Presentazione del sito Gluten Light (no profit)

Perché scegliere grani con un glutine più digeribile e tollerabile?

La comunità scientifica ha evidenziato da tempo la presenza, sempre più accentuata, di una sindrome riconducibile al consumo di prodotti contenenti glutine distinta dalla celiachia. La sensibilità al glutine non celiaca, pur riguardando un’esigua percentuale della popolazione, è in continuo aumento e riguarda un segmento non più trascurabile. È necessario riconsiderare l’utilizzazione, in questi casi, di grani con un glutine meno tenace, più digeribile e più tollerabile; infatti, oltre alla digeribilità, oggi la ricerca considera sempre più importante anche la tollerabilità immunologica degli alimenti.

Sensibilità al glutine non celiaca (SGNC)
“La sensibilità al glutine non celiaca (SGNC) è un disturbo caratterizzato da sintomi intestinali ed extra-intestinali correlati all’ingestione di glutine in soggetti non celiaci e non allergici al frumento. La sovrapposizione tra la SGNC ed i disturbi funzionali gastrointestinali rende necessari criteri diagnostici più stringenti, così come l’assenza di biomarcatori ostacola la differenziazione tra SGNC e altri disturbi collegati all’ingestione di glutine”.
Centro per la Prevenzione e Diagnosi della Malattia Celiaca – U.O.C. Gastroenterologia ed Endoscopia – Fondazione I.R.C.C.S. Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico – Dipartimento di Fisiopatologia Medicochirurgica e dei Trapianti – Università degli Studi di Milano, 2014.

Grano monococco e digeribilità
Molte ricerche scientifiche riguardanti il grano monococco ID331 auspicano (ad esempio) l’uso di questo grano per aumentare la prevenzione della celiachia.

“Seppur notevolmente meno dannoso, il monococco non è comunque idoneo per pazienti che hanno già manifestato la celiachia”, puntualizza Gianfrani. “Invece, potrebbe avere effetti benefici sullo sviluppo della malattia in soggetti ad alto rischio di celiachia. Infatti, dal momento che esiste una stretta correlazione tra la quantità di glutine assunta e la soglia per scatenare la reazione infiammatoria avversa, un’azione preventiva potrebbe essere quella di utilizzare grani con minor contenuto di glutine”.

“Pertanto un grano come il monococco che contiene un glutine più digeribile, e dunque meno nocivo, potrebbe essere un valido strumento per la prevenzione di questa patologia. A beneficiare di una dieta a base di piccolo farro sarebbero, secondo i ricercatori, anche i soggetti con sensibilità al glutine”.

“Oggi sappiamo che gli alimenti a base di grano monococco sono ben tollerati anche da chi soffre di questo disturbo alimentare, che ha caratteristiche diverse dalla celiachia. Quindi, il prossimo passo della ricerca sarà eseguire gli esperimenti direttamente sui soggetti intolleranti per avere la conferma della minore tossicità del monococco e riportare sulla nostra tavola un grano antico”, concludono i ricercatori”.
Lo studio (dei ricercatori dell’Isa-Cnr e Ibp-Cnr) è pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research e apre nuove prospettive di prevenzione della celiachia.

Grani moderni e industria
“Nei primi decenni del ’900 il governo italiano sosteneva fortemente la ricerca tanto che nel 1925 venne lanciato il progetto Battaglia del Grano con l’obiettivo di rendere la nazione autosufficiente nella produzione di grano, senza sottrarre nuova terra ad altre colture utili per l’economia nazionale. Gli intensi programmi di miglioramento genetico condotti dopo la seconda guerra mondiale hanno portato alla completa sostituzione delle varietà locali con nuove cultivar a taglia ridotta e altamente produttive, con una conseguente diminuzione della variabilità genetica del frumento”.
(Da: Caratterizzazione morfologica e agronomica di popolazioni di cereali antichi. Progetto: Frumenti antichi per pani nuovi – NUTRIGRAN‐BIO. Progetto finanziato con i fondi del Piano di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2007–2013).

Cosa si intende per grani antichi
Va subito precisato cosa s’intende per grani antichi. Il termine “antico” è spesso usato nella comunicazione in modo sintetico ma talvolta fuorviante. La distinzione va fatta tra varietà esistenti nel passato, oggetto di selezione massale o genealogica, e quelle ottenute tramite ibridazione o modificazione genetica. Tra le prime rientrano le varietà locali o autoctone.

Nota
La tollerabilità di un cibo verso il sistema immunitario è la capacità dell’organismo di riconoscere un alimento come innocuo, evitando risposte infiammatorie eccessive, grazie a un delicato equilibrio immunologico intestinale modulato dal microbiota e da cellule T regolatorie (Treg). La perdita di questa tolleranza, spesso causata da diete squilibrate o da carenze di nutrienti essenziali, può portare a reazioni avverse ritardate e a sintomi aspecifici, indicando uno stato infiammatorio cronico.