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Influenza della granulometria della crusca nelle farine di monococco: effetti sulla matrice glutinica e sulle proprietà dell’impasto

by luciano

In evidenza:

1️⃣ Il monococco (Triticum monococcum) possiede una matrice dell’impasto prevalentemente visco-colloidale, dovuta alla maggiore prevalenza di gliadine rispetto alle glutenine polimeriche, che determina impasti meno elastici e più viscosi rispetto al frumento moderno.

2️⃣ La granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico cruciale nelle farine integrali, influenzando assorbimento dell’acqua, coesione dell’impasto e stabilità della fermentazione.

3️⃣ Nel monococco una granulometria intermedia della crusca potrebbe avere un effetto strutturante sull’impasto, agendo come riempitivo colloidale della matrice e contribuendo alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.

4️⃣ La variabilità genetica tra genotipi di monococco influenza significativamente la qualità tecnologica, con differenze rilevanti nel comportamento dell’impasto, nel volume del pane e nel profilo aromatico finale.

5️⃣ Alcune linee di monococco mostrano una minore immunogenicità relativa del glutine rispetto ai frumenti esaploidi, pur non essendo idonee alla dieta dei soggetti celiaci. Ma possono essere utili per taluni soggetti (vedi fine capitolo 11).

1. Introduzione

Il grano monococco (Triticum monococcum) rappresenta una delle specie di frumento più antiche coltivate dall’uomo e possiede caratteristiche tecnologiche significativamente diverse rispetto ai frumenti moderni. In particolare, le proprietà reologiche delle farine di monococco differiscono in modo sostanziale da quelle del frumento tenero moderno, soprattutto per quanto riguarda la struttura e il comportamento della matrice glutinica.

La composizione proteica del monococco è caratterizzata da una prevalenza relativa di gliadine (incluse γ-gliadine) e da una minore quantità e qualità delle glutenine polimeriche. Le gliadine contribuiscono principalmente alle proprietà viscose dell’impasto, mentre le glutenine polimeriche sono responsabili delle proprietà elastiche e della formazione di una rete glutinica tridimensionale stabile.

Questa specifica composizione proteica determina nel monococco un sistema reologico che si comporta prevalentemente come un sistema pastoso-viscoso piuttosto che elastico (Figura 1). Di conseguenza, gli impasti ottenuti da farine di monococco risultano generalmente meno elastici, più viscosi e presentano una capacità limitata di trattenere i gas durante la fermentazione.

Riferimenti scientifici

Wieser, H. (2007). Chemistry of gluten proteins. Food Microbiology. DOI: 10.1016/j.fm.2006.07.004
Abdel-Aal, E.-S. M. et al. (1998). Genetic and environmental effects on gluten proteins of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1006/jcrs.1997.0143

2. Ruolo della crusca negli impasti: concetti generali

La crusca rappresenta una componente fondamentale delle farine integrali e può influenzare significativamente le proprietà reologiche dell’impasto e la qualità del prodotto finale. L’effetto della crusca sugli impasti è generalmente attribuito a due principali meccanismi: l’interazione con l’acqua e l’interferenza meccanica con la struttura dell’impasto.

2.1 Effetto di assorbimento idrico

Le particelle di crusca possiedono una notevole capacità di assorbire acqua a causa dell’elevato contenuto di fibre alimentari, in particolare arabinoxilani e cellulosa. All’aumentare della superficie specifica delle particelle di crusca aumenta la loro capacità di legare acqua.

✅ Questo fenomeno comporta una sottrazione di acqua disponibile per altri componenti dell’impasto, in particolare per l’amido e per le proteine del glutine. Di conseguenza, la distribuzione dell’acqua nell’impasto può modificare significativamente la formazione e la stabilità della matrice proteica.

2.2 Effetto meccanico delle particelle di crusca

Oltre all’effetto idrico, la crusca può esercitare un effetto meccanico sulla struttura dell’impasto. Particelle di crusca di dimensioni elevate possono agire come elementi discontinui all’interno della matrice dell’impasto, interferendo con la continuità della rete glutinica.

Nei frumenti moderni, caratterizzati da una rete glutinica relativamente forte ed elastica, le particelle grossolane di crusca possono interrompere fisicamente la rete proteica, determinando una riduzione della capacità dell’impasto di trattenere i gas e, di conseguenza, una diminuzione del volume finale del pane.

Riferimenti

Noort, M. W. J. et al. (2010). The effect of particle size of wheat bran on bread quality. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2010.03.003

Hemdane, S. et al. (2016). Wheat bran in bread making: A critical review. Food Chemistry. DOI: 10.1016/j.foodchem.2015.09.092

3. Effetto della granulometria della crusca sulle proprietà dell’impasto

La dimensione delle particelle di crusca rappresenta un rametropa tecnologico particolarmente importante, in quanto influenza sia la capacità di assorbimento dell’acqua sia l’interazione meccanica con la struttura dell’impasto.

3.1 Crusca fine

La crusca con granulometria fine presenta una superficie specifica elevata. Questo comporta una maggiore capacità di assorbimento dell’acqua rispetto alle particelle più grandi.

In presenza di crusca fine si osservano generalmente:

1️⃣ minore disponibilità di acqua per proteine e amido
2️⃣ maggiore assorbimento di acqua da parte della crusca
3️⃣distribuzione più omogenea delle particelle nell’impasto.

Dal punto di vista tecnologico, questi effetti possono portare alla formazione di impasti più viscosi e compatti, con uno sviluppo della struttura dell’impasto più limitato ma generalmente più uniforme.

3.2 Crusca grossolana

La crusca con granulometria più elevata presenta una superficie specifica inferiore e quindi tende ad assorbire meno acqua nelle fasi iniziali dell’impastamento.

Tuttavia, le particelle più grandi possono esercitare un effetto meccanico più marcato sulla struttura dell’impasto. Nei frumenti moderni questo fenomeno può provocare una discontinuità nella rete glutinica, con una conseguente riduzione della stabilità dell’impasto e del volume finale del pane.

4. Specificità tecnologica del monococco

Nel caso del monococco, l’effetto della crusca deve essere interpretato alla luce delle caratteristiche specifiche della sua matrice proteica.

Come già descritto, la rete glutinica del monococco è generalmente più debole rispetto a quella dei frumenti moderni e non forma una struttura elastica continua altrettanto sviluppata. Il comportamento dell’impasto è dominato maggiormente da fenomeni di viscosità e coesione colloidale piuttosto che da una rete glutinica elastica ben organizzata.

✅ In questo contesto tecnologico, la crusca non agisce necessariamente come elemento che rompe una rete glutinica forte, come avviene nel frumento tenero moderno. Tuttavia, può comunque interferire con la coesione dell’impasto oppure contribuire alla stabilizzazione della struttura complessiva del sistema.

Riferimenti

Hidalgo, A. & Brandolini, A. (2014). Nutritional properties of einkorn wheat. Journal of the Science of Food and Agriculture. DOI: 10.1002/jsfa.6382

Brandolini, A. et al. (2008). Technological quality of einkorn wheat. Journal of Cereal Science. DOI: 10.1016/j.jcs.2008.01.001

5. Evidenze recenti sulle proprietà tecnologiche del monococco

Negli ultimi anni diversi studi hanno analizzato le proprietà tecnologiche del monococco e il comportamento dei suoi impasti durante la lavorazione.

Uno studio del 2023 ha analizzato diverse linee di monococco per valutare le proprietà della farina, dell’impasto e del pane. I risultati hanno evidenziato che il monococco possiede generalmente un contenuto proteico più elevato rispetto al frumento tenero, ma forma un glutine più debole. I moduli viscoelastici degli impasti risultano inferiori rispetto a quelli del frumento moderno e il comportamento reologico dell’impasto risulta più viscoso che elastico.

Questi risultati confermano che il sistema strutturale del monococco è meno organizzato e presenta caratteristiche più simili a un sistema colloidale rispetto alla struttura glutinica più elastica dei frumenti moderni.

Uno studio integrato pubblicato nel 2025 ha analizzato tre specie di frumenti vestiti antichi, einkorn (Triticum monococcum), emmer (Triticum dicoccum) e spelt (Triticum spelta). I risultati hanno confermato che il monococco possiede una forza panificatoria relativamente bassa ma può produrre pani con caratteristiche sensoriali molto apprezzate.

In sintesi:

Ridotto assorbimento rispetto alla crusca fine

  • maggiore disponibilità di acqua per:

    • proteine

    • amido
      ? possibile miglioramento della lavorabilità

Minore effetto meccanico rispetto alla crusca grossolana

  • minore discontinuità strutturale

  • migliore coesione dell’impasto

Effetto “strutturante” nel sistema viscoso

Nel monococco, la crusca intermedia potrebbe:

  • agire come riempitivo strutturale

  • contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas

  • migliorare la tenuta durante la lievitazione

Possibile risultato:

  • impasto meno colloso

  • incremento relativo del volume finale rispetto a crusca fine

Chat GPT: Quindi la tua ipotesi (granulometria intermedia della crusca nel monococco) è scientificamente plausibile ma ancora poco esplorata in modo diretto, il che è interessante dal punto di vista di ricerca.

6. Studi recenti sulla granulometria della crusca

La letteratura recente ha mostrato chiaramente che la granulometria della crusca rappresenta un parametro tecnologico determinante nella qualità delle farine integrali.

Uno studio pubblicato su Food Chemistry nel 2022 ha confrontato crusca con diverse dimensioni di particella:

1️⃣ crusca grossolana circa 362 micrometri

2️⃣ crusca media circa 60 micrometri

3️⃣ crusca superfine circa 11 micrometri.

I risultati hanno mostrato che la crusca fine aumenta significativamente l’assorbimento d’acqua dell’impasto, mentre la crusca grossolana provoca una maggiore discontinuità strutturale. La dimensione delle particelle influenza inoltre la struttura del pane, la texture della mollica, la digeribilità dell’amido e la stabilità dell’impasto.

Una review recente pubblicata nel 2025 sulla tecnologia delle farine integrali ha evidenziato che:

1️⃣ le particelle di crusca di dimensioni elevate tendono a produrre pani più compatti e meno porosi,

2️⃣ le particelle più fini favoriscono una maggiore estrazione di composti bioattivi e influenzano direttamente estensibilità, volume e texture del pane.

Uno studio del 2023 ha analizzato tre classi granulometriche di crusca:

1️⃣ grossolana maggiore o uguale a 300 micrometri

2️⃣ media compresa tra 300 e 180 micrometri

3️⃣ fine minore o uguale a 180 micrometri.

I risultati hanno evidenziato che l’assorbimento d’acqua aumenta con la quantità di crusca, mentre la stabilità dell’impasto diminuisce con particelle più grandi. In alcuni casi la produzione di anidride carbonica durante la fermentazione può aumentare con particelle più fini.

7. Gap di conoscenza nella letteratura scientifica

Nonostante l’ampia letteratura sugli effetti della crusca nelle farine di frumento, esiste ancora una significativa lacuna di conoscenza per quanto riguarda l’interazione tra granulometria della crusca e proprietà dell’impasto nel monococco.

La maggior parte degli studi disponibili riguarda infatti:

frumento tenero moderno
farine integrali convenzionali
livelli di crusca aggiunta piuttosto che granulometria ottimizzata.

Sono invece molto pochi gli studi che hanno analizzato contemporaneamente:

monococco
granulometria della crusca
microstruttura dell’impasto
stabilità della fermentazione.

8. Ipotesi tecnologica: granulometria intermedia della crusca

Alla luce delle caratteristiche reologiche del monococco e delle conoscenze disponibili sugli effetti della crusca negli impasti, è possibile ipotizzare che una granulometria intermedia della crusca possa produrre effetti tecnologici favorevoli.

Una granulometria intermedia potrebbe generare un effetto combinato tra le proprietà delle particelle fini e quelle delle particelle grossolane.

1️⃣ In primo luogo, una granulometria intermedia potrebbe ridurre l’assorbimento di acqua rispetto alla crusca molto fine, rendendo disponibile una maggiore quantità di acqua per le proteine e per l’amido. Questo potrebbe migliorare la lavorabilità dell’impasto.

2️⃣In secondo luogo, particelle di dimensione intermedia potrebbero ridurre l’effetto meccanico di discontinuità strutturale tipico delle particelle molto grossolane, contribuendo a mantenere una maggiore coesione dell’impasto.

3️⃣INel sistema visco-colloidale dell’impasto di monococco, particelle di crusca con granulometria intermedia potrebbero agire come elementi strutturanti della matrice, funzionando come riempitivi colloidali in grado di contribuire alla stabilizzazione delle bolle di gas durante la fermentazione.

Il risultato tecnologico potenziale potrebbe essere la formazione di un impasto meno colloso e un incremento relativo del volume finale del pane rispetto a farine contenenti crusca molto fine.

Principali caratteristiche botaniche e agronomiche del T. monococcum sp. Monococcum

by luciano

“Le caratteristiche di questo cereale minore dipendono in parte dalla sua storia. Originario delle zone aride del Medio Oriente, il farro fu una delle prime otto specie vegetali ad essere domesticate e coltivate dagli agricoltori della Mezzaluna fertile (Zohary & Hopf, 2012). L’arrivo in Europa risale ad un periodo successivo (circa 8-9 mila anni fa), in seguito a commerci e migrazioni di popoli da Est (Gepts, 2004). L’antenato selvatico del farro piccolo è il Triticum monococcum sp. baeoticum, detto anche monococco selvatico. Il monococco domestico ha conservato molti dei tratti caratteristici della sua linea parentale, e ne mantiene quasi intatto il grande patrimonio genetico (Kilian et al, 2007). Lo studio del genoma ha permesso di ricostruire l’albero filogenetico di questo antico cereale, rintracciando alcune delle popolazioni originarie (Heun et al, 1997) e mettendo in luce i tratti che hanno caratterizzato la sua domesticazione. Il domesticato T. monococcum e il selvatico T. baeoticum (genoma Am Am ), insieme alla specie selvatica T. urartu (genoma AA), costituiscono il gruppo dei frumenti diploidi, caratterizzati da numero cromosomico 2n = 14. Questo gruppo fondamentale di specie rappresenta la base di tutte le successive ibridazioni e selezioni, che hanno portato all’evoluzione dei frumenti tetraploidi (4n) ed esaploidi (6n), come illustrato in Figura 1.1.”

Caratteristiche Descrizione Conseguenze
Ciclo vitale microtermo Cereale autunno-vernino con ciclo vegetativo lungo (da Ottobre a Luglio) (Nasi et al, 1999) Adatto a climi temperati con alternanza stagionale freddo-caldo.
Taglia medio-alta Solitamente tra i 120 e 140 cm (Nasi et al, 1999) Ottima copertura del suolo e resistenza alle infestanti.
Spiga aristata e distica Spiga con doppia fila di cariossidi, caratterizzata da un numero ridotto di inflorescenze, di cui solo una basale è fertile (Cortiana, 2014) Produttività medio-bassa.
Rachide fragile Disarticolazione della cariosside in fase di maturazione (Nasi et al, 1999) Necessita particolare attenzione durante la trebbiatura.
Cariosside vestita La cariosside è rivestita dai tegumenti del glume (Nasi et al, 1999) Offre maggiore protezione, rispetto ai cereali nudi, a fattori di stress biotici e abiotici. Aumento dei costi per decorticazione.
Rusticità Specie adatta a suoli pedologicamente poveri e aridi (Cortiana, 2014) Adatta a terreni marginali, aree normalmente non coltivabili o impoverite da sovrasfruttamento. Adatta all’uso in sistemi agricoli ad input ridotti.
Resistenza elevata A condizioni di stress (termico, idrico, ecc) e ad attacchi patogeni o parassitari (Cortiana, 2014) Contribuisce ad aumentare la resilienza del sistema agricolo.
Stabilità del raccolto Anche a fronte di condizioni di crescita non ottimali, grazie all’elevata diversità genetica (Kilian et al, 2007) Contribuisce ad aumentare la resilienza del sistema agricolo.
Elevate qualità nutrizionali Alto contenuto di grassi, fosforo, potassio, piridossina e betacarotene (Stallknecht, 1996). Indicato per la produzione di alimenti dalle elevate caratteristiche nutritive e organolettiche.

Fonte: Tesi di Laurea Water Footprint di un cereale antico: la coltivazione biologica di Triticum monococcum in Pianura veneta, nel contesto del cambiamento climatico. Giulia Grisottro 2018 Università Cà Foscari Venezia

Tags: Monococco, grano monococco, piccolo farro, genoma AA, cariosside rivestita,

Indice glicemico e grani

by luciano

Indice glicemico

L’indice glicemico è molto importante per i diabetici nella gestione della glicemia, o anche per coloro a rischio di sviluppare il diabete.
Il grano, considerato l’elevato uso per moltissimi prodotti di largo consumo, è stato ed è oggetto di moltissime ricerche e studi in relazione al suo indice glicemico. L’indice glicemico di un prodotto realizzato con grano è correlato, tra l’altro,:
• alla composizione degli zuccheri del suo amido
• al grado di raffinamento della farina utilizzata
• alla modalità di preparazione degli impasti

Composizione degli zuccheri dell’amido di grano
L’amido del grano è composto da due zuccheri amilosio e l’amilopctina. L’amilosio è prevalente come quantità rispetto alla amilopectina ed è rapidamente idrolizzato dagli enzimi digestivi risultando, dunque, maggiormente responsabile del “picco glicemico”. Il grano T. monococcum (piccolo farro) rappresenta un’eccezione perché il contenuto di amilosio (23,3-28,6% dell’ amido totale) (Hidalgo et al.. 2014) è più basso rispetto al grano duro (30%) e al grano tenero (35-43%).

Grado di raffinamento della farina
La farina integrale ha un indice glicemico inferiore alla farina raffinata.
Un ampio studio che ha esaminato quasi 43000 persone per un massimo di 12 anni ha scoperto che una dieta ricca di cereali integrali era inversamente associata al rischio di diabete di tipo 2 [3]. Studi epidemiologici hanno costantemente dimostrato un effetto benefico delle fibre, in particolare della fibra di grano, nel ridurre il rischio di diabete (1-2) e malattie cardiovascolari (3,4), e un recente rapporto ha indicato che l’assunzione totale di fibre alimentari era associata a una ridotta CHD fattori di rischio nei giovani (5). Fung TT, Hu FB, Pereira MA, et al. Whole-grain intake and the risk of type 2 diabetes: a prospective study in men. American Journal of Clinical Nutrition. 2002;76(3):535–540. [PubMed] [Google Scholar]

Modalità di preparazione degli impasti: La fermentazione con la pasta acida, l’indice glicemico e il carico glicemico.
L’indice glicemico (IG) è il numero da 0 a 100 assegnato a un alimento (al glucosio puro è stato arbitrariamente assegnato il valore 100) che è indicativo dell’aumento relativo dei livelli di glucosio nel sangue riscontrato 2 ore dopo che il cibo è stato consumato. L’IG di un alimento specifico dipende principalmente dalla quantità e dal tipo di carboidrati che contiene, ma è anche influenzato da numerosi altri fattori tra cui la quantità di acidi organici.
Il carico glicemico (GL) è un valore che indica la velocità con cui una determinata porzione di cibo eleva i livelli di glucosio nel sangue. Prende in considerazione sia la quantità di carboidrati nella porzione sia la velocità con cui aumenta i livelli di glucosio nel sangue (GL = GI × carboidrati / 100). Un GL di 0-10 = GL basso; 11-19 = GL medio; 20 e oltre = GL alto). La fermentazione con lievito naturale dell’impasto di farina di frumento abbassa significativamente l’IG del pane riducendo il tasso di digestione dell’amido, principalmente attraverso la formazione di acidi organici che ritardano l’assorbimento dell’amido [6]. L’amido viene assorbito più lentamente in presenza di acido lattico a causa dell’inibizione degli enzimi amilolitici e la sua biodisponibilità è ridotta a causa dell’interazione tra amido e glutine [7]. L’acido acetico ritarda la velocità di svuotamento gastrico [8]. The Mediterranean way: why elderly people should eat wholewheat sourdough bread—a little known component of the Mediterranean diet and healthy food for elderly adults. Antonio Capurso, Cristiano Capurso. 13 november 2019 springer.

Riferimenti
1 – Liu S, Manson JE, Stampfer MJ, Hu FB, Giovannucci E, Colditz GA, Hennekens CH, Willett WC: A prospective study of whole-grain intake and risk of type 2 diabetes mellitus in US women. Am J Public Health 90: 1409–1415, 2000. PubMedWeb of ScienceGoogle Scholar

2 – Salmeron J, Ascherio A, Rimm EB, Colditz GA, Spiegelman D, Jenkins DJ, Stampfer MJ, Wing AL, Willett WC: Dietary fiber, glycemic load, and risk of NIDDM in men. Diabetes Care 20:545–550, 1997.  Abstract/FREE Full TextGoogle Scholar

3 – Liu S, Stampfer MJ, Hu FB, Giovannucci E, Rimm E, Manson JE, Hennekens CH, Willett WC: Whole-grain consumption and risk of coronary heart disease: results from the Nurses’ Health Study. Am J Clin Nutr 70:412–419, 1999. Abstract/FREE Full TextGoogle Scholar

4 – Wolk A, Manson JE, Stampfer MJ, Colditz GA, Hu FB, Speizer FE, Hennekens CH, Willett WC: Long-term intake of dietary fiber and decreased risk of coronary heart disease among women. JAMA 281:1998–2004, 1999
CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar
5 – Ludwig DS, Pereira MA, Kroenke CH, Hilner JE, Van Horn L, Slattery ML, Jacobs DR Jr: Dietary fiber, weight gain, and cardiovascular disease risk factors in young adults. JAMA 282:1539–1546, 1999.  CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar
6 – Poutanen K, Flander L, Katina K (2009) Sourdough and cereal fermentation in a nutritional perspective. Food Microbiol 26:693–699
7 – Liljeberg H, Björck I (1998) Delayed gastric emptying rate may explain improved glycaemia in healthy subjects to a starchy meal with added vinegar. Eur J Clin Nutr 52:368–371
8 – Atkinson FS, Foster-Powell K, Brand-Miller JC (2008) International tables of glycemic index and glycemic load values: 2008. Diabetes Care 31:2281–2283
Note
“The glycemic index [GI] a system that ranks foods on a scale from 1 to 100 based on their effect on blood-sugar levels.”
The purpose of this scale is so that sensitive individuals can judge the impact a particular food will have on their blood sugar, and either eat or avoid it accordingly. This is very important for diabetics in managing blood sugar, or even those who have been told they are at risk for developing diabetes.
Now, that rank is from 1 to 100, but that means nothing without context.
• High GI foods are ranked at 70 or greater — like potatoes
• Medium GI foods are ranked at 56 to 69 — like sweet potatoes and corn; sweeter fruits like pineapple and apricots; and millet
• Low GI foods are ranked at 55 or lower — like carrots and other moderately sweet vegetables, most other fruits, most nuts/seeds; beans; dairy; and most grains
• Very Low GI foods are ranked below any of these because they have no impact on blood sugar or no established GI value — like non-starchy vegetables; spices; herbs; and meats and seafood
By the way, this information comes from The World’s Healthiest Foods.
The high GI foods cause a sudden and extreme spike in blood sugar levels, while medium/low GI foods produce a more gradual increase.

ATI (inibitori dell’amilasi/tripsina) Parte I

by luciano

Riassunto
Gli inibitori dell’amilasi/tripsina (ATI) sono tra i fattori scatenanti della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). Le Ati (le ati ritenute predominanti 0,19 + 0,53, 0,28, CM2, CM3 e CM16) di otto cultivar ciascuna di grano tenero, grano duro, farro spelta, farro dicocco e monococco, coltivati ​​nelle stesse condizioni ambientali, sono state quantificate mediante spettrometria di massa liquida-tandem mirata liquida (LC) -MS / MS) e saggi di diluizione isotopica stabile (SIDA) utilizzando peptidi marker specifici come standard interni. I risultati sono stati confrontati con un’analisi LC-MS / MS non mirata senza etichetta, in cui le concentrazioni di proteine ​​sono state determinate mediante quantificazione assoluta basata sull’intensità (iBAQ). Entrambi gli approcci hanno prodotto risultati simili. Il farro spelta e il farro dicocco avevano un contenuto di ATI più elevato rispetto al grano tenero, con grano duro in mezzo. Solo tre delle otto cultivar Einkorn contenevano ATI in concentrazioni molto basse. La distribuzione dei tipi di ATI era caratteristica per le specie di grano esaploide, tetraploide e diploide ed utilizzabile come impronta digitale specifica per specie. I risultati indicano che il grano monococco, avendo un contenuto di ATI totale molto basso, presenta una migliore tollerabilità per i pazienti con NCGS. (Targeted LC-MS/MS Reveals Similar Contents of α-Amylase/Trypsin-Inhibitors as Putative Triggers of Nonceliac Gluten Sensitivity in All Wheat Species except Einkorn). Article in Journal of Agricultural and Food Chemistry 66(46) · October 2018. Sabrina Geisslitz, Christina Ludwing, Katharina Scherf (Technische Universität München Munich, Bayern, Germany).