Influenza della granulometria della crusca nelle farine di monococco: effetti sulla matrice glutinica e sulle proprietà dell’impasto
In evidenza:
1️⃣ Il monococco (Triticum monococcum) possiede una matrice dell’impasto prevalentemente visco-colloidale, dovuta alla maggiore prevalenza di gliadine rispetto alle glutenine polimeriche, che determina impasti meno elastici e più viscosi rispetto al frumento moderno.
2️⃣ La granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico cruciale nelle farine integrali, influenzando assorbimento dell’acqua, coesione dell’impasto e stabilità della fermentazione.
3️⃣ Nel monococco una granulometria intermedia della crusca potrebbe avere un effetto strutturante sull’impasto, agendo come riempitivo colloidale della matrice e contribuendo alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.
4️⃣ La variabilità genetica tra genotipi di monococco influenza significativamente la qualità tecnologica, con differenze rilevanti nel comportamento dell’impasto, nel volume del pane e nel profilo aromatico finale.
5️⃣ Alcune linee di monococco mostrano una minore immunogenicità relativa del glutine rispetto ai frumenti esaploidi, pur non essendo idonee alla dieta dei soggetti celiaci. Ma possono essere utili per taluni soggetti (vedi fine capitolo 11).
1. Introduzione
Il grano monococco (Triticum monococcum) rappresenta una delle specie di frumento più antiche coltivate dall’uomo e possiede caratteristiche tecnologiche significativamente diverse rispetto ai frumenti moderni. In particolare, le proprietà reologiche delle farine di monococco differiscono in modo sostanziale da quelle del frumento tenero moderno, soprattutto per quanto riguarda la struttura e il comportamento della matrice glutinica.
La composizione proteica del monococco è caratterizzata da una prevalenza relativa di gliadine (incluse γ-gliadine) e da una minore quantità e qualità delle glutenine polimeriche. Le gliadine contribuiscono principalmente alle proprietà viscose dell’impasto, mentre le glutenine polimeriche sono responsabili delle proprietà elastiche e della formazione di una rete glutinica tridimensionale stabile.
Questa specifica composizione proteica determina nel monococco un sistema reologico che si comporta prevalentemente come un sistema pastoso-viscoso piuttosto che elastico (Figura 1). Di conseguenza, gli impasti ottenuti da farine di monococco risultano generalmente meno elastici, più viscosi e presentano una capacità limitata di trattenere i gas durante la fermentazione.

Riferimenti scientifici
Wieser, H. (2007). Chemistry of gluten proteins. Food Microbiology. DOI: 10.1016/j.fm.2006.07.004
Abdel-Aal, E.-S. M. et al. (1998). Genetic and environmental effects on gluten proteins of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1006/jcrs.1997.0143
2. Ruolo della crusca negli impasti: concetti generali
La crusca rappresenta una componente fondamentale delle farine integrali e può influenzare significativamente le proprietà reologiche dell’impasto e la qualità del prodotto finale. L’effetto della crusca sugli impasti è generalmente attribuito a due principali meccanismi: l’interazione con l’acqua e l’interferenza meccanica con la struttura dell’impasto.
2.1 Effetto di assorbimento idrico
Le particelle di crusca possiedono una notevole capacità di assorbire acqua a causa dell’elevato contenuto di fibre alimentari, in particolare arabinoxilani e cellulosa. All’aumentare della superficie specifica delle particelle di crusca aumenta la loro capacità di legare acqua.
✅ Questo fenomeno comporta una sottrazione di acqua disponibile per altri componenti dell’impasto, in particolare per l’amido e per le proteine del glutine. Di conseguenza, la distribuzione dell’acqua nell’impasto può modificare significativamente la formazione e la stabilità della matrice proteica.
2.2 Effetto meccanico delle particelle di crusca
Oltre all’effetto idrico, la crusca può esercitare un effetto meccanico sulla struttura dell’impasto. Particelle di crusca di dimensioni elevate possono agire come elementi discontinui all’interno della matrice dell’impasto, interferendo con la continuità della rete glutinica.
Nei frumenti moderni, caratterizzati da una rete glutinica relativamente forte ed elastica, le particelle grossolane di crusca possono interrompere fisicamente la rete proteica, determinando una riduzione della capacità dell’impasto di trattenere i gas e, di conseguenza, una diminuzione del volume finale del pane.
Riferimenti
Noort, M. W. J. et al. (2010). The effect of particle size of wheat bran on bread quality. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2010.03.003
Hemdane, S. et al. (2016). Wheat bran in bread making: A critical review. Food Chemistry. DOI: 10.1016/j.foodchem.2015.09.092
3. Effetto della granulometria della crusca sulle proprietà dell’impasto
La dimensione delle particelle di crusca rappresenta un rametropa tecnologico particolarmente importante, in quanto influenza sia la capacità di assorbimento dell’acqua sia l’interazione meccanica con la struttura dell’impasto.
3.1 Crusca fine
La crusca con granulometria fine presenta una superficie specifica elevata. Questo comporta una maggiore capacità di assorbimento dell’acqua rispetto alle particelle più grandi.
In presenza di crusca fine si osservano generalmente:
1️⃣ minore disponibilità di acqua per proteine e amido
2️⃣ maggiore assorbimento di acqua da parte della crusca
3️⃣distribuzione più omogenea delle particelle nell’impasto.
Dal punto di vista tecnologico, questi effetti possono portare alla formazione di impasti più viscosi e compatti, con uno sviluppo della struttura dell’impasto più limitato ma generalmente più uniforme.
3.2 Crusca grossolana
La crusca con granulometria più elevata presenta una superficie specifica inferiore e quindi tende ad assorbire meno acqua nelle fasi iniziali dell’impastamento.
Tuttavia, le particelle più grandi possono esercitare un effetto meccanico più marcato sulla struttura dell’impasto. Nei frumenti moderni questo fenomeno può provocare una discontinuità nella rete glutinica, con una conseguente riduzione della stabilità dell’impasto e del volume finale del pane.

4. Specificità tecnologica del monococco
Nel caso del monococco, l’effetto della crusca deve essere interpretato alla luce delle caratteristiche specifiche della sua matrice proteica.
Come già descritto, la rete glutinica del monococco è generalmente più debole rispetto a quella dei frumenti moderni e non forma una struttura elastica continua altrettanto sviluppata. Il comportamento dell’impasto è dominato maggiormente da fenomeni di viscosità e coesione colloidale piuttosto che da una rete glutinica elastica ben organizzata.
✅ In questo contesto tecnologico, la crusca non agisce necessariamente come elemento che rompe una rete glutinica forte, come avviene nel frumento tenero moderno. Tuttavia, può comunque interferire con la coesione dell’impasto oppure contribuire alla stabilizzazione della struttura complessiva del sistema.
Riferimenti
Hidalgo, A. & Brandolini, A. (2014). Nutritional properties of einkorn wheat. Journal of the Science of Food and Agriculture. DOI: 10.1002/jsfa.6382
Brandolini, A. et al. (2008). Technological quality of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2008.01.001
5. Evidenze recenti sulle proprietà tecnologiche del monococco
Negli ultimi anni diversi studi hanno analizzato le proprietà tecnologiche del monococco e il comportamento dei suoi impasti durante la lavorazione.
Uno studio del 2023 ha analizzato diverse linee di monococco per valutare le proprietà della farina, dell’impasto e del pane. I risultati hanno evidenziato che il monococco possiede generalmente un contenuto proteico più elevato rispetto al frumento tenero, ma forma un glutine più debole. I moduli viscoelastici degli impasti risultano inferiori rispetto a quelli del frumento moderno e il comportamento reologico dell’impasto risulta più viscoso che elastico.
Questi risultati confermano che il sistema strutturale del monococco è meno organizzato e presenta caratteristiche più simili a un sistema colloidale rispetto alla struttura glutinica più elastica dei frumenti moderni.
Uno studio integrato pubblicato nel 2025 ha analizzato tre specie di frumenti vestiti antichi, einkorn (Triticum monococcum), emmer (Triticum dicoccum) e spelt (Triticum spelta). I risultati hanno confermato che il monococco possiede una forza panificatoria relativamente bassa ma può produrre pani con caratteristiche sensoriali molto apprezzate.
In sintesi:
✅ Ridotto assorbimento rispetto alla crusca fine
-
maggiore disponibilità di acqua per:
-
proteine
-
amido
? possibile miglioramento della lavorabilità
-
✅ Minore effetto meccanico rispetto alla crusca grossolana
-
minore discontinuità strutturale
-
migliore coesione dell’impasto
✅ Effetto “strutturante” nel sistema viscoso
Nel monococco, la crusca intermedia potrebbe:
-
agire come riempitivo strutturale
-
contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas
-
migliorare la tenuta durante la lievitazione
Possibile risultato:
-
impasto meno colloso
-
incremento relativo del volume finale rispetto a crusca fine
Chat GPT: Quindi la tua ipotesi (granulometria intermedia della crusca nel monococco) è scientificamente plausibile ma ancora poco esplorata in modo diretto, il che è interessante dal punto di vista di ricerca.
6. Studi recenti sulla granulometria della crusca
La letteratura recente ha mostrato chiaramente che la granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico determinante nella qualità delle farine integrali.
Uno studio pubblicato su Food Chemistry nel 2022 ha confrontato crusca con diverse dimensioni di particella:
1️⃣ crusca grossolana circa 362 micrometri
2️⃣ crusca media circa 60 micrometri
3️⃣ crusca superfine circa 11 micrometri.
I risultati hanno mostrato che la crusca fine aumenta significativamente l’assorbimento d’acqua dell’impasto, mentre la crusca grossolana provoca una maggiore discontinuità strutturale. La dimensione delle particelle influenza inoltre la struttura del pane, la texture della mollica, la digeribilità dell’amido e la stabilità dell’impasto.
Una review recente pubblicata nel 2025 sulla tecnologia delle farine integrali ha evidenziato che:
1️⃣ le particelle di crusca di dimensioni elevate tendono a produrre pani più compatti e meno porosi,
2️⃣ le particelle più fini favoriscono una maggiore estrazione di composti bioattivi e influenzano direttamente estensibilità, volume e texture del pane.
Uno studio del 2023 ha analizzato tre classi granulometriche di crusca:
1️⃣ grossolana maggiore o uguale a 300 micrometri
2️⃣ media compresa tra 300 e 180 micrometri
3️⃣ fine minore o uguale a 180 micrometri.
I risultati hanno evidenziato che l’assorbimento d’acqua aumenta con la quantità di crusca, mentre la stabilità dell’impasto diminuisce con particelle più grandi. In alcuni casi la produzione di anidride carbonica durante la fermentazione può aumentare con particelle più fini.
7. Gap di conoscenza nella letteratura scientifica
Nonostante l’ampia letteratura sugli effetti della crusca nelle farine di frumento, esiste ancora una significativa lacuna di conoscenza per quanto riguarda l’interazione tra granulometria della crusca e proprietà dell’impasto nel monococco.
La maggior parte degli studi disponibili riguarda infatti:
frumento tenero moderno
farine integrali convenzionali
livelli di crusca aggiunta piuttosto che granulometria ottimizzata.
Sono invece molto pochi gli studi che hanno analizzato contemporaneamente:
monococco
granulometria della crusca
microstruttura dell’impasto
stabilità della fermentazione.
8. Ipotesi tecnologica: granulometria intermedia della crusca
Alla luce delle caratteristiche reologiche del monococco e delle conoscenze disponibili sugli effetti della crusca negli impasti, è possibile ipotizzare che una granulometria intermedia della crusca possa produrre effetti tecnologici favorevoli.
Una granulometria intermedia potrebbe generare un effetto combinato tra le proprietà delle particelle fini e quelle delle particelle grossolane.
1️⃣ In primo luogo, una granulometria intermedia potrebbe ridurre l’assorbimento di acqua rispetto alla crusca molto fine, rendendo disponibile una maggiore quantità di acqua per le proteine e per l’amido. Questo potrebbe migliorare la lavorabilità dell’impasto.
2️⃣In secondo luogo, particelle di dimensione intermedia potrebbero ridurre l’effetto meccanico di discontinuità strutturale tipico delle particelle molto grossolane, contribuendo a mantenere una maggiore coesione dell’impasto.
3️⃣INel sistema visco-colloidale dell’impasto di monococco, particelle di crusca con granulometria intermedia potrebbero agire come elementi strutturanti della matrice, funzionando come riempitivi colloidali in grado di contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.
Il risultato tecnologico potenziale potrebbe essere la formazione di un impasto meno colloso e un incremento relativo del volume finale del pane rispetto a farine contenenti crusca molto fine.
9. Studio integrato sui frumenti vestiti antichi (2025)
Evaluation of einkorn, emmer and spelt genotypes through a field-to-consumer approach: agronomic performance, grain quality, bread characteristics and sensory traits. Lo Porto, A. L. et al. Journal of Stored Products Research. DOI 10.1016/j.jspr.2025.102024
Lo studio ha adottato un approccio integrato definito field-to-consumer per analizzare contemporaneamente aspetti agronomici, compositivi, tecnologici e sensoriali di tre specie di frumenti vestiti antichi:
Triticum monococcum
Triticum dicoccum
Triticum spelta.
Sono stati analizzati sedici genotipi coltivati in due diversi tipi di suolo mediterraneo semi-arido, mentre tre varietà di grano duro sono state utilizzate come riferimento tecnologico.
Lo studio ha analizzato:
prestazioni agronomiche
qualità della granella
composizione chimica
contenuto di composti fenolici
profilo aromatico dei composti volatili
proprietà tecnologiche dell’impasto
caratteristiche del pane
analisi sensoriale del prodotto finale.
Risultati principali relativi al monococco
Lo studio ha confermato alcune caratteristiche tipiche già note per il monococco:
1. Forza panificatoria limitata
La farina di monococco ha mostrato:
-
bassa stabilità dell’impasto
-
minore forza della rete proteica
-
comportamento reologico più debole rispetto al frumento moderno.
Questo è legato alla composizione del glutine, dominata da gliadine e con minore presenza di glutenine polimeriche, che determina una rete glutinica meno elastica.
2. Impasto più fragile durante la lavorazione
Durante le prove di panificazione:
-
l’impasto di monococco ha mostrato minore tolleranza alla lavorazione
-
maggiore sensibilità alla miscelazione e alla fermentazione
-
una struttura più instabile e viscosa.
Questo comportamento è coerente con la struttura visco-colloidale del sistema proteico del monococco.
3. Buona qualità sensoriale del pane
Nonostante la minore forza panificatoria, i pani ottenuti hanno mostrato:
-
profilo aromatico ricco
-
buon colore della crosta e della mollica
-
valutazioni sensoriali positive
In particolare, i composti aromatici e fenolici presenti nel monococco contribuiscono a migliorare flavour e qualità nutrizionale del prodotto finale.
Significato tecnologico dello studio
Lo studio evidenzia un aspetto molto importante per la tecnologia dei cereali antichi:
-
i frumenti antichi non devono essere valutati solo con i parametri classici della panificazione industriale
-
la loro qualità è spesso più legata alle caratteristiche sensoriali e nutrizionali che alla forza dell’impasto.
Per questo motivo, l’ottimizzazione tecnologica (processi di macinazione, fermentazione o formulazione) diventa fondamentale per sfruttarne il potenziale.
Riferimento
Lo Porto, A. L. et al. (2025).
Evaluation of einkorn, emmer and spelt genotypes through a field-to-consumer approach: agronomic performance, grain quality, bread characteristics and sensory traits.
Journal of Stored Products Research.
DOI: 10.1016/j.jspr.2025.102024
10. Genotipi analizzati nello studio
Lo studio di Lo Porto et al. (2025) ha analizzato sedici genotipi appartenenti a tre specie di frumenti vestiti antichi: einkorn (Triticum monococcum), emmer (Triticum dicoccum) e spelt (Triticum spelta). La selezione dei genotipi è stata effettuata per rappresentare diversi livelli di variabilità genetica, agronomica e tecnologica.
Einkorn (Triticum monococcum)
-
Hammurabi
-
Monlis
-
Norberto
-
ID331
-
ID388
Emmer (Triticum dicoccum)
-
Padre Pio
-
Giovanni Paolo
-
Farvento
-
Molise sel. Colli
-
Zefiro
-
Giovanni Paolo II
Spelt (Triticum spelta)
-
Altgold
-
Oberkulmer Rotkorn
-
Bauländer Spelz
-
Frankenkorn
-
Zollernspelz
Significato scientifico della scelta dei genotipi
La selezione di questi sedici genotipi è stata progettata per rappresentare diverse caratteristiche biologiche e tecnologiche delle tre specie. Nel caso dell’einkorn, l’interesse principale riguarda il contenuto proteico relativamente elevato e il potenziale aromatico del pane prodotto. L’emmer è noto per l’elevata variabilità intra-specifica nei parametri agronomici e nutrizionali. Lo spelt presenta generalmente una maggiore stabilità agronomica, ma mostra differenze significative nel profilo dei composti organici volatili (VOC) responsabili delle caratteristiche aromatiche dei prodotti da forno.
Questa impostazione sperimentale ha consentito agli autori di analizzare:
-
le relazioni tra genotipo e qualità tecnologica del pane
-
le correlazioni tra composti fenolici, VOC e percezione sensoriale
-
il potenziale dei frumenti vestiti per sistemi agricoli marginali o a basso input.
Genotipi di monococco con le migliori prestazioni tecnologiche
Tra i genotipi di Triticum monococcum analizzati nello studio, alcune varietà hanno mostrato prestazioni tecnologiche più promettenti nella panificazione.
Monlis
Il genotipo Monlis ha mostrato un buon contenuto proteico e un comportamento dell’impasto relativamente migliore rispetto ad altri monococchi.
Le analisi hanno evidenziato:
-
buon contenuto proteico
-
comportamento dell’impasto relativamente migliore rispetto agli altri monococchi
-
profilo aromatico finale del pane particolarmente apprezzato.
Hammurabi
Il genotipo Hammurabi ha mostrato caratteristiche particolarmente positive dal punto di vista nutrizionale e aromatico. In particolare sono stati osservati:
-
elevato contenuto di composti fenolici
-
profilo aromatico ricco
-
buone valutazioni sensoriali del pane.
Il genotipo Hammurabi ha mostrato caratteristiche particolarmente interessanti dal punto di vista nutrizionale e aromatico, con un elevato contenuto di composti fenolici e buone valutazioni sensoriali del pane. Tuttavia la struttura dell’impasto rimane relativamente debole, caratteristica tipica del monococco.
Norberto
Il genotipo Norberto ha mostrato:
-
buona resa agronomica
-
caratteristiche tecnologiche intermedie
-
comportamento dell’impasto relativamente stabile rispetto ad altri monococchi.
Genotipi con prestazioni tecnologiche più limitate
Le linee sperimentali ID331 e ID388 hanno evidenziato:
-
impasti più deboli
-
minore stabilità durante la lavorazione
-
volumi del pane generalmente inferiori.
Nonostante queste limitazioni tecnologiche, tali genotipi mantengono interesse scientifico per la presenza di specifiche caratteristiche nutrizionali e metaboliche.
Interpretazione degli autori
Gli autori sottolineano che le differenze osservate tra genotipi dipendono principalmente da:
-
composizione proteica del glutine
-
rapporto gliadine / glutenine
-
contenuto di composti fenolici
-
composizione dell’amido.
Nel monococco, la variabilità genetica può quindi influenzare in modo significativo:
-
la lavorabilità dell’impasto
-
il volume finale del pane
-
il profilo aromatico dei prodotti da forno.
11. Aspetti immunologici delle gliadine del monococco
Oltre alle differenze tecnologiche, il monococco presenta anche caratteristiche peculiari nella composizione delle proteine del glutine che hanno attirato l’interesse della ricerca nutrizionale e immunologica.
Dal punto di vista genetico, Triticum monococcum possiede un genoma diploide (AA), mentre il frumento tenero moderno (Triticum aestivum) è esaploide (AABBDD).
La presenza di tre genomi distinti nei frumenti moderni comporta una maggiore diversità genetica delle proteine del glutine, in particolare delle α-gliadine, e quindi un numero più elevato di epitopi immunogenici riconosciuti dal sistema immunitario dei soggetti celiaci.
Uno dei frammenti più studiati è il peptide 33-mer, derivato dalla digestione dell’α-gliadina. Questo peptide è particolarmente resistente alla degradazione enzimatica e contiene sei epitopi immunodominanti riconosciuti dalle cellule T dei pazienti affetti da celiachia.
Nel monococco il peptide 33-mer canonico non è generalmente presente, poiché le sequenze di α-gliadina che lo generano sono associate principalmente al genoma D, assente in questa specie. Tuttavia, alcune linee di monococco possono contenere epitopi T-cellulari correlati nelle gliadine codificate dal genoma A.
Studi di genomica del glutine indicano inoltre che il monococco possiede un numero di epitopi immunogenici significativamente inferiore, stimato in circa 5–10 volte meno rispetto ai frumenti esaploidi. Questo dato riflette la minore complessità genetica delle gliadine presenti nel genoma diploide.
È importante sottolineare che questa riduzione del numero di epitopi non implica sicurezza per i soggetti celiaci. Diversi studi immunologici hanno dimostrato che peptidi derivati dalle gliadine del monococco possono comunque indurre una risposta immunitaria nelle cellule T dei pazienti celiaci.
Per questo motivo, nonostante il crescente interesse scientifico verso il monococco come modello di studio per la riduzione dell’immunogenicità del glutine, nessuna varietà di monococco è attualmente considerata idonea alla dieta priva di glutine.
Approfondimento: immunogenicità del genotipo ID331 (Norberto)
Alcuni studi hanno analizzato specificamente il genotipo di monococco ID331 (commercialmente noto come Norberto) per valutare il suo potenziale ruolo nella riduzione dell’esposizione agli epitopi immunogenici del glutine.
Uno studio comparativo pubblicato su Frontiers in Nutrition ha confrontato le proprietà immunologiche delle gliadine di Triticum monococcum (Hammurabi e Norberto-ID331) con quelle di frumenti moderni. I risultati hanno mostrato che le gliadine del monococco presentano una maggiore digeribilità gastrointestinale e una riduzione significativa della capacità di attivare cellule T celiache dopo digestione enzimatica rispetto al frumento esaploide. In particolare, dopo digestione simulata gastro-duodenale, la produzione di IFN-γ da parte delle cellule T risultava significativamente ridotta nel caso del monococco rispetto al frumento duro di riferimento. (Frontiers)
Un ulteriore studio in vivo ha valutato la risposta immunitaria in pazienti celiaci sottoposti a una breve esposizione alimentare a farina di Triticum monococcum cultivar Norberto-ID331. Dopo tre giorni di consumo controllato, non è stata osservata una mobilizzazione significativa di cellule T specifiche per il glutine nel sangue periferico, mentre il frumento esaploide ha indotto una risposta immunitaria marcata. Gli autori hanno concluso che il monococco diploide può indurre una risposta immunitaria significativamente inferiore rispetto al frumento moderno, pur non essendo idoneo alla dieta dei pazienti celiaci. (iris.cnr.it)
Studi su modelli cellulari intestinali hanno inoltre mostrato che peptidi derivati dalle gliadine del genotipo ID331 presentano una minore capacità di alterare la permeabilità epiteliale e di indurre risposte innate dell’intestino rispetto ai peptidi derivati dal frumento comune (Triticum aestivum). Questo suggerisce differenze qualitative nella composizione delle prolamine del monococco che potrebbero contribuire a una minore tossicità relativa. (ScienceDirect)
Nel complesso, queste evidenze indicano che alcune linee di monococco, tra cui ID331 (Norberto), possono presentare un numero inferiore di epitopi immunostimolanti e una maggiore suscettibilità alla digestione gastrointestinale rispetto ai frumenti moderni.
Tali caratteristiche non rendono il monococco sicuro per i soggetti celiaci. Tuttavia, alcune linee — come Hammurabi e Norberto (ID331) — risultano di notevole interesse scientifico in quanto potrebbero contribuire a ridurre l’esposizione complessiva agli epitopi del glutine rispetto ai frumenti esaploidi.
Questo aspetto rende il monococco oggetto di crescente interesse nella ricerca nutrizionale, in particolare nel contesto dei soggetti a rischio di celiachia o con sensibilità al glutine non celiaca (NCGS).
Possibile uso
L’interazione tra glutine e organismo è strettamente correlata allo stato fisiologico del soggetto e al suo contesto biologico complessivo. Diversi fattori — tra cui alimentazione, stress, stile di vita e condizioni ambientali — possono influenzare la risposta individuale al glutine.
Per questo motivo, l’eventuale consumo di prodotti a base di monococco dovrebbe essere valutato caso per caso e sempre sotto supervisione medica, tenendo conto delle condizioni cliniche individuali.
Riferimenti scientifici
Di Stasio L. et al. (2020)
Comparative Analysis of in vitro Digestibility and Immunogenicity of Gliadin Proteins from Durum and Einkorn Wheat.
Frontiers in Nutrition. DOI: 10.3389/fnut.2020.00056
Picascia S. et al. (2020)
In Celiac Disease Patients the In Vivo Challenge with the Diploid Triticum monococcum Elicits a Reduced Immune Response Compared to Hexaploid Wheat.
Molecular Nutrition & Food Research.
Iacomino G. et al. (2016)
Protective effects of Triticum monococcum ID331 gliadin-derived peptides on intestinal epithelial cells.
Food Chemistry.
Molberg Ø. et al. (2005)
Identification of potentially immunogenic epitopes in α-gliadins from Triticum monococcum.
DOI: 10.1073/pnas.0501814102
Gianfrani C. et al. (2012)
Immunogenicity of monococcum wheat in celiac disease.
DOI: 10.1002/mnfr.201100749
Pizzuti D. et al. (2006)
Gliadin peptides from Triticum monococcum are toxic for celiac patients.
DOI: 10.1093/jn/136.3.696
Spaenij-Dekking L. et al. (2005)
Immunogenicity of wheat species in celiac disease.
DOI: 10.1136/gut.2004.051995
12. Conclusione scientifica
Le evidenze scientifiche disponibili indicano che il monococco possiede una struttura reologica dell’impasto caratterizzata da una matrice visco-colloidale relativamente debole. La crusca influenza le proprietà dell’impasto principalmente attraverso meccanismi di assorbimento dell’acqua e interferenza strutturale.
La granulometria della crusca rappresenta quindi un parametro tecnologico cruciale per la qualità delle farine integrali. Tuttavia, l’effetto specifico di una granulometria intermedia della crusca nel monococco è ancora poco studiato.
L’ipotesi che una granulometria intermedia possa migliorare l’equilibrio tra assorbimento idrico, coesione dell’impasto e stabilità della fermentazione appare coerente con le conoscenze scientifiche attuali, ma richiede ulteriori verifiche sperimentali.
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