Header Image - Gluten Light
Gallery

Magazine

Implicazioni dell’utilizzo del lievito di birra nella panificazione: aspetti fermentativi, strutturali e nutrizionali

by luciano

Abstract
Il lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) rappresenta l’agente lievitante principale nella panificazione tradizionale. La quantità di lievito impiegata, la sua attività metabolica prima della cottura e le caratteristiche dei residui cellulari presenti nel prodotto finito influenzano in modo significativo le proprietà strutturali, sensoriali e nutrizionali del pane. Questo articolo fornisce un’analisi approfondita degli effetti dell’impiego eccessivo di lievito, della composizione dei residui cellulari dopo la cottura e del loro impatto su qualità del prodotto e interazioni fisiologiche.

A. Effetti dell’eccesso di lievito di birra nell’impasto
L’impiego di quantità eccessive di lievito determina una fermentazione accelerata, con ripercussioni negative sulla formazione della struttura e sulla qualità aromatica.
A.1 Conseguenze sulla fermentazione dell’impasto
Produzione rapida di CO₂: L’elevata velocità fermentativa porta a una saturazione precoce della maglia glutinica.
Sovradistensione della rete glutinica: L’espansione meccanica indotta dal gas può superare la capacità elastica del glutine, predisponendo l’impasto al collasso.
Alterazioni reologiche: L’impasto risulta eccessivamente gassoso, appiccicoso e difficile da manipolare.
A.2 Implicazioni sul prodotto finale
Aroma e profilo sensoriale: La fermentazione troppo rapida genera note marcate di lievito o alcol, con riduzione della complessità aromatica.
Struttura della mollica: Sono frequenti alveoli irregolari e zone collassate, tipiche di impasti sovralievitati.
Colorazione della crosta: L’esaurimento precoce degli zuccheri disponibili limita la reazione di Maillard, producendo croste più chiare.
Shelf life ridotta: La debolezza strutturale accelera il raffermamento.
Una fermentazione più lenta e controllata è associata a migliori proprietà sensoriali e strutturali.

B. Residui del lievito dopo la cottura
Durante la cottura, Saccharomyces cerevisiae viene inattivato termicamente. Le cellule morte restano nel pane come biomassa inerte.
B.1 Componenti residue
Dopo la morte cellulare permangono:
frammenti cellulari contenenti proteine, lipidi, nucleotidi
polisaccaridi di parete (β-glucani e mannani)
metaboliti prodotti durante la fermentazione pre-cottura (esteri, acidi organici, aldeidi, alcoli superiori)
anidride carbonica intrappolata come alveoli della mollica
L’etanolo prodotto viene quasi completamente eliminato per evaporazione.
B.2 Aspetti scientifici
Le cellule morte non fermentano e non hanno attività probiotica.
I residui non influenzano la microflora del pane, poiché la cottura sterilizza l’ambiente.
I costituenti cellulari contribuiscono marginalmente al valore nutrizionale (amminoacidi, vitamine del gruppo B).

C. Eccesso di residui cellulari da lievito in pane ottenuto con troppo lievito
Quando la quantità di lievito utilizzata è superiore ai livelli ottimali, l’accumulo di biomassa inattiva e di metaboliti fermentativi nel prodotto finale produce effetti misurabili su struttura e sensorialità.
C.1 Effetti sulla struttura
Mollica più densa o leggermente gommosa: l’eccesso di particolato cellulare interferisce con la rete glutinica.
Modificazioni dell’idratazione: polisaccaridi di parete e componenti cellulari legano acqua, alterando le proprietà reologiche.
Possibili collassi strutturali: esito indiretto del sovralievitazione.
C.2 Effetti su aroma e gusto
Sapore lievitato o lievemente amaro: dovuto al rilascio di aminoacidi, nucleotidi e composti solforati.
Squilibri aromatici: concentrazioni elevate di esteri e alcoli superiori alterano il profilo aromatico naturale del pane.
C.3 Conseguenze nutrizionali
La biomassa aggiuntiva aumenta il contenuto di:
proteine
vitamine del gruppo B
minerali
β-glucani e mannani
Tuttavia, tali elementi non conferiscono attività probiotica.

D. Analisi scientifica approfondita
D.1 Interazione con il microbiota intestinale
Le cellule di lievito inattivate dal calore vengono digerite come altre macromolecole alimentari.
Non alterano significativamente il microbiota intestinale.
I β-glucani e i mannani possono esercitare modesti effetti prebiotici, ma privi di attività microbica metabolica.
Gli effetti fisiologici del pane sul microbiota derivano principalmente dai processi fermentativi pre-cottura, soprattutto nei pani a lievitazione naturale (sourdough).
D.2 Importanza della corretta dosatura del lievito
La quantità di lievito modula:
lievitazione (produzione di CO₂),
sviluppo aromatico (formazione di esteri, aldeidi, alcoli, acidi),
modificazioni reologiche (attività enzimatica su amidi e proteine).
Carente apporto di lievito:
lievitazione lenta
mollica compatta
prevalenza di acidità (soprattutto in sistemi sourdough)
Eccesso di lievito:
fermentazione troppo rapida e rischio di sovralievitazione
struttura instabile
aroma meno complesso
Nei processi professionali si impiega generalmente lo 0,5–2% di lievito sul peso della farina, variabile in funzione di temperatura, idratazione, contenuto zuccherino e salino.
D.3 Componenti e metaboliti disponibili dopo la morte del lievito
Dopo la cottura rimangono solamente:
metaboliti preformati (esteri, alcoli superiori, acidi organici)
componenti cellulari (amminoacidi, nucleotidi, lipidi, vitamine, minerali, polisaccaridi)
Questi contribuiscono:
all’aroma (tramite precursori delle reazioni di Maillard)
alla struttura (solo se quantitativamente elevati)
al valore nutrizionale (apporto di micronutrienti)
Non si verifica alcuna attività metabolica post-mortem da parte del lievito.

Conclusioni
L’utilizzo del lievito di birra nella panificazione richiede un controllo quantitativo rigoroso, poiché la dinamica fermentativa e la qualità del prodotto finale dipendono in larga misura dalla quantità di lievito impiegata. Le cellule morte presenti nel pane cotto costituiscono biomassa nutriente ma metabolicamente inattiva, senza impatti significativi sul microbiota o sulla sicurezza alimentare. L’ottimizzazione della fermentazione pre-cottura rimane l’elemento chiave per ottenere pane di elevata qualità strutturale e sensoriale.

Invecchiamento del sistema immunitario II parte

by luciano

Invecchiamento del sistema immunitario I parte

In evidenza
1 – L’invecchiamento è un processo multifattoriale guidato da vari fattori intrinseci ed estrinseci, tra cui instabilità genomica, accorciamento dei telomeri (modificazioni della sequenza del DNA) [A], alterazioni epigenetiche, perdita di proteostasi, macroautofagia disabilitata, rilevamento dei nutrienti alterato [B], disfunzione mitocondriale, senescenza cellulare, esaurimento delle cellule staminali, comunicazione intercellulare alterata, infiammazione cronica e disbiosi. Questi fattori sono strettamente correlati all’invecchiamento dell’organismo e la ricerca ha dimostrato che indurli può accelerare l’invecchiamento, mentre intervenire su di essi può rallentare, arrestare o persino invertire il processo di invecchiamento.
2 – Le molecole secrete dalle cellule senescenti (fenotipo secretorio associato alla senescenza SASP [C]), promuovono l’infiammazione cronica e possono indurre la senescenza nelle cellule normali. Allo stesso tempo, l’infiammazione cronica accelera la senescenza delle cellule immunitarie, con conseguente indebolimento della funzione immunitaria e incapacità di eliminare le cellule senescenti e i fattori infiammatori, creando un circolo vizioso di infiammazione e senescenza.
3 – L’inflammaging [D] (chronic, low-grade, and persistent inflammation) è un segno distintivo riconosciuto dell’invecchiamento, legato a morbilità e mortalità. L’inflammaging è così strettamente interconnesso con l’invecchiamento dell’organismo che è possibile costruire orologi dell’invecchiamento altamente accurati, predittivi di morbilità e mortalità, utilizzando marcatori di infiammazione.
4. – Sebbene esista una notevole variabilità nell’invecchiamento tra gli individui, il processo di invecchiamento generalmente comporta infiammazione cronica, disturbi dell’omeostasi tissutale e disfunzione del sistema immunitario e disturbi dell’omeostasi degli organi, e disfunzione del sistema immunitario e delle funzioni degli organi, funzioni, causando facilmente malattie cardiovascolari, metaboliche, autoimmuni e neuro degenerative associate all’invecchiamento.
5 – Interventi geroterapici come la restrizione calorica, l’adozione di una dieta chetogenica o l’esercizio fisico possono sostenere la durata della salute in parte attenuando l’invecchiamento immunitario tramite meccanismi immunometabolici unificati.

Le ricerche

5 – Immune Clearance of Senescent Cells to Combat Ageing and Chronic Diseases. Ping Song. 2020
Le cellule senescenti sono generalmente caratterizzate da arresto permanente del ciclo cellulare, alterazione e attivazione metabolica e resistenza all’apoptosi in diversi organi a causa di vari fattori di stress. L’accumulo eccessivo di cellule senescenti in numerosi tessuti porta a molteplici malattie croniche, disfunzioni tissutali, patologie legate all’età e invecchiamento degli organi. Le cellule immunitarie possono rimuovere le cellule senescenti. L’immunizzazione o l’alterazione delle risposte immunitarie innate e adattative da parte delle cellule senescenti provocano un accumulo persistente di varie cellule senescenti. Sebbene i senolitici – farmaci che rimuovono selettivamente le cellule senescenti inducendone l’apoptosi – siano argomenti di attualità e stiano facendo significativi progressi nella ricerca, le immunoterapie per la senescenza che utilizzano la clearance delle cellule senescenti mediata dalle cellule immunitarie stanno emergendo e rappresentano strategie promettenti per combattere l’invecchiamento e molteplici malattie croniche. Questa breve rassegna fornisce una panoramica dei progressi della ricerca fino ad oggi riguardanti le malattie croniche causate dalle cellule senescenti e l’invecchiamento dei tessuti, nonché la regolazione della senescenza da parte di farmaci a piccole molecole negli studi clinici e i diversi ruoli e la regolazione delle cellule immunitarie nell’eliminazione delle cellule senescenti. Prove sempre più numerose indicano che l’immunoterapia mirata alle cellule senescenti combatte l’invecchiamento e le malattie croniche, prolungando di conseguenza la durata di una vita sana. Immune Clearance of Senescent Cells to Combat Ageing and Chronic Diseases. Ping Song * , Junqing An and Ming-Hui Zou. Center for Molecular and Translational Medicine, Georgia State University, 157 Decatur Street SE, Atlanta, GA 30303, USA; jan14@student.gsu.edu (J.A.); mzou@gsu.edu (M.-H.Z.). * Correspondence: psong@gsu.edu; Tel.: +1-404-413-6636
Received: 29 January 2020; Accepted: 5 March 2020; Published: 10 March 202

6 – Aging of the immune system – focus on inflammation and vaccination. 2016. Marcello Pinti et al.
The identification of the basis of the aging processes that drives the multiple pathologies and loss of function typical of older individuals is a major challenge in current aging research. Among the possible causes, an impairment of the immune system plays a major role, and indeed numerous studies have described immunological changes which occur with age.Far from the intention of being exhaustive, this review will focus on recent advances and views on the role that modifications of cell signalling and remodelling of the immune response play during human aging and longevity, paying particular attention to phenomena which are linked to the so called inflammaging process, such as dysregulation of innate immunity, altered T-cell or B-cell maturation and differentiation, as well as to the implications of immune aging for vaccination strategies in the elderly.

….omissis
What are these basic aging processes? For humans, this question remains formally unanswered. Nevertheless, a very large body of experimental evidence from a wide variety of organisms ranging from yeast to primates strongly suggests there are at least nine evolutionarily conserved hallmarks of aging that almost certainly derive from a small handful of basic aging processes [3]. These hallmarks of aging include stem cell exhaustion, altered intercellular communication, genomic instability and telomere attrition, epigenetic alterations, loss of protein homeostasis (proteostasis), altered nutrient and growth factor sensing, mitochondrial dysfunction and cellular senescence [3]. There are still many open questions regarding the prime causes and ultimate effects of these hallmarks. However, emerging studies are beginning to identify commonalities among the causes and effects of at least some of these hallmarks. One of these commonalities has been linked to the immune system: low levels of chronic inflammation, otherwise known as inflammaging or inflammageing [4].

….omissis

Conclusions
The increase in human lifespan poses several new questions and complex challenges to the medical and scientific community, including for immunologists. Today, the immune system has to defend the organism for several decades, and thus has to work effectively for a substantial number of years; this is a reality that was not considered when Jenner developed the smallpox vaccine. Moreover, every day immune cells have to cope with external insults (such as oxygen, UV light, chronic infection), personal and social behaviors (nutrition, obesity, psychological stress, lack of exercise, hyper-training, pollution, smoking, economic status) and unavoidable internal changes (cell metabolism, turnover and production of DAMPs). Our community is well aware of this challenge, and indeed an unprecedented attention is now paid to aging and longevity, that includes the search for new strategies for an optimal maintenance of immunological performances in the long, last part of our life. Aging of the immune system – focus on inflammation and vaccination. 2016
Marcello Pinti et al. Department of Life Sciences, University of Modena and Reggio Emilia, Via Campi 287, 41125 Modena, Italy. Eur J Immunol. 2016 October ; 46(10): 2286–2301. doi:10.1002/eji.201546178.