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Le subunità delle gliadine e glutenine nel grano monococco

by luciano

Struttura proteica, comportamento dell’impasto e risposta del sistema immunitario

Messaggio centrale. Nel frumento monococco non basta conoscere la quantità totale di proteine o il numero delle bande elettroforetiche. Le proprietà dipendono da quali subunità sono presenti, dalla loro abbondanza, dalla posizione delle cisteine, dalla capacità delle glutenine di costruire polimeri e dai peptidi che restano dopo la digestione. Tecnologia e immunogenicità sono due piani distinti: una cultivar tecnologicamente migliore non è necessariamente biologicamente più favorevole.

I PARTE – Adesività, viscosità e macropolimero nel frumento monococco
1. Tre termini da non confondere
1.1 Adesività
L’adesività è la tendenza dell’impasto ad aderire a mani, utensili o superfici. È una proprietà di interfaccia: nasce nel contatto fra impasto e materiale esterno, ma dipende anche dalla struttura interna. Un impasto molto deformabile, con scarso recupero elastico e acqua mobile, aumenta l’area reale di contatto e può lasciare residui al distacco. Idratazione, temperatura, riposo, impastamento, amido danneggiato, pentosani e attività proteolitica possono modificarla anche senza variazioni nella sequenza delle proteine.

Limite delle evidenze. Non risultano confronti pubblicati che abbiano misurato direttamente, con lo stesso test strumentale, l’adesività di Monlis, ID331/Norberto e Hammurabi. Farinografo, alveografo, Gluten Index, sedimentazione SDS e moduli G′/G″ descrivono proprietà correlate, ma non il lavoro necessario a staccare l’impasto da una superficie.

1.2 Viscosità e viscoelasticità
La viscosità è la resistenza al flusso. L’impasto non è però un liquido semplice: è viscoelastico. Il modulo G′ rappresenta la componente elastica che immagazzina energia e tende a recuperare la forma; G″ rappresenta la componente dissipativa e viscosa. Le gliadine favoriscono mobilità ed estensibilità; le glutenine, attraverso polimeri disolfuro-legati, aumentano coesione, resistenza alla deformazione e soprattutto G′. Entrambe partecipano quindi al comportamento viscoso complessivo, ma con funzioni diverse.

La “viscosità finale” rilevata con RVA descrive prevalentemente gelatinizzazione e retrogradazione dell’amido durante riscaldamento e raffreddamento. Non equivale né alla viscosità della rete glutinica a temperatura ambiente né all’adesività dell’impasto crudo.

1.3 Macropolimero gluteninico: dalla subunità alla rete
Il glutenin macropolymer (GMP), spesso studiato anche come frazione polimerica non estraibile in SDS (UPP), è costituito da aggregati di glutenine di dimensioni molto elevate. Le subunità HMW-GS formano punti di estensione e ramificazione del polimero; le LMW-GS, più abbondanti, realizzano numerosi collegamenti e ampliano la rete. I ponti disolfuro intermolecolari costituiscono la struttura covalente, sostenuta da legami idrogeno, interazioni idrofobiche e intrecci fisici.

Durante l’idratazione e l’impastamento la rete non viene semplicemente “creata”: polimeri preesistenti si idratano, si orientano, si rompono e si riformano attraverso scambi tiolo-disolfuro. Un GMP abbondante e ben connesso è generalmente associato a maggiore elasticità, stabilità e ritenzione dei gas. Se il polimero è piccolo, poco ramificato o viene depolimerizzato, prevalgono rammollimento, flusso e collasso.

Figura 1. Dalle subunità alla rete: HMW-GS e LMW-GS costruiscono il macropolimero; le gliadine ne modulano mobilità ed estensibilità.

1.4 Le glutenine partecipano ad adesività e viscosità?
Alla viscosità e alla viscoelasticità sì: la dimensione dei polimeri, il rapporto HMW/LMW e la quota UPP/GMP influenzano resistenza al flusso, G′, stabilità e recupero. All’adesività il contributo è soprattutto indiretto. Una rete gluteninica funzionale mantiene coeso l’impasto, limita la deformazione al contatto e favorisce il distacco; una rete debole consente invece maggiore spandimento e residuo superficiale. Tuttavia una maggiore quantità di glutenine non garantisce automaticamente minore adesività: contano architettura del polimero, acqua, impastamento e rapporto con le gliadine.

✓ Glutenine fortemente polimerizzate: più coesione e recupero elastico; spesso minore tendenza a lasciare residui.

✓ Glutenine depolimerizzate o poco connesse: minore stabilità e maggiore cedimento; possibile aumento dell’adesività apparente.

✓ Adesione e coesione non sono sinonimi: un impasto può essere molto coesivo ma aderire comunque a una superficie specifica.

2. Che cosa fanno le subunità delle gliadine e delle glutenine
2.1 α/β-, γ- e ω-gliadine
Le gliadine sono prevalentemente monomeriche e agiscono come plasticizzanti: si interpongono fra i polimeri gluteninici, riducono le interazioni efficaci fra catene e facilitano lo scorrimento. Per questo aumentano estensibilità e componente viscosa. “Plasticizzare” non significa semplicemente indebolire: una quota adeguata permette alla rete di deformarsi senza rompersi; un eccesso rispetto alle glutenine rende invece l’impasto cedevole e meno stabile.

✓ α/β-gliadine: monomeri ricchi di glutammina e prolina; contribuiscono a viscosità ed estensibilità e comprendono numerosi epitopi celiaci noti.

✓ γ-gliadine: normalmente possiedono cisteine impegnate in ponti intramolecolari; varianti con cisteine libere possono modificare o terminare le catene gluteniniche. Un loro possibile ruolo nell’adesività di ID331 resta un’ipotesi da verificare.

✓ ω-gliadine: generalmente prive di cisteine, non entrano covalentemente nel GMP; partecipano soprattutto attraverso idratazione e interazioni non covalenti. Il loro numero di bande non misura da solo la quantità presente.

2.2 HMW-GS e LMW-GS
Le HMW-GS sono quantitativamente minoritarie ma decisive per l’architettura: le subunità di tipo x e y differiscono per massa, sequenza e numero di cisteine, e quindi per capacità di creare estensioni e ramificazioni. Le LMW-GS sono più numerose e costituiscono gran parte della massa del polimero; i tipi B, C e D si distinguono per mobilità e struttura, ma la classificazione elettroforetica non coincide sempre con una funzione univoca. Nel monococco, dotato del solo genoma A, il repertorio è più semplice di quello del frumento tenero esaploide, ma la variabilità allelica resta rilevante.

3. Monlis, ID331/Norberto e Hammurabi
I valori seguenti descrivono campioni, annate e protocolli specifici. Non sono costanti immutabili delle cultivar.

Parametro

Hammurabi

ID331

Monlis

Sviluppo farinografico (min)

2,0

3,7

8,0

Stabilità (min)

0,6

3,0

9,6

Rammollimento (UF)

181

68

7

Assorbimento idrico (%)

59,2

60,3

56,5

W alveografico (10⁻⁴ J)

11

52

35

P/L

0,61

6,7

6,7

3.1 Monlis
Monlis è tecnologicamente atipico nel monococco: presenta una quota gluteninica relativamente favorevole, buona sedimentazione e stabilità superiore nel gruppo studiato. L’assenza delle ω-gliadine può ridurre una componente monomerica non incorporabile nel GMP, ma non dimostra da sola l’esistenza di un polimero grande. Il vantaggio va attribuito al profilo complessivo di subunità e al rapporto gliadine/glutenine. Questo profilo tecnologico non implica minore attività biologica: negli studi comparativi Monlis ha mostrato effetti cellulari più problematici di ID331.
3.2 ID331 originario e Norberto commerciale
ID331, linea dalla quale è stato registrato Norberto, possiede una sola ω-gliadina. Nei dati CREA riportati nella tesi di Gazzelloni raggiunge W = 52, stabilità 3,0 min e rammollimento 68 UF: migliore di Hammurabi, ma ancora debole in termini assoluti e molto squilibrato nel P/L.
Un successivo campione commerciale di Norberto ha mostrato W = 84 ± 4, P/L = 1,6 ± 0,4, Gluten Index = 52 ± 2 e SDS = 58,5 ± 0,7 ml. La differenza documenta variabilità del materiale e delle condizioni; non consente, senza un esperimento controllato, di attribuire causalmente l’aumento a fertilizzazione o selezione del lotto.
La forte adesività osservata durante la lavorazione di ID331/Norberto può coesistere con sedimentazione e ritenzione dei gas accettabili. L’ipotesi di numerose γ-gliadine è plausibile come modulazione della fase viscosa, ma richiede quantificazione proteomica e un test di distacco. Non è ancora una relazione dimostrata.
3.3 Hammurabi
Hammurabi presenta 12-13 bande attribuite a ω-gliadine e, nei campioni studiati, proteina totale molto elevata ma rete estremamente debole: sviluppo e stabilità brevissimi, forte rammollimento e W molto basso. La sua adesività eccezionale osservata in pratica è compatibile con una rete poco connessa e facilmente deformabile. Le numerose ω-gliadine possono diluire la frazione polimerica, ma senza GMP/UPP, acqua libera e adesività misurati nello stesso esperimento non si può assegnare loro un peso causale.
4. Perché molte proteine non significano impasto forte
Il tenore proteico misura quanta proteina è presente, non quanta parte è organizzata in una rete funzionale. Hammurabi può superare il 20% di proteine e avere tuttavia W e stabilità bassissimi. La forza dipende dalla quota gluteninica, dalle subunità espresse, dalle cisteine disponibili, dalla dimensione dei polimeri, dal rapporto HMW/LMW, dalla proporzione gliadine/glutenine e dalle condizioni agronomiche. L’azoto può aumentare proteine e forza, ma l’effetto varia con genotipo, zolfo, dose, epoca, ambiente e saturazione della risposta.

Cultivar Proteina osservata Forza/stabilità Lettura strutturale
Monlis elevata, non decisiva stabilità maggiore nel gruppo rete relativamente più funzionale
ID331 elevata forza intermedia e variabile assetto sufficiente ma non “forte”
Hammurabi anche >20% W e stabilità molto bassi molta proteina, pochi polimeri funzionali

5. Altri monococchi e limiti del confronto
Le cultivar italiane documentate comprendono Monlis, Norberto, Hammurabi, Antenato e Monili. Per Antenato e Monili sono disponibili descrizioni agronomiche, ma non una caratterizzazione comparativa completa di subunità, GMP, adesività e prestazione in pane, pizza e pasta.
Anche un monococco balcanico particolarmente debole può essere informativo, purché siano noti identità del materiale, lotto, ambiente, molitura e protocollo. La variabilità del monococco è ampia e impedisce di trasferire automaticamente a tutta la specie il profilo di una singola cultivar.
II PARTE – Rapporto fra subunità e capacità di attivare risposte avverse
1. Le subunità e il sistema immunitario
Il glutine comprende gliadine e glutenine; entrambe possono generare peptidi riconosciuti dal sistema immunitario. Nella celiachia, peptidi ricchi di prolina e glutammina resistono in parte alla digestione, possono essere deamidati dalla transglutaminasi 2 e presentati da HLA-DQ2 o HLA-DQ8 ai linfociti T.
Sono stati descritti epitopi nelle α-, γ- e ω-gliadine e anche nelle HMW- e LMW-glutenine. Le gliadine restano generalmente la sorgente più studiata e spesso immunodominante, ma “glutenina” non significa immunologicamente inerte.
1.1 Le glutenine partecipano alla risposta?
Sì, potenzialmente. Dopo riduzione o digestione, le subunità gluteniniche liberano peptidi che possono condividere motivi con epitopi gliadinici o possedere epitopi propri. Le LMW-GS sono particolarmente rilevanti per abbondanza e omologie di sequenza; epitopi sono stati segnalati anche nelle HMW-GS.
La capacità effettiva di attivare una risposta dipende però dalla sequenza della specifica subunità, dalla digestione, dalla deamidazione, dall’HLA del soggetto e dalla dose. Non può essere dedotta dalla sola classe elettroforetica o dal peso molecolare.
Avvertenza clinica. Tutto il frumento monococco contiene glutine e non è adatto alla dieta delle persone con celiachia. Una risposta media ridotta rispetto al frumento tenero non equivale a sicurezza individuale né autorizza il consumo.
2. Evidenze specifiche su ID331/Norberto
A. (1) – Omissis. D’altra parte, tenuto conto che l’incidenza e la gravità della celiachia dipendono dalla quantità e dalla nocività delle prolamine e che alcuni genotipi di grano monococco hanno una elevata qualità panificatoria accoppiata con assenza di citotossicità e ridotta immunogenicità, è atteso che l’uso delle farine di monococco nella dieta della popolazione generale, all’interno della quale si trova una elevata percentuale di individui predisposti geneticamente alla celiachia ma non ancora celiaci, possa contribuire a contenere la diffusione di questa forma di intolleranza alimentare.
Ciò lascia pensare che il grano monococco, riportato recentemente in coltivazione in Italia dai ricercatori del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA) di Roma e Sant’Angelo Lodigiano, potrà svolgere un ruolo importante nella prevenzione della celiachia, sia direttamente sotto forma di pane e pasta sia indirettamente come specie modello per lo studio del ruolo dell’immunità innata nell’insorgenza della celiachia.
Da: Le nuove frontiere delle tecnologie alimentari e la celiachia, Norberto Pogna, Laura Gazza (2013). Volume 212, 1 December 2016, Pages 537-542.
(2) – Omissis. Abstract. A growing interest in developing new strategies for preventing coeliac disease has motivated efforts to identify cereals with null or reduced toxicity. In the current study, we investigate the biological effects of ID331 Triticum monococcum gliadin-derived peptides in human Caco-2 intestinal epithelial cells. Triticum aestivum gliadin-derived peptides were employed as a positive control.
The effects on epithelial permeability, zonulin release, viability, and cytoskeleton reorganization were investigated. Our findings confirmed that ID331 gliadin did not enhance permeability and did not induce zonulin release, cytotoxicity or cytoskeleton reorganization of Caco-2 cell monolayers.
We also demonstrated that ID331 ω-gliadin and its derived peptide ω(105–123) exerted a protective action, mitigating the injury of Triticum aestivum gliadin on cell viability and cytoskeleton reorganization. These results may represent a new opportunity for the future development of innovative strategies to reduce gluten toxicity in the diet of patients with gluten intolerance.
Protective effects of ID331 Triticum monococcum gliadin on in vitro models of the intestinal epithelium. Giuseppe Iacomino et al., 2016.
(3) – Omissis. Lo studio di Gianfrani et al. del 2015 ha evidenziato che:
“In conclusione, abbiamo dimostrato che le proteine gliadiniche del grano monococco (TM) sono sufficientemente diverse da quelle del comune frumento tenero (TA) da determinare una minore tossicità immunitaria dopo una simulazione in vitro della digestione umana.
È stato osservato che l’intensità della risposta delle cellule T ai peptidi del glutine dipende dal numero di copie del gene HLA-DQ2 nei pazienti celiaci [31]. Questo dato suggerisce un modello quantitativo, basato sul rapporto tra assetto HLA ed epitopi del glutine, per raggiungere una risposta patologica delle cellule T.
Pertanto, ipotizziamo che una dieta abituale basata su un antico grano monococco, caratterizzato da una quantità ridotta di peptidi del glutine immunotossici, possa ritardare l’insorgenza della malattia celiaca, soprattutto nei soggetti a rischio, come i familiari di primo grado di pazienti celiaci portatori degli alleli HLA associati alla celiachia.”
Conclusione
“Il grano monococco viene frequentemente impiegato da soggetti con sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), pur in assenza di evidenze cliniche definitive e validate su larga scala, ferme restando le specifiche intolleranze individuali accertate in sede clinica.
Sotto il profilo della ricerca, la carenza di studi clinici strutturati si lega a dinamiche di sostenibilità economica: i finanziamenti privati tendono a concentrarsi su asset industriali proprietari, mentre le istituzioni pubbliche, vincolate da risorse limitate, danno priorità ad aree sanitarie a maggiore impatto epidemiologico.
Ciononostante, l’attuale e diffuso consumo di questa varietà funge da indicatore empirico sul territorio: un’eventuale incidenza significativa di reazioni avverse verrebbe prontamente intercettata ed evidenziata dai canali della sorveglianza sanitaria attiva, attraverso la pratica quotidiana di medici di medicina generale, gastroenterologi e nutrizionisti.”
III PARTE – Le subunità e gli impasti per pane, pizza e pasta
1. Ruolo delle subunità nella destinazione tecnologica
Pane, pizza e pasta richiedono equilibri diversi. Non esiste una composizione “migliore” in assoluto: conta la combinazione fra resistenza, estensibilità, stabilità nel tempo e capacità di sopportare il processo.
1.1 Le subunità gliadiniche: differenze fra pane e pasta
Nel pane le α/β- e le γ-gliadine favoriscono plasticità, estensibilità e rilassamento della rete: permettono all’impasto di espandersi sotto la pressione dei gas. Se però prevalgono rispetto alle glutenine polimeriche, la massa può diventare più adesiva, cedere durante la lievitazione e trattenere meno gas.
Le ω-gliadine, povere o prive di cisteine, partecipano poco o per nulla al macropolimero; una loro elevata presenza relativa può quindi diluire la frazione capace di costruire la rete. Nessuna famiglia gliadinica, presa isolatamente, definisce tuttavia l’attitudine alla panificazione.
Nella pasta le gliadine contribuiscono alla deformabilità necessaria durante impastamento ed estrusione, mentre la tenuta in cottura dipende soprattutto dalla matrice gluteninica, in particolare dalle LMW-GS.
Un esempio noto nel grano duro è la γ-gliadina 45, associata a glutine forte e buona qualità di cottura; la γ-gliadina 42 è invece associata più spesso a qualità inferiore. La γ-45 è però soprattutto un marcatore elettroforetico: è strettamente legata al gruppo gluteninico LMW-2, ritenuto il principale responsabile dell’effetto favorevole, mentre la γ-42 è legata a LMW-1. Poiché questi marcatori appartengono al genoma B del grano duro, non vanno trasferiti automaticamente al monococco, che possiede il solo genoma A [15].

Prodotto Struttura desiderabile Ruolo delle subunità Rischio nel monococco
Pane rete continua, estensibile e capace di trattenere gas HMW-GS per dorsale e ramificazione; LMW-GS per connessioni; gliadine sufficienti per l’espansione sovraimpastamento, collasso e volume basso
Pizza equilibrio fra estensibilità, tenuta e rilassamento glutenine per la tenuta durante la fermentazione; gliadine per la stesura senza ritorno eccessivo adesività, strappo o impasto troppo tenace
Pasta coesione in impasto poco idratato e resistenza in cottura polimeri gluteninici per la matrice proteica; le gliadine modulano plasticità ed estrusione perdita di solidi, scarsa tenuta, struttura fragile

1.2 Pane
Per il pane servono polimeri abbastanza grandi da trattenere l’anidride carbonica, ma anche gliadine sufficienti a permettere l’espansione. Monlis e ID331/Norberto possono dare risultati accettabili o buoni nel contesto del monococco, soprattutto con impastamento e lievitazione brevi.
Hammurabi non manca necessariamente di proteine: manca di una rete polimerica capace di sostenerne l’espansione.
1.3 Pizza
La pizza richiede estensibilità senza adesività incontrollata e stabilità durante la fermentazione. Un monococco con molte gliadine e pochi polimeri grandi può stendersi facilmente ma perdere forma o aderire; un P/L elevato può invece indicare tenacità e scarsa estensione.
Per il monococco servono protocolli dedicati: idratazione prudente, impastamento breve, riposi controllati e fermentazioni compatibili con la stabilità del lotto.
1.4 Pasta
Nella pasta la rete deve immobilizzare l’amido durante estrusione ed essiccazione e limitare le perdite in cottura. Il contenuto proteico elevato non basta: contano qualità del glutine, polimerizzazione e danno dell’amido.
Nei dati pubblicati Norberto mostra forza del glutine normale nel gruppo studiato, mentre Hammurabi è classificato come estremamente debole. Il comportamento può inoltre cambiare con granulometria, temperatura di essiccazione e presenza della crusca.
2. Una lettura pratica delle cultivar

2. Una lettura pratica delle cultivar

Cultivar Pane Pizza Pasta Cautela interpretativa
Monlis migliore struttura nel gruppo; buona stabilità potenzialmente gestibile, da calibrare sull’idratazione possibile buona coesione profilo proteico e immunologico atipico
ID331/Norberto buon potenziale con processo breve buona estensibilità possibile, ma adesività osservata Norberto: forza normale in uno studio ID331 originario e lotti Norberto non sovrapponibili
Hammurabi rete insufficiente per alto volume molto cedevole e potenzialmente adesivo tenuta debole adesività non misurata strumentalmente
Antenato/Monili dati insufficienti dati insufficienti dati insufficienti serve caratterizzazione completa

IV PARTE – La ricerca che manca
Per collegare davvero subunità, adesività, prestazione tecnologica e risposta immunitaria serve uno studio sullo stesso raccolto e con la stessa molitura, comprendente Monlis, ID331 originario se disponibile, più lotti tracciati di Norberto, Hammurabi, Antenato, Monili e monococchi balcanici identificati.
✓ RP-HPLC e LC-MS/MS quantitativa di α/β-, γ- e ω-gliadine, HMW-GS e LMW-GS; non soltanto conteggio delle bande.
✓ SDS-PAGE/A-PAGE bidimensionale o proteomica top-down per associare ogni banda a una sequenza o proteoforma.
✓ SE-HPLC con e senza agente riducente, UPP e GMP per misurare dimensione e quota dei polimeri.
✓ Adesività strumentale con sonda Chen-Hoseney, texture analyzer o peel test, a idratazione standard e farinografica.
✓ G′, G″, tan δ, creep-recovery, farinografo, alveografo e stress relaxation.
✓ Acqua libera/legata, amido danneggiato, arabinoxilani/pentosani, attività α-amilasica e proteasica.
✓ Prove separate per pane, pizza e pasta con processi adattati ma anche un protocollo comune di confronto.
✓ Digestione gastrointestinale standardizzata, peptidomica degli epitopi, test T-cellulari e modelli epiteliali sulle stesse farine.
✓ Disegno agronomico fattoriale per azoto e zolfo, con più ambienti e annate, così da distinguere genotipo, fertilizzazione e interazione.
Un modello multivariato potrebbe stabilire se l’adesività è spiegata meglio da singole proteoforme γ o ω, dal rapporto gliadine/glutenine, da UPP/GMP, dall’acqua o da fattori non proteici. Un secondo modello potrebbe collegare le sequenze liberate dalla digestione alla risposta immunitaria. Senza misure parallele, attribuire tutto a una singola famiglia proteica resta una semplificazione.
Nota tecnica – Che cosa significano le bande elettroforetiche
In un gel elettroforetico le proteine migrano formando bande. In SDS-PAGE la separazione dipende soprattutto dalla massa apparente dopo denaturazione; in A-PAGE dipende maggiormente da mobilità e carica, ed è stata storicamente usata per le gliadine.
Una banda indica una zona di migrazione, non necessariamente una sola proteina. Proteine diverse possono co-migrare nella stessa posizione, mentre una stessa sequenza può apparire in più forme per modificazioni, processamenti o aggregazione.
L’intensità della banda fornisce al massimo una stima semiquantitativa e dipende da estrazione, colorazione, saturazione e quantità caricata. Dire che Hammurabi possiede 12-13 bande ω e ID331 una sola banda descrive un profilo elettroforetico, non dimostra che la quantità totale di ω-gliadine sia 12-13 volte maggiore. Inoltre le bande non rivelano direttamente la posizione delle cisteine, l’appartenenza al GMP, la sequenza degli epitopi o la digestibilità.
✓ Elettroforesi: ottima per confrontare profili e riconoscere polimorfismi.
✓ HPLC: migliore per quantificare famiglie e proporzioni relative.
✓ Spettrometria di massa: necessaria per identificare sequenze, proteoforme e peptidi.
✓ SE-HPLC/GMP-UPP: necessaria per descrivere dimensione e insolubilità dei polimeri.
✓ Immunologia: richiede peptidi digeriti, HLA e test cellulari; non si deduce dalla posizione di una banda.
Conclusioni
✓ Le glutenine partecipano alla viscosità e alla viscoelasticità; influenzano l’adesività soprattutto attraverso coesione e recupero, ma non la determinano da sole.
✓ Le gliadine plasticizzano la rete; α/β, γ e ω non sono intercambiabili e il numero delle bande non equivale alla loro quantità o funzione.
✓ Anche HMW- e LMW-glutenine possono generare epitopi; le evidenze specifiche sul monococco riguardano però soprattutto le gliadine e il glutine complessivo.
✓ ID331/Norberto presenta evidenze di minore attività in alcuni modelli rispetto al frumento tenero e a Monlis, ma contiene glutine e non è sicuro per i celiaci.
Bibliografia essenziale
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Grano Monococco Varietà Norberto (I parte)

by luciano

Grano monococco varietà Norberto (ID331)

Presentazione sintetica varietà Norberto. Le banche genetiche dei grani custodiscono innumerevoli semi di grano (accessioni- varietà) che sono oggetto di studi, ricerche cosi come di richieste per coltivazione. L’accessione può essere indicata con un numero, un codice, il nome dell’agricoltore, di colui che l’ha individuata, del raccoglitore, ecc., e della località di raccolta.
Le varietà sono, a differenza delle accessioni, iscritte al Registro delle varietà di specie agrarie con un proprio nome identificativo in moda da poter essere commercializzate. Ed è quello che è avvenuto con l’accessione ID331 che il CREA di Roma ha “caratterizzato” (cioè descritto e individuato in modo univoco) e  iscritto con il nome di Norberto. Successivamente il CREA, attraverso una gara pubblica (2017) ha assegnato, per 10 anni, alla società Agroservice S.P.A. la coltivazione del seme con l’obbligo di mantenerlo in purezza.

Caratteristiche peculiari grano monococco.
1. caratteristica struttura glutine
2. caratteristiche salutistiche
3. certezza di cosa acquistiamo
4. purezza e salubrità di cosa acquistiamo

Caratteristica della struttura del glutine

Perchè il glutine del monococco è meno forte di quello del grano duro e del grano tenero
La struttura del glutine è composta da glutenine che formano una struttura chiamata macropolimero -lo scheletro del glutine [1] – che ingloba le gliadine. Le glutenine sono collegate tra loro da legami disolfuro che sono molto resistenti alla scissione. Il monococco ha più gliadine che glutenine rispetto agli altri grani, ha, quindi, uno “scheletro” meno sviluppato che rende il suo glutine meno “forte” [2]. La maggiore presenza di gliadine rende, inoltre, gli impasti viscosi e soffici.
Note:
1 – It has been proposed that glutenin subunits provide a structural backbone to the glutenin macropolymer through the formation of disulfide bonds that are highly resistant to cleavage [1]. The inherent ability of glutenin subunits to form disulfide bonds is thought to be determined by the primary and secondary structure of the proteins, which determines whether cysteine residues are present and available to form disulfide bonds, the capacity of a subunit to fold in the manner that would be required to form the bond, and the elasticity of the subunit once in the polymer to provide visco-elastic properties to a dough. The glutenin macropolymer of wheat flour doughs: structure–function perspectives. Megan P. Lindsay et al. Trends in Food Science & Technology Volume 10, Issue 8, August 1999, Pages 247-253
2 – Il contenuto e la composizione delle proteine del glutine è stato oggetto di pochi studi; quelli esistenti riguardanti anche il rapporto GLIADINE/GLUTENINE riportato i seguenti dati: farine bianche di frumento tenero valori compresi tra 1,7–3,1 (Wieser e Kieffer, 2001) e 1,4–2,1 (Thanhaeuser et al., 2014), mentre quelle di farro (2,2–9,0) (Koenig et al., 2015 ), frumento duro (3,1–5,0) (Wieser, 2000; Wieser et al., 2003), farro (3,5–7,6) (Wieser e Koehler, 2009) e monococco (4,0–14,0) (Wieser et al., 2009), sempre monococco (4.2-12.0) Sabrina Geisslitz et al. 2018

Caratteristiche salutistiche

1 – Digeribilità del glutine
Le varietà di grano monococco hanno un glutine, pur nella variabilità dovuta alle condizioni pedo-climatiche delle zone di coltura, sensibilmente meno “forte” e in quantità inferiore (Comparative Analysis of in vitro Digestibility and Immunogenicity of Gliadin Proteins From Durum and Einkorn Wheat. Frontiers in Nutrition maggio 2020)” rispetto ai grani duri e tenero. Queste caratteristiche hanno un forte impatto sulla digeribilità del glutine. Il grano monococco varietà Norberto ha un indice di glutine 15-30 e un indice di forza di circa 80. Uno studio condotto dal CNR di Avellino a cura di G. Mamone, dimostra l’elevata digeribilità del monococco rispetto al frumento: “Con il nostro studio abbiamo scoperto che varietà antiche di questo cereale contengono un glutine più fragile e dunque più digeribile e meno tossico rispetto al grano tenero (Triticum aestivum)”. Approfondimento: la digestione del glutine.

La digeribilità del glutine è di estrema importanza per mantenere in buono stato l’apparato gastro-intestinale e, di conseguenza la salute. Il sistema gastro-intestinale è soggetto a molteplici patologie (oltre che malattie vere e proprie) che ne compromettono il buon funzionamento. Tra queste “patologie” l’infiammazione e la permeabilità intestinale rivestono particolare importanza. Patologie piuttosto frequenti aggravate dallo stress sempre più presente nella nostra vita (a livelli molto alti oggi anche per effetto del covid) e dal regime alimentare non sempre corretto.

Il grano monococco possiede delle caratteristiche peculiari che né fanno un ottimo alleato per non aggravare sia l’infiammazione che la permeabilità intestinale anzi, la varietà ID331 (ora Norberto), contiene una frazione del glutine (peptide) che esercita un effetto “protettivo” verso la membrana intestinale come successivamente precisato. Inoltre i prodotti con grano monococco possono migliorare non solo i parametri proinfiammatori/antiossidanti ma anche lo stato glicemico e lipidico (Brandolini 2021).

2 – Effetto sulla permeabilità intestinale e verso la membrana intestinale
Una ricerca del 2016 ha evidenziato che il glutine (specificatamente le gliadine) del grano monococco id331 (ora Norberto) non stimolano la permeabilità intestinale “ ID331 gliadin did not enhance permeability”. Inoltre possiede una frazione del glutine che esercita un’azione protettiva della mucosa intestinale. (Protective effects of ID331 Triticum monococcum gliadin on in vitro models of the intestinal epithelium. G. Jacomino et al 2016).

3 – Effetto anti infiammatorio verso la membrana intestinale
Lo studio “ Integrated Evaluation of the Potential Health Benefits of Einkorn-Based Breads A. Gobetti et al. 2017” ha evidenziato che il il grano monococco (pane) esercita un’azione anti-infiammatoria sulla membrana intestinale :“einkorn bread evidenced an anti-inflammatory effect, although masked by the effect of digestive fluid”. In buona sostanza un potenziale aiuto per mantenere la salute: “potential health benefit of einkorn-based bakery products compared to wheat-based ones.”

Indice glicemico e grani

by luciano

Indice glicemico

L’indice glicemico è molto importante per i diabetici nella gestione della glicemia, o anche per coloro a rischio di sviluppare il diabete.
Il grano, considerato l’elevato uso per moltissimi prodotti di largo consumo, è stato ed è oggetto di moltissime ricerche e studi in relazione al suo indice glicemico. L’indice glicemico di un prodotto realizzato con grano è correlato, tra l’altro,:
• alla composizione degli zuccheri del suo amido
• al grado di raffinamento della farina utilizzata
• alla modalità di preparazione degli impasti

Composizione degli zuccheri dell’amido di grano
L’amido del grano è composto da due zuccheri amilosio e l’amilopctina. L’amilosio è prevalente come quantità rispetto alla amilopectina ed è rapidamente idrolizzato dagli enzimi digestivi risultando, dunque, maggiormente responsabile del “picco glicemico”. Il grano T. monococcum (piccolo farro) rappresenta un’eccezione perché il contenuto di amilosio (23,3-28,6% dell’ amido totale) (Hidalgo et al.. 2014) è più basso rispetto al grano duro (30%) e al grano tenero (35-43%).

Grado di raffinamento della farina
La farina integrale ha un indice glicemico inferiore alla farina raffinata.
Un ampio studio che ha esaminato quasi 43000 persone per un massimo di 12 anni ha scoperto che una dieta ricca di cereali integrali era inversamente associata al rischio di diabete di tipo 2 [3]. Studi epidemiologici hanno costantemente dimostrato un effetto benefico delle fibre, in particolare della fibra di grano, nel ridurre il rischio di diabete (1-2) e malattie cardiovascolari (3,4), e un recente rapporto ha indicato che l’assunzione totale di fibre alimentari era associata a una ridotta CHD fattori di rischio nei giovani (5). Fung TT, Hu FB, Pereira MA, et al. Whole-grain intake and the risk of type 2 diabetes: a prospective study in men. American Journal of Clinical Nutrition. 2002;76(3):535–540. [PubMed] [Google Scholar]

Modalità di preparazione degli impasti: La fermentazione con la pasta acida, l’indice glicemico e il carico glicemico.
L’indice glicemico (IG) è il numero da 0 a 100 assegnato a un alimento (al glucosio puro è stato arbitrariamente assegnato il valore 100) che è indicativo dell’aumento relativo dei livelli di glucosio nel sangue riscontrato 2 ore dopo che il cibo è stato consumato. L’IG di un alimento specifico dipende principalmente dalla quantità e dal tipo di carboidrati che contiene, ma è anche influenzato da numerosi altri fattori tra cui la quantità di acidi organici.
Il carico glicemico (GL) è un valore che indica la velocità con cui una determinata porzione di cibo eleva i livelli di glucosio nel sangue. Prende in considerazione sia la quantità di carboidrati nella porzione sia la velocità con cui aumenta i livelli di glucosio nel sangue (GL = GI × carboidrati / 100). Un GL di 0-10 = GL basso; 11-19 = GL medio; 20 e oltre = GL alto). La fermentazione con lievito naturale dell’impasto di farina di frumento abbassa significativamente l’IG del pane riducendo il tasso di digestione dell’amido, principalmente attraverso la formazione di acidi organici che ritardano l’assorbimento dell’amido [6]. L’amido viene assorbito più lentamente in presenza di acido lattico a causa dell’inibizione degli enzimi amilolitici e la sua biodisponibilità è ridotta a causa dell’interazione tra amido e glutine [7]. L’acido acetico ritarda la velocità di svuotamento gastrico [8]. The Mediterranean way: why elderly people should eat wholewheat sourdough bread—a little known component of the Mediterranean diet and healthy food for elderly adults. Antonio Capurso, Cristiano Capurso. 13 november 2019 springer.

Riferimenti
1 – Liu S, Manson JE, Stampfer MJ, Hu FB, Giovannucci E, Colditz GA, Hennekens CH, Willett WC: A prospective study of whole-grain intake and risk of type 2 diabetes mellitus in US women. Am J Public Health 90: 1409–1415, 2000. PubMedWeb of ScienceGoogle Scholar

2 – Salmeron J, Ascherio A, Rimm EB, Colditz GA, Spiegelman D, Jenkins DJ, Stampfer MJ, Wing AL, Willett WC: Dietary fiber, glycemic load, and risk of NIDDM in men. Diabetes Care 20:545–550, 1997.  Abstract/FREE Full TextGoogle Scholar

3 – Liu S, Stampfer MJ, Hu FB, Giovannucci E, Rimm E, Manson JE, Hennekens CH, Willett WC: Whole-grain consumption and risk of coronary heart disease: results from the Nurses’ Health Study. Am J Clin Nutr 70:412–419, 1999. Abstract/FREE Full TextGoogle Scholar

4 – Wolk A, Manson JE, Stampfer MJ, Colditz GA, Hu FB, Speizer FE, Hennekens CH, Willett WC: Long-term intake of dietary fiber and decreased risk of coronary heart disease among women. JAMA 281:1998–2004, 1999
CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar
5 – Ludwig DS, Pereira MA, Kroenke CH, Hilner JE, Van Horn L, Slattery ML, Jacobs DR Jr: Dietary fiber, weight gain, and cardiovascular disease risk factors in young adults. JAMA 282:1539–1546, 1999.  CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar
6 – Poutanen K, Flander L, Katina K (2009) Sourdough and cereal fermentation in a nutritional perspective. Food Microbiol 26:693–699
7 – Liljeberg H, Björck I (1998) Delayed gastric emptying rate may explain improved glycaemia in healthy subjects to a starchy meal with added vinegar. Eur J Clin Nutr 52:368–371
8 – Atkinson FS, Foster-Powell K, Brand-Miller JC (2008) International tables of glycemic index and glycemic load values: 2008. Diabetes Care 31:2281–2283
Note
“The glycemic index [GI] a system that ranks foods on a scale from 1 to 100 based on their effect on blood-sugar levels.”
The purpose of this scale is so that sensitive individuals can judge the impact a particular food will have on their blood sugar, and either eat or avoid it accordingly. This is very important for diabetics in managing blood sugar, or even those who have been told they are at risk for developing diabetes.
Now, that rank is from 1 to 100, but that means nothing without context.
• High GI foods are ranked at 70 or greater — like potatoes
• Medium GI foods are ranked at 56 to 69 — like sweet potatoes and corn; sweeter fruits like pineapple and apricots; and millet
• Low GI foods are ranked at 55 or lower — like carrots and other moderately sweet vegetables, most other fruits, most nuts/seeds; beans; dairy; and most grains
• Very Low GI foods are ranked below any of these because they have no impact on blood sugar or no established GI value — like non-starchy vegetables; spices; herbs; and meats and seafood
By the way, this information comes from The World’s Healthiest Foods.
The high GI foods cause a sudden and extreme spike in blood sugar levels, while medium/low GI foods produce a more gradual increase.

Comparative Analysis of in vitro Digestibility and Immunogenicity of Gliadin Proteins From Durum and Einkorn Wheat

by luciano

Un recentissimo studio che:
“dimostra che le cultivar di T. monococcum (Hammurabi e Norberto-ID331) possiedono diversi tipi di gliadina e glutenina, e tali differenze possono influenzare la digeribilità e, di conseguenza, le proprietà immunogeniche delle proteine del grano. Nonostante i grani monococchi antichi abbiano un contenuto di glutine simile o comunque non superiore rispetto al grano tetraploide ed esaploide moderno, questi genotipi possiedono un glutine più digeribile e quindi potenzialmente meno tossico, come confermato anche dai loro bassi indici di glutine e dal valore W alveografico. Tali caratteristiche potrebbero giocare un ruolo importante per trovare una specie di frumento alternativa meglio tollerata e destinata a pazienti affetti da disturbi legati al frumento “.
Luigia Di Stasio; Stefania Picassa; Renata auricchio; Serena Vitale; Laura Gazza; Gianluca Picariello; Carmen Gianfrani; Gianfranco Mamone.
Lo studio completo è consultabile in:
Front. Nutr., 22 May 2020 | https://doi.org/10.3389/fnut.2020.00056
Lo studio dà, inoltre, un importante impulso a sviluppare prodotti da forno utilizzando direttamente i grani monococco testati (e, anche, grani monococco tipo ID331). Nel presente sito sono pubblicati diversi test relativi a prodotti come pane e prodotti secchi con grano monococco sia Norberto-ID331 sia monococco tipo ID331.

Pane all’olio di grano monococco (piccolo farro) 100% – ricetta-

by luciano

Pane all’olio di grano monococco (piccolo farro) 100%
(idoneo per persone sensibili al glutine/grano non celiache)
Questo test fa seguito a quello presentato in data 27-settembre 2019:https://glutenlight.eu/2019/09/27/pane-di-grano-monococco-piccolo-farro-100/
Da quella presentazione prendiamo tutta la parte introduttiva che rimane invariata.
“La ricerca scientifica ha da tempo evidenziato, oltre la grande digeribilità, e la ricchezza dei contenuti di minerali, anche l’elevata tollerabilità di alcune varietà del grano monococco. https://glutenlight.eu/2019/03/11/tollerabilita-del-grano-monococco/. Per questo motivo dedichiamo a questo grano una particolare attenzione.
La farina di grano monococco presenta alcune difficoltà per la realizzazione di pane e/o prodotti da forno secchi.
In sintesi alcune possibili difficoltà sono:
1. La minore quantità di glutine
2. La minore forza del glutine
3. Danneggiamento amido accentuato (1)
4. Amilasi troppo debole (falling number superiore a 350). (2)
Inoltre la realizzazione di prodotti per persone sensibili al glutine/grano ma non celiache richiede lunghi tempi di maturazione dell’impasto affinché i processi enzimatici operino anche le trasformazioni (idrolisi) degli amidi e del glutine. (https://glutenlight.eu/2019/03/12/maturazione-e-fermentazione-di-un-impasto-acqua-farina-e-lieviti-e-o-batteri-lattici/). Tempi lunghi (oltre 24 ore) non sono compatibili con la stabilità di questo tipo d’impasti a temperatura ambiente o superiore. Dovrà essere utilizzata una cella a temperatura bassa (4-6 gradi) per rallentare la lievitazione e favorire la maturazione dell’impasto (oppure, per preparazioni casalinghe, il frigorifero). Finita la maturazione si procederà, poi, rapidamente alla lievitazione. Dovrà essere utilizzata, sempre perché il prodotto è pensato per persone sensibili al glutine/grano ma non celiache, la pasta madre dello stesso grano che utilizziamo o del grano monococco più digeribile e tollerabile. Questa pasta madre non darà grande apporto per la lievitazione. La scarsità di glutine, inoltre, non genera un reticolo glutinico abbondante ne forte: rischiamo di avere un pane basso e compatto. Si dovrà immettere aria nell’impasto durante la preparazione. Si dovrà utilizzare una percentuale limitatissima di Lievito di Birra compresso fresco che ha funzione di starter e collaborazione con i lattobacilli. La farina da usare dovrebbe essere sempre da coltivazione biologica. L’uso di composti azotati aumenta sia la percentuale di glutine che la forza ed altera il rapporto glutenina gliadina. https://glutenlight.eu/2019/03/14/i-fertilizzanti-e-il-grano/. Queste note fanno parte di una nuova metodica industriale per la realizzazione d’impasti per pane e prodotti secchi adatta con farine povere di glutine (percentuale di glutine s.s. e “forza del glutine” limitate). Sono le farine che, nella prassi corrente, non vengono utilizzate per la produzione di pane. Un primo passo lo facciamo utilizzando una versione semplificata (impasto diretto) di quella metodica che prevede la realizzazione del preimpasto seguito dall’impasto finale. Inoltre la metodica è stata adattata per una preparazione casalinga, quindi senza l’uso –ad esempio- di una cella a temperatura e umidità controllate. Tempi e temperature sono stati definiti per la farina di grano monococco tipo ID331 semintegrale, macinata a pietra, produttore “I grani di Atlantide di Lorenzo Moi” raccolto 2018. Questa precisazione è necessaria, perché soprattutto tempi e temperature variano secondo la farina (tipo e raccolto) e il suo grado di raffinazione (quantità di crusca presente). Ulteriore precisazione: la metodica è per persone esperte”.