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Quando lo stress diventa cronico: cosa si può fare da soli

by luciano

Non sempre è facile gestire stress e ansia. Se la tensione è temporanea – per esempio prima di un esame o di una scadenza – il problema tende a risolversi spontaneamente quando la situazione termina.Più difficile è quando lo stress diventa prolungato, come accade spesso in contesti lavorativi difficili o in situazioni familiari complesse. In questi casi il supporto di uno psicologo può essere molto utile.Tuttavia esistono alcune strategie di auto-gestione dello stress che derivano dalle tecniche utilizzate in psicologia e che possono rappresentare un primo livello di intervento.

1. Riconoscere i segnali dello stress

Il primo passo è imparare a riconoscere i segnali che il corpo invia quando lo stress aumenta.

I segnali più comuni sono:

  • tensione muscolare

  • respiro corto o affannoso

  • irritabilità

  • difficoltà di concentrazione

  • disturbi intestinali o digestivi.

Prendere consapevolezza di questi segnali permette di intervenire prima che lo stress diventi troppo intenso.

2. Regolare la respirazione

Molte tecniche psicologiche utilizzano esercizi di respirazione lenta e controllata.

Un esercizio semplice consiste nel:

  • inspirare lentamente per circa 4 secondi

  • trattenere il respiro per 1-2 secondi

  • espirare lentamente per 6 secondi.

Ripetere questo ciclo per alcuni minuti aiuta a ridurre l’attivazione del sistema nervoso simpatico, favorendo la risposta di rilassamento.

3. Ridurre il “rumore mentale”

Una delle principali fonti di ansia è il continuo flusso di pensieri preoccupanti che si ripresentano nella mente. Questo fenomeno è spesso definito ruminazione mentale: una sorta di dialogo interno ripetitivo in cui la mente continua a ripercorrere problemi, timori o scenari negativi senza arrivare a una soluzione concreta.

Quando questo processo diventa persistente, il cervello rimane in uno stato di attivazione continua, che può mantenere attiva anche la risposta fisiologica allo stress. In queste condizioni l’organismo produce più facilmente ormoni dello stress, come il cortisolo, e il sistema nervoso simpatico rimane più attivo. Questo stato può influenzare anche l’intestino, aumentando la sensibilità viscerale e favorendo sintomi come tensione addominale, gonfiore o alterazioni della motilità intestinale.

Una tecnica semplice, utilizzata anche in alcuni approcci della terapia cognitivo-comportamentale, consiste nel mettere per iscritto le preoccupazioni. Scrivere i pensieri su carta o su un taccuino permette di “spostarli” dalla mente a uno spazio esterno, rendendoli più concreti e meno opprimenti.

Questo esercizio può aiutare a:

  • chiarire le situazioni, trasformando pensieri vaghi in problemi più definiti

  • ridurre la ruminazione mentale, interrompendo il ciclo dei pensieri ripetitivi

  • distinguere ciò che è sotto il proprio controllo da ciò che non lo è

  • individuare possibili azioni pratiche per affrontare i problemi reali.

Un metodo utile consiste nel dividere la pagina in due colonne: nella prima si scrivono le preoccupazioni, nella seconda si indicano eventuali azioni possibili o, se il problema non è controllabile, si prende semplicemente atto della situazione.

Anche dedicare ogni giorno qualche minuto a questo esercizio può aiutare a ridurre il sovraccarico mentale e favorire uno stato di maggiore calma. Riducendo il livello di tensione psicologica si contribuisce indirettamente anche a riequilibrare l’asse cervello-intestino, limitando gli effetti dello stress sulla funzione digestiva.

Comprendere il comportamento dell’altro

Una parte significativa dello stress quotidiano deriva da situazioni conflittuali, soprattutto in ambito lavorativo o familiare. In questi contesti il disagio nasce spesso dall’interpretazione immediata del comportamento dell’altra persona: il cervello tende infatti a formulare rapidamente spiegazioni negative (“lo fa apposta”, “non mi rispetta”, “vuole mettermi in difficoltà”).

In realtà, non sempre l’aggressività o l’irritazione dell’altro nasce da un’intenzione ostile. In molti casi può essere la manifestazione di una forte preoccupazione o di una difficoltà personale che la persona non riesce a gestire o a esprimere in modo costruttivo. Quando qualcuno si sente sotto pressione, preoccupato o incapace di trovare una soluzione a un problema, può reagire con irritazione, rigidità o aggressività.

Riconoscere questa possibilità non significa giustificare il comportamento dell’altro, ma può aiutare a ridurre la reazione emotiva immediata e a osservare la situazione con maggiore lucidità.

Una strategia utilizzata in diversi approcci psicologici consiste proprio nel analizzare il comportamento dell’altra persona cercando di comprenderne le possibili motivazioni. L’obiettivo non è giustificare il comportamento, ma ampliare la prospettiva e ridurre il conflitto emotivo.

Può essere utile chiedersi, ad esempio:

  • Quali pressioni o difficoltà potrebbe avere l’altra persona?

  • Sta reagendo a una situazione di stress o preoccupazione?

  • Potrebbe aver interpretato male qualcosa che ho detto o fatto?

Questo esercizio di cambio di prospettiva può avere diversi effetti positivi:

  • riduce la tendenza alla ruminazione mentale

  • diminuisce la risposta emotiva immediata allo stress

  • aiuta a individuare modalità più costruttive di affrontare il conflitto.

Comprendere meglio le motivazioni dell’altro può anche permettere di formulare risposte più efficaci, proponendo soluzioni o punti di vista alternativi che favoriscano una comunicazione più equilibrata. In molti casi questo semplice cambiamento di prospettiva riduce il livello di tensione psicologica e contribuisce indirettamente a riequilibrare la risposta allo stress dell’organismo.

Una tecnica semplice in tre passaggi per affrontare i conflitti

Quando una situazione conflittuale provoca stress o ansia, può essere utile fermarsi per qualche minuto e seguire tre passaggi molto semplici.

1. Fermarsi e ridurre la reazione immediata

Il primo passo consiste nel evitare una risposta impulsiva. Quando una persona reagisce con aggressività o irritazione, il nostro cervello tende a rispondere nello stesso modo, alimentando il conflitto.

Fare una breve pausa – anche solo respirare lentamente per qualche secondo – permette di ridurre l’attivazione emotiva e di evitare risposte che potrebbero peggiorare la situazione.


2. Cercare di capire cosa potrebbe preoccupare l’altra persona

Il secondo passo è provare a considerare quale problema o preoccupazione possa esserci dietro il comportamento dell’altro.

Domande utili possono essere:

  • Quale difficoltà potrebbe trovarsi ad affrontare questa persona?

  • Sta reagendo a una pressione lavorativa o personale?

  • Potrebbe sentirsi insicura o sotto attacco?

Questo passaggio non serve a giustificare il comportamento, ma a ridurre la percezione di ostilità e a comprendere meglio il contesto.

3. Spostare la conversazione verso il problema, non verso la persona

Il terzo passo consiste nel riportare la discussione sul problema concreto, evitando di trasformarla in uno scontro personale.

Ad esempio si può dire:

  • “Cerchiamo di capire insieme come risolvere questa situazione.”

  • “Vediamo se troviamo una soluzione che funzioni per entrambi.”

Questo tipo di approccio aiuta a trasformare il conflitto da uno scontro emotivo a un tentativo condiviso di soluzione.

Perché questa strategia riduce lo stress

Quando si riesce a interrompere il ciclo di reazioni impulsive, il cervello riduce l’attivazione della risposta allo stress. Questo contribuisce a riequilibrare anche il funzionamento dell’asse cervello–intestino, limitando gli effetti dello stress sull’organismo e sui disturbi digestivi. In altre parole, imparare a gestire meglio i conflitti quotidiani non aiuta solo il benessere psicologico, ma può avere effetti positivi anche sulla salute dell’intestino.

4. Introdurre pause di recupero durante la giornata

Lo stress cronico spesso deriva da periodi prolungati senza pause.

Molti psicologi suggeriscono di introdurre brevi pause di recupero durante la giornata, anche di pochi minuti, per esempio:

  • una breve camminata

  • qualche minuto di respirazione lenta

  • allontanarsi temporaneamente da schermi e stimoli.

Queste pause aiutano a ridurre l’attivazione fisiologica dello stress.

5. Attività fisica regolare

L’attività fisica è uno degli strumenti più efficaci per ridurre lo stress.

Il movimento:

  • riduce i livelli di cortisolo

  • aumenta la produzione di endorfine

  • migliora la regolazione dell’umore.

Non è necessario svolgere attività intense: anche camminare 20-30 minuti al giorno può avere effetti significativi.

6. Curare il ritmo sonno-veglia

Lo stress cronico spesso peggiora quando il sonno è insufficiente o irregolare.

Alcune regole utili includono:

  • mantenere orari di sonno regolari

  • ridurre l’esposizione a schermi luminosi prima di dormire

  • evitare stimolanti nelle ore serali.

Il sonno adeguato aiuta il cervello a regolare meglio la risposta allo stress.

7. Quando chiedere aiuto

Se stress e ansia persistono nel tempo e iniziano a interferire con la qualità della vita, è importante considerare il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta. Le tecniche professionali, come la terapia cognitivo-comportamentale o la mindfulness clinica, possono aiutare a sviluppare strategie più profonde per gestire lo stress cronico.

✔ In molti casi piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono già migliorare l’equilibrio tra cervello e intestino, contribuendo a ridurre i sintomi legati allo stress.

Box – 7 segnali che indicano che lo stress sta influenzando l’intestino

Segnale

Cosa succede

1. Gonfiore addominale frequente

Lo stress aumenta la sensibilità intestinale e può amplificare la percezione della distensione addominale.

2. Alterazioni dell’alvo

Possono comparire diarrea, stipsi o alternanza delle due condizioni.

3. Dolore addominale ricorrente

L’ipersensibilità dei nervi intestinali rende più dolorosi stimoli normalmente innocui.

4. Urgenza di andare in bagno

Lo stress può accelerare la motilità del colon attraverso il sistema nervoso autonomo.

5. Sensazione di “nodo allo stomaco”

L’attivazione della risposta allo stress modifica la motilità gastrica e intestinale.

6. Peggioramento dei sintomi nei periodi di tensione

I sintomi intestinali tendono ad aumentare durante periodi di ansia o pressione emotiva.

7. Miglioramento nei periodi di relax

Quando lo stress diminuisce, spesso anche i disturbi intestinali si riducono.

Messaggio chiave:

quando questi segnali compaiono o peggiorano in periodi di forte tensione, è possibile che il disturbo sia legato all’asse cervello–intestino, cioè al modo in cui lo stress influenza la funzione intestinale.

Box – 5 abitudini quotidiane che proteggono l’asse cervello–intestino

Abitudine

Perché è utile

1. Dormire a orari regolari

Il sonno stabilizza il sistema nervoso e riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

2. Fare attività fisica moderata

Camminare o fare esercizio regolare riduce lo stress e migliora la motilità intestinale.

3. Mangiare con calma e in modo consapevole

Consumare i pasti lentamente favorisce una digestione più efficiente e riduce la distensione intestinale. Quando si mangia troppo velocemente si tende a ingerire più aria (aerofagia) e a sovraccaricare temporaneamente il sistema digestivo, favorendo gonfiore e disagio addominale. Mangiare con calma permette invece di attivare meglio la fase digestiva regolata dal sistema nervoso parasimpatico, spesso definita risposta “rest and digest”. Masticare adeguatamente gli alimenti, fare piccole pause durante il pasto e prestare attenzione ai segnali di sazietà aiuta anche a migliorare la comunicazione tra intestino e cervello, riducendo il rischio di disturbi digestivi legati allo stress.

4. Prendersi pause durante la giornata

Brevi pause riducono l’attivazione del sistema nervoso simpatico e favoriscono il rilassamento.

5. Ridurre il sovraccarico mentale

Tecniche di respirazione, mindfulness o semplici momenti di relax aiutano a riequilibrare il dialogo tra cervello e intestino.

Messaggio finale

L’intestino e il cervello sono strettamente collegati. Prendersi cura dello stress quotidiano non significa solo migliorare il benessere mentale, ma anche proteggere l’equilibrio dell’intestino e prevenire molti disturbi digestivi.

Asse cervello-intestino: come stress e ansia influenzano la salute dell’intestino. Parte I

by luciano

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sul rapporto tra sistema nervoso, microbiota e sindrome dell’intestino irritabile.

  • Parte 1 – Asse cervello-intestino: come stress e ansia influenzano la salute dell’intestino

  • Parte 2 – Intestino e cervello: il dialogo che spiega il colon irritabile

  • Parte 3 – Fodmap, IBS, infiammazione di basso grado e intestino vulnerabile

Introduzione

Molte persone hanno sperimentato almeno una volta nella vita sintomi intestinali legati allo stress, all’ansia o a forti emozioni (rabbia, gioia, paura, terrore): mal di pancia, diarrea, crampi, nausea, “nodo allo stomaco”, dolori addominali diffusi o poco localizzati, tipici del cosiddetto dolore viscerale. Questo tipo di dolore nasce dagli organi interni e, a differenza del dolore muscoloscheletrico, è spesso percepito come meno preciso e più esteso nell’addome, perché i segnali nervosi provenienti dall’intestino vengono elaborati dal sistema nervoso centrale in modo diverso.

Questi fenomeni non sono casuali. Sono l’espressione di un sistema biologico complesso chiamato asse cervello-intestino, una rete di comunicazione continua tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che questo dialogo bidirezionale coinvolge il sistema nervoso, il sistema immunitario, il microbiota intestinale e numerosi segnali ormonali [2]. Quando questo equilibrio si altera, stress e ansia possono contribuire allo sviluppo o al peggioramento di disturbi intestinali [1].

È interessante notare che non solo le emozioni negative possono influenzare l’intestino. Anche emozioni molto intense, perfino positive come una forte gioia o eccitazione, possono attivare i circuiti neurobiologici che regolano la risposta allo stress e la comunicazione tra cervello e apparato digerente. Sebbene l’esperienza soggettiva sia diversa, i meccanismi fisiologici coinvolti – legati all’attivazione del sistema nervoso autonomo e dei mediatori neuroendocrini – possono produrre effetti simili sulla motilità e sulla sensibilità intestinale.

Cap. 1.Che cos’è l’asse cervello-intestino

L’asse cervello-intestino è il sistema di comunicazione che collega il cervello con l’apparato digerente. Questo dialogo avviene attraverso diversi canali biologici:

  • il sistema nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico)

  • il nervo vago

  • l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che regola la risposta allo stress

  • il sistema immunitario

  • il microbiota intestinale [3].

Grazie a queste connessioni il cervello può influenzare direttamente il funzionamento dell’intestino e, allo stesso tempo, l’intestino può inviare segnali che influenzano l’umore, la percezione del dolore e il comportamento [1].

Cap. 2. Come lo stress agisce sull’intestino

Quando una persona è sottoposta a stress psicologico o emotivo, il cervello attiva la cosiddetta risposta allo stress, che coinvolge l’asse HPA e il sistema nervoso autonomo [4]. Questo processo comporta il rilascio di diversi mediatori biologici, tra cui:

  • cortisolo

  • adrenalina

  • noradrenalina.

Queste sostanze hanno effetti immediati su numerosi organi, incluso l’intestino.

Lo stress può infatti modificare:

  • la motilità intestinale (accelerandola o rallentandola)

  • la secrezione di liquidi intestinali

  • la sensibilità al dolore viscerale

  • la permeabilità della mucosa intestinale [5].

Il risultato può essere la comparsa di sintomi come:

  • dolore addominale

  • diarrea o stipsi

  • gonfiore

  • sensazione di tensione intestinale.

Cap. 3. Lo stress può alterare la barriera intestinale

Uno degli effetti più studiati dello stress riguarda la barriera intestinale.

L’epitelio intestinale rappresenta una barriera selettiva che separa il contenuto dell’intestino dal resto dell’organismo. Questa barriera è mantenuta da strutture chiamate tight junctions, che regolano il passaggio delle molecole tra le cellule [6]..

Lo stress cronico può alterare queste strutture e aumentare la permeabilità intestinale [7]. Quando la barriera diventa più permeabile, alcune sostanze presenti nel lume intestinale – come componenti batteriche o antigeni alimentari – possono attraversare la mucosa e attivare il sistema immunitario.

Questo processo può favorire uno stato di infiammazione mucosale di basso grado, che a sua volta può aumentare la sensibilità dell’intestino [5].

Cap. 4. Stress, microbiota e infiammazione

Negli ultimi anni è emerso anche il ruolo del microbiota intestinale nel collegamento tra stress e salute intestinale.

Lo stress può alterare la composizione della flora batterica intestinale, riducendo alcune specie benefiche e favorendo la crescita di altre [8]. Queste modifiche possono influenzare:

  • la produzione di metaboliti batterici

  • la risposta immunitaria intestinale

  • la funzione della barriera epiteliale.

Il microbiota, a sua volta, produce molecole che possono influenzare direttamente il cervello, creando un vero circuito bidirezionale tra intestino e sistema nervoso [2].

Cap. 5. Perché lo stress aumenta il dolore intestinale

Un altro meccanismo importante riguarda la ipersensibilità viscerale, cioè una maggiore sensibilità dei nervi intestinali agli stimoli meccanici [9].

In condizioni di stress, il sistema nervoso può amplificare i segnali provenienti dall’intestino. Stimoli normalmente innocui – come la distensione intestinale provocata dalla digestione o dalla fermentazione dei gas – possono essere percepiti come dolorosi.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile (IBS), dove lo stress psicologico è spesso un fattore scatenante dei sintomi [10].

Cap. 6. Il circolo vizioso intestino-cervello

Una caratteristica importante dell’asse cervello-intestino è che la comunicazione avviene in entrambe le direzioni.

Questo può creare un vero circolo vizioso:

stress

alterazione della funzione intestinale

dolore o gonfiore

aumento dell’ansia

ulteriore attivazione della risposta allo stress [1].

Interrompere questo ciclo è uno degli obiettivi principali nella gestione dei disturbi intestinali funzionali.

Cap. 7. Come proteggere l’asse cervello-intestino

Diversi interventi possono aiutare a migliorare l’equilibrio tra cervello e intestino:

  • gestione dello stress

  • attività fisica regolare

  • sonno adeguato

  • alimentazione equilibrata

  • tecniche di rilassamento o mindfulness.

In alcuni casi possono essere utili anche interventi nutrizionali specifici, come la dieta a basso contenuto di FODMAP, che riduce gli stimoli fermentativi intestinali nei pazienti con IBS [11].

✔ In sintesi, l’intestino e il cervello formano un sistema strettamente integrato.
Quando lo stress diventa cronico, questo dialogo può alterarsi e contribuire alla comparsa di sintomi gastrointestinali.

Comprendere il funzionamento dell’asse cervello-intestino permette di vedere i disturbi intestinali non solo come problemi digestivi, ma come il risultato di un equilibrio complesso tra mente, sistema nervoso e microbiota.

Cap. 8. Perché lo stress può provocare diarrea o stipsi

Uno degli effetti più evidenti dello stress sull’intestino riguarda la motilità intestinale, cioè il movimento dei muscoli che spingono il contenuto digestivo lungo il tratto gastrointestinale [12].

Questi movimenti sono controllati da tre sistemi principali:

  • il sistema nervoso enterico, una rete di neuroni presente nella parete intestinale

  • il sistema nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico)

  • diversi ormoni e neurotrasmettitori prodotti durante la risposta allo stress [13].

Quando una persona vive una situazione stressante, il cervello attiva rapidamente il sistema nervoso simpatico, il ramo del sistema autonomo associato alla risposta di “lotta o fuga”.

Questo sistema rilascia mediatori come:

  • adrenalina

  • noradrenalina

  • cortisolo.

Queste sostanze possono modificare il funzionamento dell’intestino in diversi modi, influenzando la contrazione della muscolatura liscia intestinale e la regolazione del transito digestivo [5].

Cap. 9. Accelerazione della motilità

In alcune persone lo stress aumenta l’attività motoria dell’intestino, soprattutto nel colon.

I movimenti intestinali diventano più rapidi e il contenuto intestinale ha meno tempo per perdere acqua. Questo può portare a diarrea o urgenza evacuativa, fenomeno spesso descritto come “diarrea da stress” [14].

Questo meccanismo è stato osservato frequentemente nei pazienti con disturbi gastrointestinali funzionali, in particolare nella sindrome dell’intestino irritabile con predominanza di diarrea [10].

Cap. 10. Rallentamento della motilità

In altri casi accade il contrario. L’attivazione del sistema nervoso simpatico può inibire i movimenti intestinali, rallentando il transito del contenuto digestivo [12].

Questo meccanismo può contribuire alla comparsa di stipsi o sensazione di intestino bloccato, soprattutto nei soggetti più sensibili agli effetti dello stress sul sistema nervoso autonomo [15].

Cap. 11. Alterazione dei riflessi intestinali

Lo stress può anche modificare i riflessi che regolano l’attività del colon dopo i pasti.

Normalmente, quando si mangia, l’intestino aumenta temporaneamente la propria attività motoria attraverso il cosiddetto riflesso gastro-colico. Nei soggetti sensibili questo riflesso può diventare eccessivamente intenso, provocando crampi addominali e bisogno urgente di evacuare [16]. Questo fenomeno è particolarmente frequente nei pazienti con intestino irritabile, nei quali i riflessi intestinali risultano spesso amplificati [10].

Cap. 12. Il ruolo degli ormoni dello stress

Anche gli ormoni della risposta allo stress influenzano l’intestino.

Il cortisolo, rilasciato durante l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), può modificare:

  • la sensibilità dei nervi intestinali

  • l’attività delle cellule immunitarie della mucosa

  • la permeabilità della barriera intestinale [4].

Questi effetti contribuiscono a rendere l’intestino più reattivo agli stimoli digestivi, aumentando la probabilità di sintomi come dolore addominale o gonfiore [7].

Cap. 13. Un sistema molto sensibile alle emozioni

L’intestino è uno degli organi più sensibili alle variazioni dello stato emotivo.

Questo dipende dalla presenza di una fitta rete di neuroni nel sistema nervoso enterico e dalle connessioni con il sistema nervoso centrale attraverso l’asse cervello-intestino [1].

Per questo motivo eventi psicologici come ansia, stress lavorativo o tensioni emotive possono tradursi rapidamente in sintomi gastrointestinali [2].

Questa stretta connessione spiega perché molti disturbi intestinali migliorino non solo con interventi dietetici, ma anche con strategie che riducano lo stress e migliorino la regolazione dell’asse cervello-intestino [17].

Cap. 14. Perché lo stress colpisce soprattutto il colon

Lo stress tende a influenzare soprattutto il colon (intestino crasso) perché questa parte dell’intestino è particolarmente ricca di connessioni con il sistema nervoso autonomo e con il sistema nervoso enterico [12].

Il colon ha anche una funzione molto sensibile alla regolazione nervosa: controlla il riassorbimento dell’acqua e il ritmo delle contrazioni che portano all’evacuazione.

Per questo motivo variazioni nei segnali nervosi legati allo stress possono facilmente alterarne il funzionamento [14].

Quando l’asse cervello-intestino viene attivato dallo stress possono quindi verificarsi:

  • aumento della motilità, con diarrea o urgenza evacuativa

  • riduzione della motilità, con stipsi

  • maggiore sensibilità alla distensione, con dolore e gonfiore.

Questo spiega perché il colon sia spesso l’organo più coinvolto nei disturbi intestinali legati allo stress, come nella sindrome dell’intestino irritabile [10].

Bibliografia

  1. Mayer, E. A. (2011). Gut feelings: The emerging biology of gut–brain communication. Nature Reviews Neuroscience. DOI: 10.1038/nrn3071

  2. Cryan, J. F., & Dinan, T. G. (2012). Mind-altering microorganisms: the impact of the gut microbiota on brain and behaviour. Nature Reviews Neuroscience. DOI: 10.1038/nrn3346

  3. Carabotti, M., et al. (2015). The gut-brain axis: interactions between enteric microbiota, central and enteric nervous systems. Annals of Gastroenterology. DOI: 10.20524/aog.2015.0023

  4. Herman, J. P., et al. (2016). Regulation of the hypothalamic-pituitary-adrenocortical stress response. Comprehensive Physiology. DOI: 10.1002/cphy.c150015

  5. Konturek, P. C., et al. (2011). Stress and the gut: pathophysiology, clinical consequences and diagnostic approach. Journal of Physiology and Pharmacology. DOI: 10.26402/jpp.2011.6.02

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  8. Foster, J. A., & McVey Neufeld, K. A. (2013). Gut-brain axis: how the microbiome influences anxiety and depression. Trends in Neurosciences. DOI: 10.1016/j.tins.2013.01.005

  9. Farmer, A. D., Aziz, Q. (2013). Visceral pain hypersensitivity in functional gastrointestinal disorders. Gut. DOI: 10.1136/gutjnl-2012-302724

  10. Ford, A. C., et al. (2017). Irritable bowel syndrome. The Lancet. DOI: 10.1016/S0140-6736(17)31548-8

  11. Halmos, E. P., et al. (2014). A diet low in FODMAPs reduces symptoms of irritable bowel syndrome. Gastroenterology. DOI: 10.1053/j.gastro.2014.04.005

  12. Furness, J. B. (2012). The enteric nervous system and neurogastroenterology. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. DOI: 10.1038/nrgastro.2012.32

  13. Browning, K. N., & Travagli, R. A. (2014). Central nervous system control of gastrointestinal motility. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. DOI: 10.1038/nrgastro.2014.79

  14. Camilleri, M. (2012). Peripheral mechanisms in irritable bowel syndrome. New England Journal of Medicine. DOI: 10.1056/NEJMra1108650

  15. Bharucha, A. E., et al. (2013). Mechanisms, evaluation, and management of chronic constipation. Gastroenterology. DOI: 10.1053/j.gastro.2013.01.028

  16. Drossman, D. A. (2016). Functional gastrointestinal disorders: history, pathophysiology, clinical features and Rome IV. Gastroenterology. DOI: 10.1053/j.gastro.2016.02.032

  17. Keefer, L., et al. (2018). Behavioural interventions in functional gastrointestinal disorders. Gut. DOI: 10.1136/gutjnl-2017-315420

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sul rapporto tra sistema nervoso, microbiota e sindrome dell’intestino irritabile.

  • Parte 1 – Asse cervello-intestino: come stress e ansia influenzano la salute dell’intestino

  • Parte 2 – Intestino e cervello: il dialogo che spiega il colon irritabile

  • Parte 3 – FODMAP, IBS, infiammazione di basso grado e intestino vulnerabile