Header Image - Gluten Light

Tag Archives

3 Articles

Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado alla luce delle ricerche scientifiche del 2026

by luciano

Documento di verifica scientifica: quali elementi dell’Approccio trovano riscontro nella letteratura più recente e con quale grado di evidenza

Questo articolo fa parte di un percorso in tre parti:
1. Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado — il documento operativo: quali comportamenti e strategie adottare.
2. Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado alla luce delle ricerche scientifiche del 2026 — il documento di verifica scientifica: quali elementi dell’Approccio trovano riscontro nella letteratura più recente e con quale grado di evidenza.
3. Infiammazione cronica di basso grado: il tema nella divulgazione scientifica nella stampa internazionale nel 2026 — il documento di analisi della comunicazione: come il tema viene presentato, interpretato e divulgato dalla stampa scientifica e generalista internazionale
Introduzione
L’Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado considera questo fenomeno non come il risultato di un singolo fattore, ma come l’espressione dell’interazione fra alimentazione, metabolismo, composizione corporea, attività fisica, funzione muscolare, microbiota intestinale, sonno, ritmi circadiani, stress e processi biologici dell’invecchiamento.
Le ricerche scientifiche pubblicate nel 2026 offrono diversi riscontri a questa impostazione. In particolare, la letteratura recente sull’inflammaging descrive l’infiammazione cronica di basso grado come un processo sistemico e multifattoriale nel quale convergono senescenza cellulare, disfunzione mitocondriale, alterazioni metaboliche, modificazioni della funzione immunitaria, microbiota, alimentazione, attività fisica e fattori ambientali e comportamentali [1].
Non tutti gli elementi dell’Approccio integrato dispongono dello stesso livello di evidenza e non sarebbe corretto interpretare la convergenza fra studi differenti come dimostrazione sperimentale dell’intero modello. Il dato rilevante è che numerose componenti dell’Approccio trovano riscontro, separatamente e talvolta congiuntamente, nella letteratura scientifica più recente. In questo capitolo si distingue pertanto fra riscontro diretto, riscontro meccanicistico e coerenza generale con le evidenze.
1. Infiammazione cronica di basso grado come fenomeno sistemico
Riscontro con l’Approccio integrato
Uno dei presupposti fondamentali dell’Approccio integrato è che l’infiammazione cronica di basso grado non debba essere interpretata esclusivamente come un fenomeno locale o come conseguenza di una singola patologia. Può invece rappresentare uno stato biologico sistemico derivante dall’interazione di molteplici meccanismi.
Ricerca 2026
La review di Andrea Cossarizza, “Inflammaging: Experimental Insights and Translational Advances”, pubblicata sull’European Journal of Immunology, definisce l’inflammaging come un’infiammazione persistente, sterile e di basso grado associata all’invecchiamento e analizza una rete di meccanismi comprendente senescenza cellulare, fenotipo secretorio associato alla senescenza (SASP), disfunzione mitocondriale, senescenza delle cellule immunitarie, iperattivazione dell’immunità innata, difettosa risoluzione dell’infiammazione e disregolazione dei sistemi di nutrient sensing [1].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte. Il lavoro sostiene direttamente la concezione sistemica e multifattoriale adottata nell’Approccio integrato: l’infiammazione cronica di basso grado emerge come risultato di reti biologiche interconnesse e non come conseguenza lineare di un singolo elemento causale.
2. Alimentazione come modulatore dell’infiammazione
Riscontro con l’Approccio integrato
L’Approccio integrato attribuisce all’alimentazione un ruolo importante ma non esclusivo. La dieta viene considerata uno dei principali fattori modificabili capaci di influenzare l’infiammazione cronica attraverso differenti vie metaboliche, ossidative, immunitarie e microbiotiche.
Ricerca 2026
La review “Dietary Bioactive Compounds and Inflammaging: Pro- and Anti-Inflammatory Effects” analizza sia componenti alimentari capaci di favorire l’attivazione di vie infiammatorie — fra cui prodotti finali della glicazione avanzata, prodotti della perossidazione lipidica, ossisteroli e grassi trans — sia composti bioattivi con effetti potenzialmente modulatori, fra cui polifenoli, acidi grassi omega-3, carotenoidi, vitamine e alcuni micronutrienti. Gli autori descrivono molteplici vie molecolari coinvolte, comprese NF-κB, Nrf2, sirtuine e sistemi di risoluzione dell’infiammazione [2].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte sul piano biologico e coerente con un punto essenziale dell’Approccio: non attribuire a un singolo alimento la capacità di “spegnere” l’infiammazione, ma interpretare l’alimentazione come modulatore di una rete biologica complessa. L’effetto deve essere valutato nel contesto del modello alimentare complessivo e delle altre condizioni fisiologiche e comportamentali dell’individuo.
3. Attività fisica e controllo delle vie infiammatorie
Riscontro con l’Approccio integrato
Nell’Approccio integrato l’attività fisica non viene considerata semplicemente uno strumento per aumentare il consumo energetico. L’esercizio modifica il funzionamento di numerosi sistemi metabolici e immunitari e può concorrere alla regolazione dello stato infiammatorio.
Ricerca 2026
La review “Exercise-Mediated Modulation of the NLRP3 Inflammasome” analizza uno dei meccanismi attraverso i quali l’esercizio può influenzare l’infiammazione: la modulazione dell’inflammasoma NLRP3. Gli autori riportano che l’attività fisica può ridurre l’attivazione di NLRP3 attraverso differenti vie biologiche interconnesse, in un quadro nel quale disfunzione mitocondriale, stress ossidativo e alterazioni metaboliche contribuiscono all’inflammaging [3].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è soprattutto meccanicistico ma importante. Rafforza la scelta di considerare il movimento come componente autonoma dell’Approccio, strettamente collegata a metabolismo, composizione corporea e funzione muscolare.
4. Muscolo scheletrico, miochine e comunicazione sistemica
Riscontro con l’Approccio integrato
L’Approccio considera il muscolo scheletrico come organo metabolicamente attivo e non soltanto come struttura deputata al movimento. Durante e dopo l’esercizio, il muscolo produce molecole di segnalazione capaci di interagire con altri organi e sistemi.
Ricerca 2026
La review “The Myokine Adaptome in Health and Disease: Exercise-Induced Cellular Signaling, Muscle–Organ Crosstalk, and Therapeutic Plasticity” propone il concetto di myokine adaptome, cioè una rete di segnali dipendente dal contesto attraverso la quale il muscolo scheletrico traduce stimoli contrattivi, metabolici, meccanici e infiammatori in effetti sistemici. Le miochine e le exerkines partecipano alla comunicazione con altri organi e influenzano metabolismo glucidico e lipidico, regolazione immunitaria, funzione vascolare, neuroplasticità e rigenerazione tissutale [4].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte per il concetto generale di muscolo come organo endocrino e metabolico. È invece necessario mantenere prudenza sugli effetti clinici attribuiti alle singole miochine, perché una parte dell’evidenza rimane sperimentale o dipendente dal contesto.
5. Metabolismo e infiammazione
Riscontro con l’Approccio integrato
Un altro elemento centrale dell’Approccio è la relazione bidirezionale fra alterazioni metaboliche e stato infiammatorio. Insulino-resistenza, adiposità viscerale, alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico e disfunzione mitocondriale non rappresentano necessariamente fenomeni indipendenti dall’infiammazione, ma possono interagire con essa.
Ricerche 2026
La review di Cossarizza comprende fra i meccanismi dell’inflammaging la disfunzione mitocondriale e la disregolazione dei sistemi cellulari di percezione e utilizzazione dei nutrienti [1]. Un ulteriore lavoro del 2026, “Inflammaging: Immune–Metabolic Crosstalk Between the Prostate–Testis and Musculoskeletal System”, descrive circuiti nei quali infiammazione, stress ossidativo, metabolismo, funzione mitocondriale e sistema endocrino possono reciprocamente alimentarsi [5].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte sul piano dell’integrazione fisiopatologica. Sostiene la scelta di non osservare isolatamente un singolo parametro metabolico, ma di valutare congiuntamente indicatori metabolici e infiammatori e soprattutto la loro evoluzione nel tempo.
6. Microbiota intestinale, barriera e immunità
Riscontro con l’Approccio integrato
L’Approccio integrato considera l’intestino e il microbiota come una delle componenti della regolazione immunitaria sistemica, evitando tuttavia di attribuire al microbiota un ruolo esclusivo nell’origine dell’infiammazione cronica.
Ricerca 2026
La review “From Primates to People: Mapping Host-Microbiome-Health Relationships in Aging”, pubblicata su Ageing Research Reviews, collega la disbiosi associata all’età con inflammaging e declino sistemico. Il microbioma viene descritto come importante modulatore di fisiologia, metabolismo e funzione immunitaria; gli autori sottolineano però che causalità e meccanismi non sono ancora completamente chiariti e richiamano i limiti degli studi umani e dei modelli sperimentali [6].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte per l’inclusione del microbiota nella rete, ma non giustifica una spiegazione monocausale. Dieta, età, attività fisica, farmaci, ambiente e caratteristiche individuali possono modificare il microbiota; parallelamente, il microbiota può influire su metabolismo, barriera intestinale e risposta immunitaria. La relazione è quindi dinamica e bidirezionale.
7. Sonno, ritmi circadiani e regolazione immunometabolica
Riscontro con l’Approccio integrato
Nell’Approccio integrato il sonno non viene considerato soltanto come periodo di riposo, ma come componente della regolazione metabolica, endocrina, circadiana e immunitaria.
Ricerche 2026
La review “Sleep Deterioration as a Systems-Level Readout of Aging Biology: Integrating Metabolic, Inflammatory and Circadian Mechanisms”, pubblicata su Ageing Research Reviews, interpreta il deterioramento del sonno nell’invecchiamento come espressione della progressiva alterazione di sistemi metabolici, infiammatori e circadiani interconnessi [7].
La review “Circadian–Immune Crosstalk in Insomnia Disorder: Mechanisms and Therapeutic Implications” analizza specificamente l’interazione fra ritmi circadiani, melatonina, funzione endocrina e attività immuno-infiammatoria, evidenziando il ruolo della low-grade inflammation nel quadro dell’insonnia cronica [8].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte per l’inclusione di sonno e cronobiologia nel modello. Va però mantenuta la natura bidirezionale della relazione: alterazioni persistenti del sonno e dei ritmi circadiani possono accompagnarsi a cambiamenti metabolici e immunitari, mentre malattie, stress, disfunzioni metaboliche e infiammazione possono a loro volta compromettere il sonno.
8. Stress cronico e regolazione neuroendocrina
Riscontro con l’Approccio integrato
L’Approccio integrato comprende lo stress cronico fra i fattori potenzialmente capaci di mantenere condizioni neuroendocrine e metaboliche favorevoli all’infiammazione. Il punto centrale non è il singolo episodio di stress, che costituisce una normale risposta adattativa, ma l’alterazione persistente dei sistemi fisiologici di regolazione e recupero.
Relazione con le evidenze 2026
Le review 2026 sul sonno, sui ritmi circadiani e sull’inflammaging mostrano la stretta comunicazione fra sistemi neuroendocrini, metabolici e immunitari [1,7,8]. Tuttavia, fra i lavori selezionati per questo capitolo non vi è una singola ricerca 2026 sufficientemente generale da dimostrare che ogni forma di stress cronico determini direttamente infiammazione cronica di basso grado.
Valutazione del riscontro
Il riscontro è quindi soprattutto sistemico e meccanicistico. L’inclusione dello stress nell’Approccio è coerente con la fisiologia contemporanea, ma deve evitare l’equazione semplicistica “stress = infiammazione”.
9. Inflammaging e invecchiamento biologico
Riscontro con l’Approccio integrato
L’Approccio attribuisce particolare importanza all’età biologica e considera l’infiammazione cronica di basso grado uno dei processi che possono contribuire alla progressiva perdita di efficienza dei sistemi fisiologici.
Ricerche 2026
La review di Cossarizza rappresenta il riferimento generale più importante fra quelli esaminati perché colloca l’infiammazione persistente di basso grado all’interno dei processi biologici dell’invecchiamento e delle patologie correlate all’età [1]. Anche il lavoro di Bossio e collaboratori interpreta l’inflammaging attraverso una rete di interazioni immunometaboliche, endocrine e muscolari [5].
Valutazione del riscontro
Il riscontro è forte. L’età cronologica non è modificabile; possono esserlo, almeno in parte, numerosi fattori che interagiscono con il processo di invecchiamento. L’obiettivo realistico dell’Approccio non è quindi “eliminare” l’inflammaging, ma intervenire sui fattori modificabili che possono contribuire alla sua intensità e alla sua evoluzione.
10. La convergenza dei fattori: perché un approccio integrato
L’aspetto forse più significativo delle ricerche scientifiche del 2026 esaminate non è il riscontro di un singolo elemento dell’Approccio, ma la crescente rappresentazione dell’infiammazione cronica e dell’invecchiamento come fenomeni multidimensionali [1–8].
Alimentazione, attività fisica, muscolo, metabolismo, microbiota, sonno, ritmi circadiani, stress e invecchiamento non agiscono come variabili completamente indipendenti. L’attività fisica modifica metabolismo e segnalazione infiammatoria; il muscolo partecipa alla comunicazione endocrina attraverso le miochine; la dieta interagisce con metabolismo e microbiota; il microbiota comunica con il sistema immunitario; sonno e ritmi circadiani sono collegati alla regolazione metabolica, endocrina e immunitaria; l’invecchiamento agisce trasversalmente su tutti questi sistemi.
La letteratura del 2026 non dimostra l’esistenza di un unico protocollo capace di controllare globalmente l’infiammazione cronica di basso grado. Offre però un importante sostegno concettuale a una strategia che osservi contemporaneamente più fattori modificabili e ne segua l’evoluzione nel tempo.
Da questo punto di vista, l’Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado appare coerente con la tendenza della ricerca recente a interpretare l’inflammaging e la regolazione dell’infiammazione attraverso reti biologiche interconnesse, piuttosto che attraverso un singolo fattore causale o un singolo intervento.
Conclusione
Il confronto con la letteratura scientifica del 2026 mostra che l’impostazione generale dell’Approccio integrato trova un riscontro significativo nella ricerca contemporanea. Il sostegno più forte riguarda la natura sistemica e multifattoriale dell’inflammaging, l’interazione fra metabolismo e infiammazione, il ruolo dell’attività fisica e del muscolo, la partecipazione del microbiota e l’integrazione fra sonno, ritmi circadiani e funzione immunometabolica [1–8].
La convergenza delle evidenze non equivale tuttavia alla validazione clinica di uno specifico protocollo terapeutico. Molti dei lavori citati sono review e integrano risultati provenienti da studi differenti; alcuni meccanismi sono meglio dimostrati di altri e la risposta individuale agli interventi rimane variabile.
Il valore dell’Approccio integrato risiede quindi, allo stato attuale, soprattutto nella sua coerenza con una visione della biologia dell’invecchiamento sempre più sistemica: intervenire sui fattori modificabili, evitare spiegazioni monocausali e verificare nel tempo l’evoluzione dei parametri clinici, metabolici e infiammatori.
Riferimenti bibliografici
[1] Cossarizza A. Inflammaging: Experimental Insights and Translational Advances. European Journal of Immunology. 2026;56(7):e70239. DOI: 10.1002/eji.70239.
[2] Moskalev A, et al. Dietary Bioactive Compounds and Inflammaging: Pro- and Anti-Inflammatory Effects. 2026. PubMed PMID: 42425421.
[3] Zhang Y, et al. Exercise-Mediated Modulation of the NLRP3 Inflammasome. 2026. PubMed PMID: 42557399.
[4] Mănescu DC, Plastoi CD, Pîrvan A, Dîrnu R, Floroiu EA, Popescu A. The Myokine Adaptome in Health and Disease: Exercise-Induced Cellular Signaling, Muscle–Organ Crosstalk, and Therapeutic Plasticity. Cells. 2026;15(14):1236. DOI: 10.3390/cells15141236.
[5] Bossio S, Russa D, Rago V, Di Dio M, Aversa A, Perri A. Inflammaging: Immune–Metabolic Crosstalk Between the Prostate–Testis and Musculoskeletal System. International Journal of Molecular Sciences. 2026;27(8):3612. DOI: 10.3390/ijms27083612.
[6] Olmo-Fontánez A, Reveles KR, Sharan R, Cheeseman I, Phillips KA, Wolford KL, Ross CN. From Primates to People: Mapping Host-Microbiome-Health Relationships in Aging. Ageing Research Reviews. 2026;121:103278. DOI: 10.1016/j.arr.2026.103278.
[7] Murillo-Cancho AF, Lozano-Paniagua D, Martín-Latorre MDM, Ramírez-Santos J, Nievas-Soriano BJ. Sleep Deterioration as a Systems-Level Readout of Aging Biology: Integrating Metabolic, Inflammatory and Circadian Mechanisms. Ageing Research Reviews. 2026;118:103084. DOI: 10.1016/j.arr.2026.103084.
[8] Huang Y, Wang X, Chen X, Liu Y. Circadian–Immune Crosstalk in Insomnia Disorder: Mechanisms and Therapeutic Implications. Frontiers in Neuroscience. 2026;20:1881195. DOI: 10.3389/fnins.2026.1881195.
Nota metodologica
I lavori richiamati non hanno tutti la stessa natura né lo stesso valore dimostrativo. Diversi sono review e pertanto sintetizzano conoscenze prodotte da studi precedenti anziché costituire nuove sperimentazioni cliniche. Il loro valore, ai fini di questo articolo, consiste soprattutto nel mostrare come differenti filoni della ricerca scientifica contemporanea convergano sull’esistenza di interazioni fra infiammazione, metabolismo, funzione muscolare, microbiota, ritmi biologici e invecchiamento. Tale convergenza rappresenta un riscontro scientifico dell’impostazione generale dell’Approccio integrato, ma non deve essere interpretata come validazione clinica di uno specifico protocollo terapeutico.
← Articolo precedente: Approccio integrato alla riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado
 (Aggiornamento 18.08.2026)

Continua → Infiammazione cronica di basso grado: il tema nella divulgazione scientifica e nella stampa internazionale nel 2026

 

Cibo non digerito e infiammazione intestinale -II parte- aggiornamento 24-02-2026

by luciano

Note riassuntive – Punti salienti della ricerca

6. Dieta infiammatoria vs antinfiammatoria

Come mostrato nella Figura 3, la dieta occidentale, ad alto contenuto energetico, è tipicamente pro-infiammatoria, ricca di grassi animali saturi, carni rosse, patatine fritte, snack e margarine (acidi grassi trans), bevande zuccherate e zuccheri semplici, sale, cibi lavorati e condimenti elaborati. La dieta occidentale è spesso associata a uno stile di vita sedentario ed è caratterizzata dalla scarsità di fibre. Anche l’assunzione di alcol e il fumo sono pro-infiammatorie.

In sintesi:

Dieta pro-infiammatoria

  • carni rosse

  • grassi saturi

  • zuccheri semplici

  • alimenti ultra-processati

  • sedentarietà

  • alcol e fumo

Dieta antinfiammatoria

  • verdura

  • frutta

  • legumi

  • cereali integrali

  • pesce (omega-3)

  • olio extravergine di oliva

  • spezie

  • polifenoli

  • prebiotici e probiotici

Gli alimenti trasformati sono pro-infiammatori perché possono contenere diversi metalli chimici aggiunti, pesticidi, aromi artificiali, coloranti, erbicidi e conservanti, che hanno effetti deleteri sugli emulsionanti, antibiotici e, inoltre, metalli pesanti, microbiota e vitamine. Additivi: aromi artificiali, coloranti, conservanti, emulsionanti, antibiotici e, inoltre, alti livelli di vitamina D. Pesticidi ed erbicidi, che hanno effetti deleteri sul microbiota intestinale e sui livelli di vitamina D.

La Figura 4 mostra i fattori attivi della dieta antinfiammatoria, principalmente vegetariana e ricca di fibre. Questa dieta, dieta, che è intesa come essere povera di pane e caseinati, caseinati, si basa sull’assunzione di verdura, frutta, verdura. La Figura 4 mostra i fattori attivi della dieta antinfiammatoria, principalmente vegetariana e ricca di funghi, legumi, pesce, molluschi, crostacei, pasta integrale, cioccolato fondente, yogurt magro, frutta, funghi, legumi, pesce, molluschi, crostacei, pasta integrale, cioccolato fondente, fibre magre. Questa dieta, che è intesa come essere povera di pane e caseinati, si basa sull’assunzione di verdura, yogurt, spezie, spezie, olio extravergine di oliva, olio di caffè, caffè e thé.

Figura 4. Fattori dietetici antinfiammatori. I fattori intrinseci sono quelli che svolgono un ruolo nel nostro metabolismo. Includono: omega-3 (PUFA n-3), presenti nell’olio di pesce; vitamine A e D, B12, PP, E e C; oligoelementi come magnesio, zinco e selenio; vitamine A e D, B12, PP, E e C; oligoelementi come magnesio, zinco e selenio; presenti nel metabolismo tiolico. acidi come: acido alfa-lipoico omega-3 (ALA), N-acetil cisteina polinsaturi a catena lunga e glutatione. acidi grassi I fattori estrinseci sono oligoelementi come magnesio, zinco e selenio; l’olio di pesce; polifenoli, vitamine A e fitochimici D, B12, PP, E e C presenti nelle verdure: hanno proprietà antinfiammatorie e regolano positivamente il catabolismo, ma sono riconosciuti dal nostro metabolismo come molecole “estranee”. Tuttavia, come mostrato di seguito, rappresentano una fonte di cibo per il microbiota intestinale. Prebiotici e probiotici sono citati qui per la loro azione antinfiammatoria, ma i loro effetti si esercitano principalmente attraverso il microbiota intestinale.

7. Cos’è il cibo e perché deve essere digerito

Essendo di origine diversa dalla nostra, tessuti, cellule e proteine del cibo non possono essere utilizzati così come sono, devono essere degradati in molecole semplici dall’apparato digerente nel tratto gastrointestinale (il recipiente di reazione) e poi assorbiti. Ecco perché il cibo deve essere digerito prima di essere assorbito: è non-self prima della digestione e diventa self quando la digestione è completa. Solo le molecole completamente digerite ci sono congeniali, sono riconosciute come self e possono entrare nel nostro metabolismo dopo il loro asorbimento.

11.3 Vitamine

È stato recentemente dimostrato che la vitamina A migliora l’integrità della barriera intestinale, anche in presenza di infiammazione intestinale e livelli elevati di LPS. Sembra contrastare l’azione dell’LPS e aumentare l’espressione delle proteine delle giunzioni strette [78].

Tuttavia, la vitamina A non è sufficiente. Come riportato nella nostra precedente revisione [25], la vitamina A e la vitamina D hanno effetti antinfiammatori sinergici e dovrebbero essere somministrate insieme. Ciò non sorprende, poiché entrambe sono liposolubili e spesso presenti insieme nello stesso alimento. I loro recettori nucleari cooperano se entrambe le vitamine si legano a loro. Le funzioni condivise della vitamina A e della vitamina D includono il potenziamento delle proteine delle giunzioni strette, la soppressione di IFN-γ e IL-17 e l'induzione delle cellule T regolatorie (Treg) [79]. Infine, le vitamine A e D sono efficaci contro l'infiammazione cronica e favoriscono la stabilità della barriera intestinale. La loro azione sul microbiota non è diretta poiché i loro recettori nucleari sono espressi solo dall'ospite, non dal microbiota. La carenza di vitamina D porta alla rottura della barriera intestinale, alla disbiosi intestinale e all'infiammazione intestinale [80].

In sintesi vitamina A e D:

  • rafforzano le giunzioni strette

  • sopprimono IFN-γ e IL-17

  • inducono Treg

  • contrastano infiammazione cronica

La carenza di vitamina D è associata a:

  • disbiosi

  • aumento permeabilità

  • infiammazione intestinale


12. Dalla disbiosi intestinale alla rottura della barriera emato-encefalica e all’infiammazione cerebrale

Il microbiota intestinale e le molecole di cibo non digerito cooperano nell'attacco alla barriera emato-encefalica. A prima vista, può sembrare strano che una condizione disbiotica intestinale possa portare al danno della barriera emato-encefalica (BEE). Tuttavia, nel corso di una disbiosi intestinale protratta, il normale dialogo tra intestino e SNC (central nervous system) [86–88] viene in qualche modo interrotto dalle molecole che fuoriescono dal lume intestinale e si riversano nel flusso sanguigno, innescando un'infiammazione sistemica cronica. La formazione di anticorpi contro le molecole di cibo non digerito, che assomigliano ad alcune proteine cerebrali, può indirizzare i processi pro-infiammatori verso la BEE e causarne la rottura. Infatti, ciò che è stato in grado di rendere la barriera intestinale più permeabile può avere lo stesso effetto anche sulla BEE.  La sede della barriera ematoencefalica (BEE) sono i capillari cerebrali. Le loro cellule endoteliali sono fuse tra loro dalle giunzioni strette tra le proteie claudine, occludina e zona occludente, come nella barriera intestinale. Pertanto, il passaggio di molecole e cellule tra il sangue e il cervello è assolutamente limitato. In condizioni normali, solo le molecole idrofobiche e quelle dotate di un sistema di trasporto specifico (ad esempio, D-glucosio e amminoacidi essenziali) possono attraversare la BEE. Una differenza importante tra la BEE e la barriera intestinale è che la BEE è circondata dagli pseudopodi (le proiezioni della membrana) degli astrociti.  La persistenza di molecole e cellule derivate dall'intestino in prossimità della barriera emato-encefalica può causarne la degradazione [89]. 

In sintesi la disbiosi intestinale cronica può:

  • generare infiammazione sistemica

  • produrre anticorpi contro antigeni alimentari

  • favorire mimetismo molecolare

  • contribuire alla rottura della barriera emato-encefalica

La BBB è costituita da cellule endoteliali unite da tight junctions e supportate dagli astrociti.

13. Conclusioni

Il percorso che porta alla malattia coinvolge il microbiota e frammenti di cibo non digerito, oltre a richiedere l’interruzione della barriera intestinale e della barriera emato-encefalica. La sequenza suggerita degli eventi è la seguente: (1) diete pro-infiammatorie protratte nel tempo, modificano la composizione del microbiota intestinale e inducono disbiosi del microbiota intestinale; (2) il sistema immunitario viene attivato e l’infiammazione intestinale aumenta, i livelli di cellule T e LPS aumentano; (3) la barriera intestinale diventa permeabile e il contenuto luminale (microbi, molecole di cibo non digerito, endotossine, cellule T e citochine) fuoriesce e innesca un’infiammazione sistemica cronica; (4) la risposta immunitaria contro frammenti di cibo non digerito che assomigliano a molecole cerebrali indirizza le molecole pro-infiammatorie alla BBB e ne provoca la rottura; (5) il passaggio attraverso la BBB di cellule e molecole pro-infiammatorie attivate provoca l’attivazione di cellule microgliali e astrociti (Le cellule microgliali sono le cellule immunitarie del cervello, mentre gli astrociti supportano i neuroni e contribuiscono alla barriera emato-encefalica ) e l’insorgenza di processi infiammatori in diverse aree cerebrali.

Nel presente articolo evidenziamo il possibile ruolo dei frammenti di cibo non digerito come agenti pro-infiammatori e l’importanza dell’integrità delle due barriere, intestinale e della barriera emato-encefalica (BEE), per la salute umana. Se la barriera intestinale diventa permeabile, frammenti di cibo non digerito fuoriescono anche dallo spazio luminale (intestino) insieme a batteri, endotossine, molecole immunocompetenti e cellule. Tutto questo materiale, che si supponeva rimanesse segregato nell’intestino, è ora in circolazione. Di solito ci preoccupiamo della disseminazione batterica, ma la disseminazione di cibo non digerito che attraversa la barriera intestinale e entra nel flusso sanguigno non deve essere trascurata.

Nell’intestino, i peptidi non completamente digeriti, sebbene ancora diversi da noi (non-self), erano sulla buona strada per diventare simili a noi (self), quindi la loro probabilità di mimetismo molecolare con i nostri peptidi potrebbe aumentare dopo una digestione parziale. Nel corso della disbiosi intestinale e dell’infiammazione intestinale, i linfociti T vengono attivati. Con l’attivazione dei linfociti T, i linfociti B vengono attivati per produrre anticorpi. Questi anticorpi contro gli antigeni alimentari possono riconoscere gli autoantigeni e innescare una risposta autoimmune. Ad esempio, è stato suggerito che gli anticorpi contro le proteine del grano e del latte nei donatori di sangue possano contribuire alle attività neuroimmuni [39].

Pertanto, i peptidi ( di aminoacidi) non digeriti e i loro anticorpi possono rafforzare le attività infiammatorie e autoimmuni e possono indirizzarle verso uno dei diversi organi, ma è necessaria la cooperazione con il microbiota.

Sequenza proposta:

  1. Dieta pro-infiammatoria → disbiosi

  2. Attivazione immunitaria → infiammazione intestinale

  3. Permeabilità intestinale → infiammazione sistemica

  4. Risposta autoimmune contro antigeni alimentari

  5. Rottura BBB → neuroinfiammazione

Il cibo non digerito, insieme al microbiota disbiotico, può contribuire a processi infiammatori sistemici e autoimmuni.

Cibo non digerito e infiammazione intestinale I parte (aggiornamento 24-02-2026)

by luciano

Note riassuntive punti salienti delle ricerche sull’argomento trattato

Premessa – Il percorso del cibo (cenni)

Il cibo ingerito inizia il suo percorso nella bocca, dove comincia la digestione degli amidi grazie all’azione dell’amilasi salivare. Prosegue nello stomaco, dove le proteine vengono scomposte in peptidi più piccoli per effetto dell’acido cloridrico e della pepsina. Successivamente passa nell’intestino tenue, dove enzimi digestivi pancreatici e intestinali completano la digestione di amidi, proteine e grassi. L’assorbimento dei nutrienti avviene principalmente nell’intestino tenue attraverso i villi intestinali, estroflessioni della mucosa che aumentano enormemente la superficie assorbente. I nutrienti che attraversano i villi entrano nel circolo sanguigno. Solo le molecole completamente digerite possono attraversare in modo corretto la barriera intestinale.

Il materiale non digerito passa nel colon, la cui funzione principale è:

  • riassorbire acqua ed elettroliti

  • fermentare i residui alimentari tramite il microbiota

  • formare le feci per l’eliminazione

In condizioni fisiologiche, il contenuto non digerito viene eliminato senza attraversare la barriera intestinale.

8.1 La barriera fisica intestinale

Dal lume intestinale all’ambiente interno dell’organismo, la barriera fisica è costituita da:

  • uno strato (intestino tenue) o due strati (intestino crasso) di muco

  • un singolo strato di cellule epiteliali

  • l’endotelio vascolare

Le cellule epiteliali rappresentano la vera barriera selettiva contro molecole prive di sistemi di trasporto specifici e contro cellule microbiche presenti nel lume.

Le cellule epiteliali sono strettamente connesse tramite proteine di membrana:

  • Occludina e claudine → giunzioni strette (tight junctions, TJ)

  • Desmosomi e giunzioni aderenti (AJ) → stabilità strutturale

La barriera intestinale è una struttura dinamica, non statica. Le giunzioni strette possono aprirsi o chiudersi in risposta a stimoli interni o esterni.

Un regolatore fondamentale dell’integrità della barriera è la zonulina. In presenza di un aumento dei microbi nell’intestino tenue, l’attivazione della zonulina determina l’apertura transitoria delle giunzioni strette, consentendo il passaggio di acqua per facilitare la rimozione dei microbi e supportare le reazioni idrolitiche della digestione.

Nota

[1]-L’endotelio vascolare è uno strato di cellule endoteliali che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e del cuore. Svolge un ruolo cruciale nella regolazione del flusso sanguigno, nella prevenzione della formazione di coaguli e nella comunicazione tra i vasi e i tessuti circostanti.

8.3 Perché la barriera intestinale è necessaria

La barriera intestinale deve essere impermeabile soprattutto alle molecole alimentari non completamente digerite. La disseminazione microbica deve essere evitata, ma la funzione primaria della barriera è impedire il passaggio di molecole alimentari non adeguatamente degradate.

La rottura della barriera consente la fuoriuscita di:

  • microbi e loro componenti

  • molecole alimentari non digerite

  • cellule e mediatori immunitari

Tutti questi elementi possono innescare una risposta infiammatoria sistemica.
La compromissione della barriera deve quindi essere evitata.

9. Impatto delle abitudini alimentari sull’integrità della barriera intestinale

Oggi è sempre più chiaro che la barriera intestinale deve rimanere integra per evitare malattie autoimmuni [35]. È quindi importante evitare o limitare alimenti e farmaci che possono compromettere l’integrità della barriera intestinale, incluse situazioni di stress persistente, e preferire fattori alimentari che possano rafforzarne l’integrità [28].

Come mostrato nella Figura 7, i seguenti elementi riducono l’integrità delle giunzioni strette (tight junctions) e aumentano la permeabilità della barriera intestinale: diete occidentali, acidi grassi saturi, glutine, sale, alcol e additivi chimici presenti negli alimenti trasformati. I “fattori che alterano la barriera intestinale” agiscono direttamente oppure attraverso la modulazione della composizione del microbiota intestinale. Anche i farmaci antinfiammatori non steroidei e lo stress possono danneggiare il tratto gastrointestinale. Lo stress provoca un deterioramento della barriera tramite l’attivazione dell’asse del fattore di rilascio della corticotropina (CRF) e dei mastociti.

Al contrario, i seguenti fattori esercitano un effetto protettivo sulla barriera: restrizione calorica o digiuno, prebiotici, probiotici, butirrato (SCFA, acidi grassi a catena corta), vitamine D e A, flavonoidi, PUFA omega-3, zinco, mucoprotettori (gelatina tannato e probiotici tindalizzati).

10. Fattori che aumentano la permeabilità della barriera intestinale

10.1 Glutine

Oggigiorno è noto che il glutine può esercitare un’azione diretta sulla barriera mucosale intestinale [36]. In particolare, la frazione gliadina è in grado di attivare la proteina zonulina [30], un modulatore fisiologico delle giunzioni strette (tight junctions). L’attivazione della zonulina può determinare un allentamento delle giunzioni intercellulari e un aumento della permeabilità intestinale.

È ormai accettato che la risposta anticorpale osservata da Reichelt e Jensen [34] fosse correlata al passaggio di frammenti di gliadina attraverso la barriera intestinale, intatti o solo parzialmente digeriti. L’aumentata permeabilità indotta dal glutine risulta particolarmente documentata nel contesto della celiachia e, in misura variabile, in alcuni sottogruppi di soggetti con sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) [36].

Il glutine è una rete proteica che si forma in presenza di acqua a partire da gliadina e glutenina, proteine presenti in grano, segale e orzo. È quindi contenuto in alimenti quali pane, pasta, pizza, prodotti da forno e birra, ed è frequentemente aggiunto anche a prodotti trasformati [37]. Il glutine presenta una certa resistenza alla digestione enzimatica; frammenti parzialmente digeriti possono persistere nel lume intestinale. Secondo alcune ipotesi, tali frammenti potrebbero essere riconosciuti dal sistema immunitario come molecole microbiche (mimetismo molecolare), in alcuni casi con somiglianza strutturale a proteine virali, come quelle dell’adenovirus [38]. Questo meccanismo è stato proposto come possibile stimolo per il rilascio di zonulina e la modulazione delle giunzioni strette.

Alcuni autori hanno inoltre ipotizzato che, in presenza di aumentata permeabilità intestinale e attivazione immunitaria sistemica, possano verificarsi alterazioni anche della barriera emato-encefalica (BBB), anch’essa costituita da giunzioni strette. I frammenti di glutine o gli anticorpi anti-gliadina potrebbero teoricamente contribuire a fenomeni di reattività crociata con proteine cerebrali. Sono stati descritti anticorpi anti-gliadina in associazione con alcune condizioni neurologiche, suggerendo un possibile coinvolgimento dell’asse intestino-cervello [39,40].

⚠ Nota critica metodologica

Pur non esistendo prove cliniche definitive che dimostrino che il glutine causi direttamente un aumento della permeabilità intestinale nei soggetti sani o induca danni strutturali alla barriera emato-encefalica con conseguente neurodegenerazione, la letteratura scientifica include numerosi studi sperimentali, osservazionali e revisioni che hanno esplorato ed evidenziato tali meccanismi. Le evidenze risultano più solide nel contesto della celiachia e nei soggetti con sensibilità al glutine non celiaca (sottogruppi non tutti). È tuttavia necessario precisare che per “soggetto sano” non si intende semplicemente un individuo privo di malattie clinicamente manifeste, ma una persona senza patologie in atto e senza uno stato di infiammazione cronica di basso grado.

Inoltre, in letteratura sono stati evidenziati limiti metodologici nella misurazione della zonulina mediante alcuni kit ELISA commerciali; pertanto, il termine “zonulina” deve essere interpretato con cautela come biomarcatore diretto di permeabilità intestinale.

Sintesi concettuale

  • Il glutine (in particolare la gliadina) può attivare la zonulina.

  • L’attivazione della zonulina può modulare le giunzioni strette e aumentare la permeabilità intestinale.

  • Frammenti parzialmente digeriti possono stimolare il sistema immunitario.

  • È stata ipotizzata una possibile reattività crociata con proteine cerebrali.

  • L’associazione tra glutine, permeabilità intestinale, BBB e neurodegenerazione è oggetto di studio, ma non supportata da prove cliniche definitive nei soggetti sani.

Articoli scientifici e review

  1. Philip A. (2022)Gluten, Inflammation, and Neurodegeneration
    – Questo lavoro di revisione discute una possibile relazione tra l’assunzione di glutine, infiammazione cronica, disbiosi intestinale e condizioni neurologiche correlate, e valuta evidenze osservazionali e meccanismi proposti.
    • DOI: 10.1177/15598276211049345 (Online Abstract) (SAGE Journals)
    • PMCID: PMC8848113, PMID: 35185424 (versione PubMed Central) (PMC)

  2. Mohan et al. (2020)Dietary Gluten and Neurodegeneration: A Case for…
    – Suggerisce che infiammazione intestinale indotta dal glutine e disbiosi possono compromettere la biologia intestino-cervello e avere potenziali implicazioni per neuroinfiammazione e neurodegenerazione, pur non affermando causalità clinica definitiva.
    • MDPI International Journal of Molecular Sciences (2020), citato da 27 lavori (MDPI)

  3. Obrenovich M.E.M. et al. (2018)Leaky Gut, Leaky Brain?
    – Mini-review che esplora il concetto ipotetico di “leaky gut” e “leaky brain”, il ruolo del microbiota e di condizioni infiammatorie croniche (come la celiachia) nella compromissione della barriere intestinali e del BBB.
    – PubMed Central (PMC) review (PMC)

  4. Daulatzai et al. (anno non specificato)Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia
    – Uno studio focalizzato sui potenziali effetti della sensibilità al glutine (NCGS) su disbiosi intestinale, neuroinfiammazione e vulnerabilità verso disfunzioni neurologiche. Anche qui si tratta di un modello proposto, non di un’evidenza clinica conclamata. (Semantic Scholar)

Concetti biologici chiave supportati dalla letteratura

✔️ Zonulina e permeabilità intestinale – La zonulina è una proteina regolatrice dei “tight junctions” della mucosa intestinale che può essere attivata dalla gliadina (frazione del glutine) nei soggetti predisposti (soprattutto nella celiachia), con aumento della permeabilità.

✔️ Asse gut-brain – Numerosi studi (come quello di Obrenovich) citano il microbiota e l’infiammazione cronica come possibili mediatori tra intestino e funzione del BBB, anche se negli esseri umani la dimostrazione diretta resta preliminare. (PMC)

In sintesi:

Il glutine attiva la zonulina, che allenta le giunzioni strette aumentando la permeabilità intestinale. Frammenti di glutine parzialmente digeriti possono attraversare la barriera e stimolare una risposta immunitaria.

Il glutine:

  • è resistente alla digestione

  • può mimare proteine microbiche (mimetismo molecolare)

  • può indurre reazioni crociate con proteine cerebrali

L’apertura della barriera intestinale può associarsi a un aumento della permeabilità della barriera emato-encefalica.

In letteratura esistono limiti metodologici nella misura della zonulina con alcuni ELISA commerciali; quindi ‘zonulina’ va interpretata con cautela come biomarcatore di permeabilità.”

10.2 Alcol

L’assunzione cronica di alcol favorisce la proliferazione batterica e la disbiosi intestinale [41]. Altera inoltre l’integrità della barriera intestinale riducendo i livelli della molecola antimicrobica REG3, favorendo così l’accesso microbico alla mucosa intestinale [42]. Inoltre, l’alcol interferisce con il metabolismo degli acidi grassi, delle proteine e dei carboidrati, convertendo il NAD+ in NADH che è una molecola pro-infiammatoria.

In sintesi l’assunzione cronica di alcol:

  • favorisce disbiosi

  • riduce REG3 (molecola antimicrobica)

  • aumenta l’accesso microbico alla mucosa

  • altera il metabolismo cellulare (aumento NADH)

  • promuove infiammazione sistemica

10.3 Additivi degli alimenti trasformati

Gli alimenti trasformati possono contenere diverse sostanze chimiche aggiunte per migliorarne la stabilità nel tempo e l’appeal per il consumatore. Gli additivi possono essere conservanti, aromi artificiali, coloranti, emulsionanti, dolcificanti artificiali e/o antibiotici. Tutti possono alterare il microbiota intestinale umano [35,43–46]. Ad esempio, gli emulsionanti alimentari possono ridurre la diversità del microbiota intestinale, possono favorire l’infiammazione e ridurre lo spessore dello strato di muco. I dolcificanti non nutritivi (stevia, aspartame e saccarina)possono avere un effetto batteriostatico (rallenta o blocca la moltiplicazione batterica “buona”) sul microbiota intestinale. Anche l’assunzione di antibiotici, che può essere presente negli alimenti trasformati, riduce la diversità microbica, ma può anche causare resistenza agli antibiotici. Un problema importante è l’aggiunta agli alimenti trasformati di componenti provenienti da altri alimenti, come lattosio, zucchero, proteine del siero del latte, glutine, lattosio e caseina. Questi ingredienti aggiunti possono rappresentare un sovraccarico di determinati alimenti e causare intolleranze.

Note

Microbiota: rappresenta l’insieme di tutti i singoli microrganismi -dai batteri, ai funghi, ai protozoi fino ai virus- che convivono con il nostro organismo senza danneggiarlo. Microbioma: ci si riferisce al patrimonio genetico del microbiota, cioè a tutto il DNA e RNA dei microrganismi.

10.4 Disbiosi e permeabilità

Ciò che può danneggiare l’integrità della barriera intestinale è innanzitutto la disbiosi intestinale spesso associata a una riduzione della biodiversità microbica e a modificazioni funzionali del microbiota (alterazioni nella produzione di SCFA, LPS, acidi biliari). Può avere un ruolo anche l’aumento del rapporto Firmicutes/Bacteroidetes e alla diminuzione della diversità microbica complessiva [19,20]. Firmicutes e Bacteroidetes sono i “tipi” batterici più rappresentati nell’intestino. Una disbiosi persistente porta a un aumento del rapporto Th17/Treg (vedi approfondimento B) e del lipopolisaccaride LPS, innescando l’infiammazione intestinale. Di conseguenza, le giunzioni strette si allentano e la barriera si apre. Ciò che si trova nel lume (intestino) fuoriesce ed entra nel flusso sanguigno: in particolare frammenti di cibo non digerito; microbi, citochine pro-infiammatorie come l’interleuchina 6; e endotossine come LPS, un’endotossina che è un marcatore della traslocazione di batteri gram-negativi [47,48]. Di conseguenza, si sviluppano endotossiemia sistemica, infiammazione sistemica cronica e malattie infiammatorie croniche. Poiché la disbiosi intestinale dipende principalmente dalle nostre abitudini alimentari e dal nostro stile di vita, può contribuire (molto) a causare l’infiammazione intestinale, l’apertura della barriera intestinale e le malattie metaboliche e croniche del nostro tempo*. Tra queste è possibile associare alla disbiosi intestinale lo sviluppo di malattie neurodegenerative, che hanno una base infiammatoria.

È importante sottolineare che la relazione tra disbiosi, permeabilità e malattia è bidirezionale e multifattoriale: dieta, genetica, farmaci (es. antibiotici, FANS), infezioni, età e condizioni metaboliche possono sia influenzare il microbiota sia esserne influenzate. Pertanto, la direzione causa-effetto (malattia ↔ dieta ↔ microbiota ↔ infiammazione) rimane complessa e non univocamente dimostrata in molte condizioni cliniche.

Numerosi studi hanno inoltre esplorato il possibile coinvolgimento dell’asse intestino-cervello nello sviluppo di patologie neurodegenerative a base infiammatoria; tuttavia, anche in questo ambito le evidenze nell’uomo restano prevalentemente associative o derivate da modelli sperimentali.

In sintesi la disbiosi è spesso associata a:

  • aumento rapporto Firmicutes/Bacteroidetes

  • riduzione biodiversità

  • aumento Th17/Treg

  • aumento LPS

Conseguenze:

  • infiammazione intestinale

  • allentamento giunzioni strette

  • traslocazione di microbi, LPS, citochine e frammenti alimentari

  • endotossiemia sistemica

  • infiammazione cronica