descrivono entrambi la porzione più aggregata e meno solubile della rete gluteninica [2,16]. Il macropolimero si forma soprattutto mediante ponti disolfuro intermolecolari. Le HMW-GS funzionano come elementi di estensione e ramificazione dell’ossatura, mentre le LMW-GS, più numerose, ampliano e collegano la rete. Non si tratta di una maglia immobile: durante idratazione e impastamento ponti disolfuro, legami a idrogeno e interazioni idrofobiche si rompono e si riformano. L’energia meccanica orienta e avvicina le catene; lo scambio sulfidrile-disolfuro consente una redistribuzione dei collegamenti. Si sviluppa così una rete continua capace di deformarsi, immagazzinare energia elastica e recuperare parzialmente la forma. La quantità di GMP/UPP e la distribuzione delle dimensioni molecolari sono spesso più strettamente correlate a forza dell’impasto e volume del pane del contenuto proteico totale o del solo GLIA/GLUT. Se il polimero è abbondante, di grande massa e ben connesso, le pareti delle bolle resistono alla pressione dei gas. Se è scarso o depolimerizzato, l’impasto può contenere molte proteine ma comportarsi ugualmente come un sistema debole, viscoso e cedevole [2,16,17]. Le gliadine occupano gli spazi fra questi polimeri e ne modulano la mobilità. Acqua, amido, lipidi, arabinoxilani, fibre, sali, enzimi e stato redox modificano ulteriormente idratazione e contatti fra proteine. Due farine con lo stesso GLIA/GLUT possono quindi avere prestazioni diverse se differiscono per GMP/UPP, rapporto HMW-GS/LMW-GS, alleli presenti, distribuzione delle masse molecolari o quantità totale di proteine [2,4,5].

Figura 1 — Il macropolimero gluteninico come collegamento tra composizione proteica e proprietà dell’impasto.

Definizione e corretta interpretazione del rapporto GLIA/GLUT

Il rapporto è definito come: GLIA/GLUT = gliadine totali / glutenine totali Un valore 2 significa che, nel materiale quantificato con quel metodo, le gliadine sono due volte le glutenine. Se — e solo se — le due quantità sono espresse sulla stessa base e la loro somma rappresenta il glutine considerato, la quota relativa può essere ricavata matematicamente: quota gliadine = R / (1 + R); quota glutenine = 1 / (1 + R).

 

GLIA/GLUT (R)

Gliadine sul totale GLIA + GLUT

Glutenine sul totale GLIA + GLUT

2,0

66,7%

33,3%

4,0

80,0%

20,0%

8,0

88,9%

11,1%

12,0

92,3%

7,7%

Queste percentuali non indicano la quota sul totale delle proteine della farina e non permettono di calcolare automaticamente le HMW-GS. Per farlo servirebbe conoscere anche la composizione interna della frazione gluteninica. Nel testo precedente questo passaggio veniva trattato come proporzionalità diretta: è una semplificazione non giustificata.

Confronto tra specie: che cosa mostrano davvero i dati

Il confronto più informativo è quello nel quale specie diverse sono coltivate e analizzate con lo stesso protocollo. Geisslitz e collaboratori hanno studiato 300 campioni: 15 cultivar per ciascuna di cinque specie, coltivate in quattro località nello stesso anno. Le farine erano integrali e le frazioni proteiche furono determinate con una procedura spettrofotometrica adattata e validata rispetto alla RP-HPLC [3].

 

Specie

Ploidia / genoma

Intervallo GLIA/GLUT osservato

Frumento tenero (T. aestivum)

esaploide, AABBDD

1,6–3,8

Farro spelta (T. spelta)

esaploide, AABBDD

2,3–4,8

Frumento duro (T. durum)

tetraploide, AABB

2,1–7,5

Farro dicocco (T. dicoccum)

tetraploide, AABB

3,0–11,1

Monococco (T. monococcum)

diploide, AA

3,7–12,1

La tendenza è netta: nel medesimo disegno sperimentale il monococco si colloca generalmente verso valori più elevati, mentre il frumento tenero presenta valori più bassi. Gli intervalli, tuttavia, si sovrappongono. Non è quindi corretto attribuire a ciascuna specie un unico valore né dedurre la specie dal rapporto misurato [3]. Un precedente studio standardizzato su otto cultivar per specie, coltivate in un’unica località, aveva trovato rapporti medi indicativi di circa 2,6 nel frumento tenero, 3,5 nel farro, 5,2 nel dicocco e 8,0 nel monococco. Lo stesso studio mostrò che contenuto di glutenine, HMW-GS e glutenin macropolymer erano predittori del volume del pane più informativi del solo contenuto proteico [2].

3.1 Perché i valori non devono essere trasferiti senza cautela

  • Il rapporto varia tra cultivar della stessa specie.
  • Ambiente, temperatura, disponibilità idrica e azoto modificano accumulo e proporzioni delle frazioni.
  • Farina bianca, semola, farina integrale, glutine isolato e granella intera non sono matrici equivalenti.
  • Estrazione Osborne, RP-HPLC, SE-HPLC, LC-MS ed ELISA non misurano necessariamente le stesse popolazioni proteiche con la stessa resa.
  • Anche calibranti, solubilizzazione delle glutenine e base di espressione del risultato possono cambiare il valore finale. Un confronto recente tra RP-HPLC ed ELISA su 80 farine di frumento tenero è istruttivo: la RP- HPLC fornì un intervallo GLIA/GLUT di 1,3–2,9 (mediana 2,0), mentre l’ELISA diede 0,8–7,5 (mediana 2,3); la correlazione fra i rapporti ottenuti con i due metodi fu debole [6]. Il rapporto deve dunque essere accompagnato da matrice, protocollo e unità di calcolo.

Perché il monococco tende ad avere un rapporto elevato

Il monococco possiede il solo genoma A. Il frumento duro possiede i genomi A e B; il frumento tenero A, B e D. Questa diversa architettura genomica significa che il monococco dispone di un solo locus omeologo Glu-1 per le HMW-GS, mentre i frumenti poliploidi possiedono loci sui diversi genomi. È corretto parlare di un numero minore di loci omeologhi disponibili, ma non di una necessaria “scarsa diversità” del locus Glu-A1: nelle popolazioni diploidi esiste un’ampia variabilità allelica [7]. La minore dotazione genomica non determina da sola il rapporto. Il fenotipo finale dipende dall’espressione degli alleli, dalla quantità relativa di gliadine e glutenine, dalla composizione HMW/LMW e dalla capacità di costruire polimeri di grandi dimensioni. Nei dataset comparativi il monococco presenta spesso meno glutenine, meno HMW-GS e meno glutenin macropolymer, coerentemente con impasti più morbidi e prestazioni panificatorie mediamente inferiori [2,3].

4.1 Le gliadine come plasticizzanti

Un plasticizzante è una molecola che, inserendosi fra catene polimeriche, ne aumenta la mobilità relativa e riduce la rigidità complessiva. Le gliadine svolgono una funzione analoga perché sono molecole relativamente compatte e prevalentemente monomeriche: non prolungano la rete mediante ponti disolfuro intermolecolari, ma si collocano fra i polimeri di glutenina e interagiscono con essi soprattutto attraverso legami a idrogeno e forze idrofobiche. In questo modo aumentano la distanza e la possibilità di scorrimento fra segmenti gluteninici, riducono la densità effettiva dei collegamenti elastici per unità di volume e facilitano la dissipazione dell’energia. A livello reologico diminuiscono tempo e lavoro necessari all’impastamento, resistenza all’estensione e stabilità, mentre aumentano deformabilità ed estensibilità. L’acqua coopera a questo effetto: idratando proteine e gruppi polari, scherma parte delle interazioni proteina-proteina e accresce ulteriormente la mobilità molecolare [4,5,12,13]. “Plasticizzante” non significa però sostanza inerte. Le diverse gliadine hanno struttura, idrofobicità e comportamento differenti; α/β- e γ-gliadine possono partecipare ad aggregazioni non covalenti e, in certe condizioni di cottura, a collegamenti con le glutenine. Il termine descrive quindi il loro effetto medio sul sistema, non una funzione identica per ogni molecola [12–14].

Conseguenze reologiche, adesività e qualità panificatoria

A parità delle altre condizioni, un aumento di GLIA/GLUT tende a spostare l’equilibrio dalla risposta elastica verso quella viscosa. Gli esperimenti nei quali gliadine e glutenine sono state aggiunte in proporzioni controllate mostrano che più glutenine aumentano tempo di impastamento e resistenza all’estensione e riducono l’estensibilità; più gliadine producono l’effetto opposto [4,5]. In termini pratici, un rapporto elevato è spesso associato a:

  • sviluppo più rapido ma minore tolleranza all’impastamento prolungato;
  • impasto più morbido, adesivo o cedevole;
  • maggiore estensibilità e minore resistenza allo stiramento;
  • minore capacità di stabilizzare le bolle di gas durante fermentazione e cottura;
  • volume specifico del pane mediamente inferiore. Queste sono tendenze, non equivalenze automatiche. Il valore alveografico W non può essere previsto dal solo rapporto GLIA/GLUT. Idratazione, qualità delle subunità gluteniniche, polimerizzazione, danneggiamento dell’amido, fibre, attività enzimatica e processo di panificazione possono attenuare o amplificare il risultato. Inoltre, una farina meno adatta al pane ad alto volume può essere adatta a biscotti, prodotti a bassa lievitazione o formulazioni che valorizzano l’estensibilità.

5.1 Perché un impasto diventa adesivo

L’adesività — comunemente descritta come “appiccicosità” — è la tendenza dell’impasto ad aderire a mani, utensili o superfici. Non coincide semplicemente con l’estensibilità: un impasto può allungarsi senza aderire molto, oppure essere debole e adesivo. L’adesione aumenta quando, alla superficie, prevale una fase viscosa e mobile e la rete elastica interna non sviluppa sufficiente coesione per staccarsi in modo netto. Un elevato contenuto relativo di gliadine favorisce questa condizione perché accresce lo scorrimento molecolare e riduce la continuità del macropolimero gluteninico. La rete trattiene meno efficacemente l’acqua; aumenta la quota di acqua debolmente legata o facilmente redistribuibile e si forma uno strato superficiale più mobile. Anche sovraidratazione, proteolisi, attività amilasica, riduzione dei ponti disolfuro e sovraimpastamento possono produrre o aggravare lo stesso fenomeno

[17]. Quanto alle sottoclassi, i dati non permettono di dire che l’adesività sia “dovuta alle γ-gliadine”. Le γ-gliadine hanno mostrato un forte effetto di riduzione della resistenza e del tempo d’impastamento

[12]; tuttavia, nello studio comparativo più direttamente dedicato all’adesività, questa era correlata significativamente alle ω-gliadine e non alle α/β- o γ-gliadine [15]. La formulazione più corretta è quindi: le γ-gliadine possono contribuire all’ammorbidimento; una quota elevata di ω-gliadine sembra associarsi più direttamente all’adesività; il risultato finale dipende dall’equilibrio con glutenine, GMP e acqua.

5.2 Implicazioni pratiche per il monococco

Il comportamento tipico del monococco — impasto estensibile ma fragile, ridotta tenuta in fermentazione e maggiore sensibilità alla sovralavorazione — è coerente con l’elevato GLIA/GLUT e la minore quota di polimeri gluteninici. Ciò aiuta a spiegare perché tecniche progettate per il frumento tenero forte non siano trasferibili automaticamente. Miscelazione meno aggressiva, controllo rigoroso dell’idratazione e della temperatura, acidificazione, tempi calibrati e formatura rispettosa della struttura possono diventare più importanti della ricerca di una lunga lavorazione meccanica.

Farina integrale e farina raffinata: ciò che si può affermare

Nel documento precedente si affermava che la farina integrale aumenterebbe leggermente GLIA/GLUT per una maggiore presenza di gliadine negli strati periferici, una concentrazione delle

HMW-GS nel centro dell’endosperma e una frammentazione enzimatica dei polimeri. Queste spiegazioni, presentate come meccanismo generale, non sono adeguatamente sostenute dai dati citati. L’inclusione di crusca e germe aumenta proteine non gluteniche, fibre, lipidi ed enzimi e modifica certamente il comportamento dell’impasto. Non segue però che debba aumentare in modo sistematico il rapporto fra gliadine e glutenine estratte. L’esito dipende dalla distribuzione spaziale delle frazioni, dal grado di macinazione, dall’efficienza di estrazione e dalla base analitica. Un’eventuale proteolisi durante conservazione o impasto può modificare la dimensione dei polimeri senza trasformare automaticamente glutenine in gliadine. La conclusione metodologicamente corretta è più sobria: dati ottenuti su farine integrali non vanno confrontati direttamente con dati su farine bianche o semole senza uno studio che utilizzi lo stesso genotipo, la stessa coltivazione e lo stesso metodo. Le differenze di matrice possono alterare recupero e quantificazione; non esiste una correzione universale.

Fertilizzazione azotata: può aumentare anche la forza?

L’azoto aumenta generalmente il contenuto proteico, ma gli effetti sulle singole frazioni non sono costanti. In numerosi esperimenti le gliadine rispondono più marcatamente, con un possibile aumento di GLIA/GLUT; in altri casi la risposta dipende da cultivar, dose, momento di applicazione e condizioni di crescita. Una revisione quantitativa della chimica delle proteine del glutine riporta, in uno specifico confronto, un incremento medio del rapporto di circa il 4,6% con alto apporto di azoto, non una variazione di ordine multiplo [8]. I valori molto bassi attribuiti nel documento precedente al frumento duro “a basso” e “ad alto azoto” non erano confrontabili con gli altri intervalli e non devono essere usati per sostenere una regola generale. Se il metodo, la matrice o perfino l’orientamento del rapporto (GLIA/GLUT oppure GLUT/GLIA) cambiano, numeri apparentemente simili possono significare cose diverse. Esistono però studi nei quali la concimazione azotata ha aumentato non solo la quantità di proteine, ma anche la forza tecnologica. In un esperimento triennale su frumento tenero in Italia, l’azoto tardivo alla spigatura aumentò il contenuto proteico di 1,2 punti percentuali e il valore alveografico W del 22%; tutte le frazioni del glutine aumentarono in misura simile, senza una variazione significativa dei loro rapporti relativi [18]. In questo caso la maggiore forza derivava soprattutto dalla maggiore quantità complessiva di proteine funzionali. In linee quasi isogeniche trattate con 0–120 kg N/ha alla levata, l’azoto aumentò glutenine, HMW- GS, concentrazione di ponti disolfuro e comparsa del GMP durante il riempimento della cariosside. Aumentarono anche tempo di sviluppo, stabilità e resistenza massima dell’impasto; l’entità della risposta dipendeva però dall’allele Glu-D1 [19]. Un altro studio ha osservato che l’applicazione congiunta di azoto e zolfo all’antesi accresceva proteine polimeriche, massa molecolare, compattezza, forza e consistenza [20]. La conclusione è dunque articolata: sì, l’azoto può aumentare la forza, attraverso più proteina totale e, in alcune condizioni, più glutenine e maggiore polimerizzazione. Ma non è un effetto garantito. Se l’azoto favorisce soprattutto le gliadine, se manca zolfo per sintetizzare proteine ricche di cisteina, o se genotipo e clima orientano diversamente l’accumulo, il rapporto può aumentare senza un corrispondente miglioramento della rete. Dose eccessiva, allettamento, resa, epoca di applicazione e impatto ambientale impediscono inoltre di trasformare il dato tecnologico in una raccomandazione agronomica generale.

Rapporto GLIA/GLUT e implicazioni biologiche: piani distinti

Il rapporto GLIA/GLUT è nato come descrittore compositivo e tecnologico. Non è un indice clinico di tossicità celiaca, di allergenicità o di tollerabilità nella sensibilità al frumento non celiaca.

8.1 Celiachia

Nella celiachia, peptidi ricchi in prolina e glutammina resistono parzialmente alla digestione; la transglutaminasi tissutale 2 deamida specifici residui di glutammina, aumentando l’affinità di alcuni

peptidi per HLA-DQ2 o HLA-DQ8 e favorendo l’attivazione dei linfociti T. Gli epitopi clinicamente rilevanti non sono confinati a una sola frazione: sono stati descritti nelle α-, γ- e ω-gliadine e anche in glutenine [9–11]. Il monococco può mostrare profili peptidici differenti e, in alcuni esperimenti ex vivo, rilasciare meno peptidi immunogenici rispetto ad altri frumenti. Questo non lo rende sicuro: cataloghi delle sequenze e studi di digestione dimostrano che possiede il potenziale per attivare la celiachia. Deve pertanto essere escluso dalla dieta del paziente celiaco [9–11].

8.2 Che cosa implica la struttura secondaria delle proteine

Le catene proteiche non sono fili privi di forma. Tratti locali assumono α-eliche, β-foglietti, β-turn o conformazioni disordinate; queste strutture determinano quanto le catene possono avvicinarsi, formare legami a idrogeno, esporre gruppi idrofobici e partecipare ad aggregati. Nei β-foglietti, segmenti affiancati sono stabilizzati da una rete ordinata di legami a idrogeno; un loro aumento può accompagnare aggregazione e maggiore coesione. Le α-eliche sono strutture più compatte intramolecolari; le regioni disordinate offrono maggiore flessibilità e accessibilità. Durante l’impastamento la conformazione cambia: uno studio FTIR ha osservato aumenti coordinati di α-elica, β-turn e β-sheet e una riduzione della random coil fino al punto di consistenza ottimale. Questo indica un progressivo ordinamento delle proteine mentre si forma la rete [21]. La relazione non è però univoca: un aumento dei β-sheet può comparire sia in una rete più aggregata e resistente, sia dopo depolimerizzazione indotta da agenti riducenti. Per interpretarlo occorre conoscere contemporaneamente ponti disolfuro, massa molecolare dei polimeri, idratazione e proprietà reologiche [17,22]. La struttura secondaria ha quindi implicazioni concrete per: capacità di aggregazione; stabilità termica; ritenzione e mobilità dell’acqua; elasticità e viscosità; accessibilità agli enzimi digestivi; modificazioni durante impastamento, fermentazione e cottura. Non costituisce però, da sola, un indice di qualità o di digeribilità: è una parte del meccanismo strutturale e deve essere letta insieme all’organizzazione del GMP e alle interazioni non covalenti.

8.3 Sensibilità non celiaca e tolleranza individuale

“Il grano monococco viene frequentemente impiegato da soggetti con sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), pur in assenza di evidenze cliniche definitive e validate su larga scala, ferme restando le specifiche intolleranze individuali accertate in sede clinica.

Sotto il profilo della ricerca, la carenza di studi clinici strutturati si lega a dinamiche di sostenibilità economica: i finanziamenti privati tendono a concentrarsi su asset industriali proprietari, mentre le istituzioni pubbliche, vincolate da risorse limitate, danno priorità ad aree sanitarie a maggiore impatto epidemiologico.

Ciononostante, l’attuale e diffuso consumo di questa varietà funge da indicatore empirico sul territorio: un’eventuale incidenza significativa di reazioni avverse verrebbe prontamente intercettata ed evidenziata dai canali della sorveglianza sanitaria attiva, attraverso la pratica quotidiana di medici di medicina generale, gastroenterologi e nutrizionisti.”

Come usare correttamente il rapporto GLIA/GLUT

Il rapporto è informativo quando viene usato all’interno di un confronto controllato. Per interpretarlo servono almeno:

  • specie e cultivar;
  • anno e ambiente di coltivazione;
  • tipo di campione: granella, farina integrale, farina raffinata, semola o glutine isolato;
  • protocollo di estrazione e tecnica di quantificazione;
  • definizione esatta delle frazioni incluse;
  • contenuto proteico totale e contenuti assoluti di gliadine e glutenine;
  • se l’obiettivo è tecnologico, HMW-GS, LMW-GS, glutenin macropolymer e una misura reologica o di panificazione. Il rapporto è molto meno informativo quando viene isolato dal metodo oppure trasformato in indicatore sanitario. Due errori da evitare sono: confrontare numeri prodotti con tecniche differenti come se appartenessero alla stessa scala; e interpretare “meno glutenine” come “meno glutine” o “meno immunogenicità”.

Conclusioni

  • Il glutine è formato soprattutto da gliadine monomeriche e glutenine polimeriche, con funzioni reologiche complementari.
  • Un GLIA/GLUT elevato segnala una prevalenza relativa delle gliadine, ma il suo valore dipende da genotipo, ambiente, matrice e metodo.
  • Nei confronti standardizzati il monococco presenta spesso i rapporti più elevati e minori quantità di glutenine, HMW-GS e macropolimeri gluteninici.
  • Questa composizione contribuisce a impasti più estensibili, meno elastici e meno stabili, ma non determina da sola tutta la prestazione panificatoria.
  • La ploidia aiuta a comprendere l’architettura dei loci, ma non autorizza a descrivere il monococco come geneticamente poco variabile.
  • Non è dimostrato che la farina integrale aumenti universalmente GLIA/GLUT; confronti tra matrici diverse richiedono protocolli omogenei.
  • GLIA/GLUT non è un indice di sicurezza clinica. Il monococco contiene glutine e non è adatto alle persone con celiachia.
  • L’adesività non è attribuibile a una sola gliadina: le γ-gliadine possono ammorbidire la rete, mentre le ω-gliadine mostrano l’associazione più diretta con l’adesività nei dati disponibili.
  • La concimazione azotata può aumentare la forza dell’impasto, ma l’effetto dipende da genotipo, zolfo, ambiente, dose ed epoca di applicazione.
  • La struttura secondaria condiziona aggregazione, acqua e reologia, ma va interpretata insieme a ponti disolfuro e dimensione dei polimeri.

Nota finale — Quale struttura glutinica è più adatta a pane, pasta e pizza?

Non esiste una composizione del glutine migliore in assoluto. La qualità funzionale dipende dal prodotto e dal processo: il pane richiede soprattutto sviluppo e ritenzione dei gas; la pasta secca deve conservare una matrice proteica compatta durante cottura; la pizza deve combinare tenuta in fermentazione e facilità di stesura. Quantità proteica, GLIA/GLUT, HMW-GS, LMW-GS, GMP/UPP e interazioni con amido e acqua devono quindi essere valutati insieme.

Figura 2 — La struttura glutinica desiderabile cambia in funzione del prodotto e del processo.

Pane lievitato

  • Assetto desiderabile: quota relativamente elevata di glutenine e di proteine polimeriche non estraibili, GMP/UPP abbondante e distribuzione orientata verso grandi masse molecolari.
  • Subunità: HMW-GS capaci di sostenere polimeri lunghi e ramificati sono particolarmente importanti; nel frumento tenero alcune combinazioni, come 5+10 al locus Glu-D1, sono spesso

associate a impasti forti, ma l’effetto dipende dal fondo genetico e dall’equilibrio con le LMW- GS [4,12].

  • Funzione: elevata elasticità, stabilità all’impastamento, resistenza all’estensione e capacità di trattenere le bolle fino alla cottura. A parità di proteina, aumentare glutenine/gliadine tende ad accrescere forza e volume del pane ma a ridurre l’estensibilità [23].
  • Limite: una rete eccessivamente tenace richiede più energia, si espande con difficoltà e può produrre un impasto poco estensibile; serve quindi una quota di gliadine sufficiente a plasticizzare la rete.

Pasta secca di semola di frumento duro

  • Assetto desiderabile: quantità proteica adeguata e rete continua, compatta e poco permeabile, capace di inglobare i granuli di amido e limitarne il rilascio nell’acqua di cottura.
  • Subunità: nel duro la variabilità delle LMW-GS, soprattutto al locus Glu-B3, è spesso più determinante della sola quota di HMW-GS. Il modello LMW-2 è generalmente associato a glutine più forte rispetto a LMW-1. La γ-gliadina 45 è soprattutto un marcatore genetico collegato a LMW-2, mentre γ-42 è collegata più spesso a LMW-1; non è la γ-gliadina, da sola, a determinare la qualità [24].
  • Funzione: buona fermezza, minore adesività superficiale e minori perdite di solidi in cottura. Studi recenti mostrano tuttavia che, entro intervalli commerciali, il contenuto proteico può contare più della forza e che il vantaggio del glutine forte emerge soprattutto con sovracottura o semole deboli [25].
  • Limite: aumentare indiscriminatamente HMW-GS o forza non garantisce pasta più ferma; gli effetti dipendono da genotipo, quantità proteica, amido e temperatura di essiccazione [24,25].

Pizza

  • Assetto desiderabile: equilibrio intermedio fra rete gluteninica e plasticizzazione gliadinica. L’impasto deve trattenere gas durante la fermentazione ma anche stendersi in un disco sottile senza lacerarsi né ritirarsi eccessivamente.
  • Subunità e polimeri: servono GMP/UPP e HMW-GS sufficienti a sostenere idratazione, fermentazione e condimento; una quota eccessiva di polimeri molto grandi o un rapporto glutenine/gliadine troppo alto può aumentare tenacità e ritorno elastico. Le gliadine, entro un rapporto equilibrato, facilitano stesura ed espansione in forno.
  • Processo: una pizza a lunga maturazione, molto idratata o cotta in teglia richiede in genere maggiore stabilità rispetto a una pizza sottile con fermentazione breve. Per questo la composizione ottimale non può essere separata da durata, temperatura, acidificazione, proteolisi, idratazione e modalità di cottura.
  • Limite: il valore W, il contenuto proteico o GLIA/GLUT, considerati singolarmente, non identificano la farina ideale. Gli studi sulle pizze napoletane confermano l’utilità di combinare parametri alveografici, chimici e fermentativi [26].

Figura 3 — Il rapporto fra le due famiglie proteiche descrive un continuum, non due categorie rigide.

Per la pasta fresca all’uovo o laminata il requisito cambia ancora: una tenacità eccessiva può ostacolare la sfogliatura. La nota relativa alla pasta si riferisce quindi principalmente alla pasta secca di semola di frumento duro.

Bibliografia

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Influenza della granulometria della crusca nelle farine di monococco: effetti sulla matrice glutinica e sulle proprietà dell’impasto

by luciano

In evidenza:

1️⃣ Il monococco (Triticum monococcum) possiede una matrice dell’impasto prevalentemente visco-colloidale, dovuta alla maggiore prevalenza di gliadine rispetto alle glutenine polimeriche, che determina impasti meno elastici e più viscosi rispetto al frumento moderno.

2️⃣ La granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico cruciale nelle farine integrali, influenzando assorbimento dell’acqua, coesione dell’impasto e stabilità della fermentazione.

3️⃣ Nel monococco una granulometria intermedia della crusca potrebbe avere un effetto strutturante sull’impasto, agendo come riempitivo colloidale della matrice e contribuendo alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.

4️⃣ La variabilità genetica tra genotipi di monococco influenza significativamente la qualità tecnologica, con differenze rilevanti nel comportamento dell’impasto, nel volume del pane e nel profilo aromatico finale.

5️⃣ Alcune linee di monococco mostrano una minore immunogenicità relativa del glutine rispetto ai frumenti esaploidi, pur non essendo idonee alla dieta dei soggetti celiaci. Ma possono essere utili per taluni soggetti (vedi fine capitolo 11).

1. Introduzione

Il grano monococco (Triticum monococcum) rappresenta una delle specie di frumento più antiche coltivate dall’uomo e possiede caratteristiche tecnologiche significativamente diverse rispetto ai frumenti moderni. In particolare, le proprietà reologiche delle farine di monococco differiscono in modo sostanziale da quelle del frumento tenero moderno, soprattutto per quanto riguarda la struttura e il comportamento della matrice glutinica.

La composizione proteica del monococco è caratterizzata da una prevalenza relativa di gliadine (incluse γ-gliadine) e da una minore quantità e qualità delle glutenine polimeriche. Le gliadine contribuiscono principalmente alle proprietà viscose dell’impasto, mentre le glutenine polimeriche sono responsabili delle proprietà elastiche e della formazione di una rete glutinica tridimensionale stabile.

Questa specifica composizione proteica determina nel monococco un sistema reologico che si comporta prevalentemente come un sistema pastoso-viscoso piuttosto che elastico (Figura 1). Di conseguenza, gli impasti ottenuti da farine di monococco risultano generalmente meno elastici, più viscosi e presentano una capacità limitata di trattenere i gas durante la fermentazione.

Riferimenti scientifici

Wieser, H. (2007). Chemistry of gluten proteins. Food Microbiology. DOI: 10.1016/j.fm.2006.07.004
Abdel-Aal, E.-S. M. et al. (1998). Genetic and environmental effects on gluten proteins of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1006/jcrs.1997.0143

2. Ruolo della crusca negli impasti: concetti generali

La crusca rappresenta una componente fondamentale delle farine integrali e può influenzare significativamente le proprietà reologiche dell’impasto e la qualità del prodotto finale. L’effetto della crusca sugli impasti è generalmente attribuito a due principali meccanismi: l’interazione con l’acqua e l’interferenza meccanica con la struttura dell’impasto.

2.1 Effetto di assorbimento idrico

Le particelle di crusca possiedono una notevole capacità di assorbire acqua a causa dell’elevato contenuto di fibre alimentari, in particolare arabinoxilani e cellulosa. All’aumentare della superficie specifica delle particelle di crusca aumenta la loro capacità di legare acqua.

✅ Questo fenomeno comporta una sottrazione di acqua disponibile per altri componenti dell’impasto, in particolare per l’amido e per le proteine del glutine. Di conseguenza, la distribuzione dell’acqua nell’impasto può modificare significativamente la formazione e la stabilità della matrice proteica.

2.2 Effetto meccanico delle particelle di crusca

Oltre all’effetto idrico, la crusca può esercitare un effetto meccanico sulla struttura dell’impasto. Particelle di crusca di dimensioni elevate possono agire come elementi discontinui all’interno della matrice dell’impasto, interferendo con la continuità della rete glutinica.

Nei frumenti moderni, caratterizzati da una rete glutinica relativamente forte ed elastica, le particelle grossolane di crusca possono interrompere fisicamente la rete proteica, determinando una riduzione della capacità dell’impasto di trattenere i gas e, di conseguenza, una diminuzione del volume finale del pane.

Riferimenti

Noort, M. W. J. et al. (2010). The effect of particle size of wheat bran on bread quality. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2010.03.003

Hemdane, S. et al. (2016). Wheat bran in bread making: A critical review. Food Chemistry. DOI: 10.1016/j.foodchem.2015.09.092

3. Effetto della granulometria della crusca sulle proprietà dell’impasto

La dimensione delle particelle di crusca rappresenta un rametropa tecnologico particolarmente importante, in quanto influenza sia la capacità di assorbimento dell’acqua sia l’interazione meccanica con la struttura dell’impasto.

3.1 Crusca fine

La crusca con granulometria fine presenta una superficie specifica elevata. Questo comporta una maggiore capacità di assorbimento dell’acqua rispetto alle particelle più grandi.

In presenza di crusca fine si osservano generalmente:

1️⃣ minore disponibilità di acqua per proteine e amido
2️⃣ maggiore assorbimento di acqua da parte della crusca
3️⃣distribuzione più omogenea delle particelle nell’impasto.

Dal punto di vista tecnologico, questi effetti possono portare alla formazione di impasti più viscosi e compatti, con uno sviluppo della struttura dell’impasto più limitato ma generalmente più uniforme.

3.2 Crusca grossolana

La crusca con granulometria più elevata presenta una superficie specifica inferiore e quindi tende ad assorbire meno acqua nelle fasi iniziali dell’impastamento.

Tuttavia, le particelle più grandi possono esercitare un effetto meccanico più marcato sulla struttura dell’impasto. Nei frumenti moderni questo fenomeno può provocare una discontinuità nella rete glutinica, con una conseguente riduzione della stabilità dell’impasto e del volume finale del pane.

4. Specificità tecnologica del monococco

Nel caso del monococco, l’effetto della crusca deve essere interpretato alla luce delle caratteristiche specifiche della sua matrice proteica.

Come già descritto, la rete glutinica del monococco è generalmente più debole rispetto a quella dei frumenti moderni e non forma una struttura elastica continua altrettanto sviluppata. Il comportamento dell’impasto è dominato maggiormente da fenomeni di viscosità e coesione colloidale piuttosto che da una rete glutinica elastica ben organizzata.

✅ In questo contesto tecnologico, la crusca non agisce necessariamente come elemento che rompe una rete glutinica forte, come avviene nel frumento tenero moderno. Tuttavia, può comunque interferire con la coesione dell’impasto oppure contribuire alla stabilizzazione della struttura complessiva del sistema.

Riferimenti

Hidalgo, A. & Brandolini, A. (2014). Nutritional properties of einkorn wheat. Journal of the Science of Food and Agriculture. DOI: 10.1002/jsfa.6382

Brandolini, A. et al. (2008). Technological quality of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2008.01.001

5. Evidenze recenti sulle proprietà tecnologiche del monococco

Negli ultimi anni diversi studi hanno analizzato le proprietà tecnologiche del monococco e il comportamento dei suoi impasti durante la lavorazione.

Uno studio del 2023 ha analizzato diverse linee di monococco per valutare le proprietà della farina, dell’impasto e del pane. I risultati hanno evidenziato che il monococco possiede generalmente un contenuto proteico più elevato rispetto al frumento tenero, ma forma un glutine più debole. I moduli viscoelastici degli impasti risultano inferiori rispetto a quelli del frumento moderno e il comportamento reologico dell’impasto risulta più viscoso che elastico.

Questi risultati confermano che il sistema strutturale del monococco è meno organizzato e presenta caratteristiche più simili a un sistema colloidale rispetto alla struttura glutinica più elastica dei frumenti moderni.

Uno studio integrato pubblicato nel 2025 ha analizzato tre specie di frumenti vestiti antichi, einkorn (Triticum monococcum), emmer (Triticum dicoccum) e spelt (Triticum spelta). I risultati hanno confermato che il monococco possiede una forza panificatoria relativamente bassa ma può produrre pani con caratteristiche sensoriali molto apprezzate.

In sintesi:

✅ Ridotto assorbimento rispetto alla crusca fine

  • maggiore disponibilità di acqua per:

    • proteine

    • amido
      ? possibile miglioramento della lavorabilità

✅ Minore effetto meccanico rispetto alla crusca grossolana

  • minore discontinuità strutturale

  • migliore coesione dell’impasto

✅ Effetto “strutturante” nel sistema viscoso

Nel monococco, la crusca intermedia potrebbe:

  • agire come riempitivo strutturale

  • contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas

  • migliorare la tenuta durante la lievitazione

Possibile risultato:

  • impasto meno colloso

  • incremento relativo del volume finale rispetto a crusca fine

Chat GPT: Quindi la tua ipotesi (granulometria intermedia della crusca nel monococco) è scientificamente plausibile ma ancora poco esplorata in modo diretto, il che è interessante dal punto di vista di ricerca.

6. Studi recenti sulla granulometria della crusca

La letteratura recente ha mostrato chiaramente che la granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico determinante nella qualità delle farine integrali.

Uno studio pubblicato su Food Chemistry nel 2022 ha confrontato crusca con diverse dimensioni di particella:

1️⃣ crusca grossolana circa 362 micrometri

2️⃣ crusca media circa 60 micrometri

3️⃣ crusca superfine circa 11 micrometri.

I risultati hanno mostrato che la crusca fine aumenta significativamente l’assorbimento d’acqua dell’impasto, mentre la crusca grossolana provoca una maggiore discontinuità strutturale. La dimensione delle particelle influenza inoltre la struttura del pane, la texture della mollica, la digeribilità dell’amido e la stabilità dell’impasto.

Una review recente pubblicata nel 2025 sulla tecnologia delle farine integrali ha evidenziato che:

1️⃣ le particelle di crusca di dimensioni elevate tendono a produrre pani più compatti e meno porosi,

2️⃣ le particelle più fini favoriscono una maggiore estrazione di composti bioattivi e influenzano direttamente estensibilità, volume e texture del pane.

Uno studio del 2023 ha analizzato tre classi granulometriche di crusca:

1️⃣ grossolana maggiore o uguale a 300 micrometri

2️⃣ media compresa tra 300 e 180 micrometri

3️⃣ fine minore o uguale a 180 micrometri.

I risultati hanno evidenziato che l’assorbimento d’acqua aumenta con la quantità di crusca, mentre la stabilità dell’impasto diminuisce con particelle più grandi. In alcuni casi la produzione di anidride carbonica durante la fermentazione può aumentare con particelle più fini.

7. Gap di conoscenza nella letteratura scientifica

Nonostante l’ampia letteratura sugli effetti della crusca nelle farine di frumento, esiste ancora una significativa lacuna di conoscenza per quanto riguarda l’interazione tra granulometria della crusca e proprietà dell’impasto nel monococco.

La maggior parte degli studi disponibili riguarda infatti:

frumento tenero moderno
farine integrali convenzionali
livelli di crusca aggiunta piuttosto che granulometria ottimizzata.

Sono invece molto pochi gli studi che hanno analizzato contemporaneamente:

monococco
granulometria della crusca
microstruttura dell’impasto
stabilità della fermentazione.

8. Ipotesi tecnologica: granulometria intermedia della crusca

Alla luce delle caratteristiche reologiche del monococco e delle conoscenze disponibili sugli effetti della crusca negli impasti, è possibile ipotizzare che una granulometria intermedia della crusca possa produrre effetti tecnologici favorevoli.

Una granulometria intermedia potrebbe generare un effetto combinato tra le proprietà delle particelle fini e quelle delle particelle grossolane.

1️⃣ In primo luogo, una granulometria intermedia potrebbe ridurre l’assorbimento di acqua rispetto alla crusca molto fine, rendendo disponibile una maggiore quantità di acqua per le proteine e per l’amido. Questo potrebbe migliorare la lavorabilità dell’impasto.

2️⃣In secondo luogo, particelle di dimensione intermedia potrebbero ridurre l’effetto meccanico di discontinuità strutturale tipico delle particelle molto grossolane, contribuendo a mantenere una maggiore coesione dell’impasto.

3️⃣INel sistema visco-colloidale dell’impasto di monococco, particelle di crusca con granulometria intermedia potrebbero agire come elementi strutturanti della matrice, funzionando come riempitivi colloidali in grado di contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.

Il risultato tecnologico potenziale potrebbe essere la formazione di un impasto meno colloso e un incremento relativo del volume finale del pane rispetto a farine contenenti crusca molto fine.

Principali caratteristiche botaniche e agronomiche del T. monococcum sp. Monococcum

by luciano

“Le caratteristiche di questo cereale minore dipendono in parte dalla sua storia. Originario delle zone aride del Medio Oriente, il farro fu una delle prime otto specie vegetali ad essere domesticate e coltivate dagli agricoltori della Mezzaluna fertile (Zohary & Hopf, 2012). L’arrivo in Europa risale ad un periodo successivo (circa 8-9 mila anni fa), in seguito a commerci e migrazioni di popoli da Est (Gepts, 2004). L’antenato selvatico del farro piccolo è il Triticum monococcum sp. baeoticum, detto anche monococco selvatico. Il monococco domestico ha conservato molti dei tratti caratteristici della sua linea parentale, e ne mantiene quasi intatto il grande patrimonio genetico (Kilian et al, 2007). Lo studio del genoma ha permesso di ricostruire l’albero filogenetico di questo antico cereale, rintracciando alcune delle popolazioni originarie (Heun et al, 1997) e mettendo in luce i tratti che hanno caratterizzato la sua domesticazione. Il domesticato T. monococcum e il selvatico T. baeoticum (genoma Am Am ), insieme alla specie selvatica T. urartu (genoma AA), costituiscono il gruppo dei frumenti diploidi, caratterizzati da numero cromosomico 2n = 14. Questo gruppo fondamentale di specie rappresenta la base di tutte le successive ibridazioni e selezioni, che hanno portato all’evoluzione dei frumenti tetraploidi (4n) ed esaploidi (6n), come illustrato in Figura 1.1.”

Caratteristiche Descrizione Conseguenze
Ciclo vitale microtermo Cereale autunno-vernino con ciclo vegetativo lungo (da Ottobre a Luglio) (Nasi et al, 1999) Adatto a climi temperati con alternanza stagionale freddo-caldo.
Taglia medio-alta Solitamente tra i 120 e 140 cm (Nasi et al, 1999) Ottima copertura del suolo e resistenza alle infestanti.
Spiga aristata e distica Spiga con doppia fila di cariossidi, caratterizzata da un numero ridotto di inflorescenze, di cui solo una basale è fertile (Cortiana, 2014) Produttività medio-bassa.
Rachide fragile Disarticolazione della cariosside in fase di maturazione (Nasi et al, 1999) Necessita particolare attenzione durante la trebbiatura.
Cariosside vestita La cariosside è rivestita dai tegumenti del glume (Nasi et al, 1999) Offre maggiore protezione, rispetto ai cereali nudi, a fattori di stress biotici e abiotici. Aumento dei costi per decorticazione.
Rusticità Specie adatta a suoli pedologicamente poveri e aridi (Cortiana, 2014) Adatta a terreni marginali, aree normalmente non coltivabili o impoverite da sovrasfruttamento. Adatta all’uso in sistemi agricoli ad input ridotti.
Resistenza elevata A condizioni di stress (termico, idrico, ecc) e ad attacchi patogeni o parassitari (Cortiana, 2014) Contribuisce ad aumentare la resilienza del sistema agricolo.
Stabilità del raccolto Anche a fronte di condizioni di crescita non ottimali, grazie all’elevata diversità genetica (Kilian et al, 2007) Contribuisce ad aumentare la resilienza del sistema agricolo.
Elevate qualità nutrizionali Alto contenuto di grassi, fosforo, potassio, piridossina e betacarotene (Stallknecht, 1996). Indicato per la produzione di alimenti dalle elevate caratteristiche nutritive e organolettiche.

Fonte: Tesi di Laurea Water Footprint di un cereale antico: la coltivazione biologica di Triticum monococcum in Pianura veneta, nel contesto del cambiamento climatico. Giulia Grisottro 2018 Università Cà Foscari Venezia

Tags: Monococco, grano monococco, piccolo farro, genoma AA, cariosside rivestita,

Indice glicemico e grani

by luciano

Indice glicemico

L’indice glicemico è molto importante per i diabetici nella gestione della glicemia, o anche per coloro a rischio di sviluppare il diabete.
Il grano, considerato l’elevato uso per moltissimi prodotti di largo consumo, è stato ed è oggetto di moltissime ricerche e studi in relazione al suo indice glicemico. L’indice glicemico di un prodotto realizzato con grano è correlato, tra l’altro,:
• alla composizione degli zuccheri del suo amido
• al grado di raffinamento della farina utilizzata
• alla modalità di preparazione degli impasti

Composizione degli zuccheri dell’amido di grano
L’amido del grano è composto da due zuccheri amilosio e l’amilopctina. L’amilosio è prevalente come quantità rispetto alla amilopectina ed è rapidamente idrolizzato dagli enzimi digestivi risultando, dunque, maggiormente responsabile del “picco glicemico”. Il grano T. monococcum (piccolo farro) rappresenta un’eccezione perché il contenuto di amilosio (23,3-28,6% dell’ amido totale) (Hidalgo et al.. 2014) è più basso rispetto al grano duro (30%) e al grano tenero (35-43%).

Grado di raffinamento della farina
La farina integrale ha un indice glicemico inferiore alla farina raffinata.
Un ampio studio che ha esaminato quasi 43000 persone per un massimo di 12 anni ha scoperto che una dieta ricca di cereali integrali era inversamente associata al rischio di diabete di tipo 2 [3]. Studi epidemiologici hanno costantemente dimostrato un effetto benefico delle fibre, in particolare della fibra di grano, nel ridurre il rischio di diabete (1-2) e malattie cardiovascolari (3,4), e un recente rapporto ha indicato che l’assunzione totale di fibre alimentari era associata a una ridotta CHD fattori di rischio nei giovani (5). Fung TT, Hu FB, Pereira MA, et al. Whole-grain intake and the risk of type 2 diabetes: a prospective study in men. American Journal of Clinical Nutrition. 2002;76(3):535–540. [PubMed] [Google Scholar]

Modalità di preparazione degli impasti: La fermentazione con la pasta acida, l’indice glicemico e il carico glicemico.
L’indice glicemico (IG) è il numero da 0 a 100 assegnato a un alimento (al glucosio puro è stato arbitrariamente assegnato il valore 100) che è indicativo dell’aumento relativo dei livelli di glucosio nel sangue riscontrato 2 ore dopo che il cibo è stato consumato. L’IG di un alimento specifico dipende principalmente dalla quantità e dal tipo di carboidrati che contiene, ma è anche influenzato da numerosi altri fattori tra cui la quantità di acidi organici.
Il carico glicemico (GL) è un valore che indica la velocità con cui una determinata porzione di cibo eleva i livelli di glucosio nel sangue. Prende in considerazione sia la quantità di carboidrati nella porzione sia la velocità con cui aumenta i livelli di glucosio nel sangue (GL = GI × carboidrati / 100). Un GL di 0-10 = GL basso; 11-19 = GL medio; 20 e oltre = GL alto). La fermentazione con lievito naturale dell’impasto di farina di frumento abbassa significativamente l’IG del pane riducendo il tasso di digestione dell’amido, principalmente attraverso la formazione di acidi organici che ritardano l’assorbimento dell’amido [6]. L’amido viene assorbito più lentamente in presenza di acido lattico a causa dell’inibizione degli enzimi amilolitici e la sua biodisponibilità è ridotta a causa dell’interazione tra amido e glutine [7]. L’acido acetico ritarda la velocità di svuotamento gastrico [8]. The Mediterranean way: why elderly people should eat wholewheat sourdough bread—a little known component of the Mediterranean diet and healthy food for elderly adults. Antonio Capurso, Cristiano Capurso. 13 november 2019 springer.

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Note
“The glycemic index [GI] a system that ranks foods on a scale from 1 to 100 based on their effect on blood-sugar levels.”
The purpose of this scale is so that sensitive individuals can judge the impact a particular food will have on their blood sugar, and either eat or avoid it accordingly. This is very important for diabetics in managing blood sugar, or even those who have been told they are at risk for developing diabetes.
Now, that rank is from 1 to 100, but that means nothing without context.
• High GI foods are ranked at 70 or greater — like potatoes
• Medium GI foods are ranked at 56 to 69 — like sweet potatoes and corn; sweeter fruits like pineapple and apricots; and millet
• Low GI foods are ranked at 55 or lower — like carrots and other moderately sweet vegetables, most other fruits, most nuts/seeds; beans; dairy; and most grains
• Very Low GI foods are ranked below any of these because they have no impact on blood sugar or no established GI value — like non-starchy vegetables; spices; herbs; and meats and seafood
By the way, this information comes from The World’s Healthiest Foods.
The high GI foods cause a sudden and extreme spike in blood sugar levels, while medium/low GI foods produce a more gradual increase.

ATI (inibitori dell’amilasi/tripsina) Parte I

by luciano

Riassunto
Gli inibitori dell’amilasi/tripsina (ATI) sono tra i fattori scatenanti della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). Le Ati (le ati ritenute predominanti 0,19 + 0,53, 0,28, CM2, CM3 e CM16) di otto cultivar ciascuna di grano tenero, grano duro, farro spelta, farro dicocco e monococco, coltivati ​​nelle stesse condizioni ambientali, sono state quantificate mediante spettrometria di massa liquida-tandem mirata liquida (LC) -MS / MS) e saggi di diluizione isotopica stabile (SIDA) utilizzando peptidi marker specifici come standard interni. I risultati sono stati confrontati con un’analisi LC-MS / MS non mirata senza etichetta, in cui le concentrazioni di proteine ​​sono state determinate mediante quantificazione assoluta basata sull’intensità (iBAQ). Entrambi gli approcci hanno prodotto risultati simili. Il farro spelta e il farro dicocco avevano un contenuto di ATI più elevato rispetto al grano tenero, con grano duro in mezzo. Solo tre delle otto cultivar Einkorn contenevano ATI in concentrazioni molto basse. La distribuzione dei tipi di ATI era caratteristica per le specie di grano esaploide, tetraploide e diploide ed utilizzabile come impronta digitale specifica per specie. I risultati indicano che il grano monococco, avendo un contenuto di ATI totale molto basso, presenta una migliore tollerabilità per i pazienti con NCGS. (Targeted LC-MS/MS Reveals Similar Contents of α-Amylase/Trypsin-Inhibitors as Putative Triggers of Nonceliac Gluten Sensitivity in All Wheat Species except Einkorn). Article in Journal of Agricultural and Food Chemistry 66(46) · October 2018. Sabrina Geisslitz, Christina Ludwing, Katharina Scherf (Technische Universität München Munich, Bayern, Germany).