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Capitolo III – Degradazione del glutine durante fermentazione (III parte)

by luciano

Fermentazione, proteolisi e potenziale modulazione degli stimoli mucosali

1. Premessa tecnica

Le evidenze fisiologiche mostrano che alcuni peptidi proteici resistenti alla digestione possono:

  • modulare la permeabilità paracellulare

  • attivare vie di immunità innata

  • interagire con l’ecosistema microbico intestinale

Nel contesto della panificazione professionale, l’interesse tecnologico non è clinico, ma biochimico e strutturale: ridurre la quota di peptidi relativamente resistenti alla digestione enzimatica e modificare la cinetica digestiva attraverso una fermentazione adeguatamente progettata. Va evidenziato che la funzione primaria della digestione proteica è l’idrolisi delle proteine alimentari — incluso il glutine — in aminoacidi liberi e piccoli peptidi (principalmente di- e tripeptidi), che possono attraversare l’epitelio intestinale tramite specifici sistemi di trasporto ed essere utilizzati come substrati metabolici per le diverse funzioni metaboliche dell’organismo. La frazione peptidica che non viene completamente idrolizzata, peptidi di dimensioni maggiori, né assorbita a livello dell’intestino tenue raggiunge il colon, dove viene in parte metabolizzata dal microbiota intestinale attraverso processi fermentativi; la quota non utilizzata viene eliminata con le feci. L’idrolisi enzimatica rappresenta dunque il passaggio chiave per rendere le proteine nutrizionalmente disponibili e per limitare la presenza di frazioni peptidiche relativamente resistenti alla digestione.

2. Come la fermentazione può intervenire sui peptidi resistenti

2.1 Acidificazione e attivazione enzimatica

La pasta acida determina:

  • Riduzione del pH (≈ 3.8–4.8 a seconda del sistema)

  • Attivazione/modulazione delle proteasi endogene della farina

  • Produzione di peptidasi microbiche

Effetto risultante:

  • Riduzione del peso molecolare medio delle frazioni proteiche

  • Aumento del pool di peptidi corti e amminoacidi liberi

  • Rimodellamento del profilo peptidico

Questo non equivale a “eliminazione del glutine”, ma a modifica della distribuzione dei frammenti proteici (maggiore quantità di peptidi corti).

2.2 Depolimerizzazione della rete glutinica

La fermentazione prolungata può:

  • Ridurre il gluten macropolymer

  • Modificare la struttura secondaria delle proteine

  • Rendere la rete meno compatta e più accessibile agli enzimi digestivi

Conseguenza fisiologica potenziale:

  • Migliore accessibilità alla proteolisi gastrica/pancreatica

  • Riduzione della quota di peptidi lunghi persistenti

2.3 Tempo come variabile critica

Il tempo di maturazione è determinante:

Tempo breve

Tempo prolungato

Prevalenza sviluppo gas

Maggiore proteolisi

Rete ancora compatta

Maggiore riorganizzazione proteica

Profilo peptidico poco modificato

Distribuzione verso peptidi più corti

In ambito professionale, fermentazioni 24–72 h a temperatura controllata aumentano la probabilità di una proteolisi significativa ma strutturalmente controllata.

3. Lievito di birra vs pasta acida

Lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae)

  • Attività proteolitica limitata

  • Effetto prevalentemente indiretto (tempo, idratazione, attivazione enzimi della farina)

  • Riduzione peptidi resistenti dipendente principalmente dalla durata di maturazione

Pasta acida (LAB + lieviti)

  • Attività peptidasica diretta

  • Acidificazione strutturante

  • Maggiore rimodellamento proteico a parità di tempo

4. Interazione con microbiota e barriera intestinale

Alla luce delle evidenze fisiologiche e sperimentali, esistono prove in vitro e in modello murino che suggeriscono un possibile* impatto sistemico del glutine sulla permeabilità intestinale e sull’assetto infiammatorio, in particolare nei soggetti con predisposizione genetica, vulnerabilità immunologica o condizioni cliniche preesistenti.

In questo contesto, peptidi lunghi e resistenti derivati dal glutine possono interagire con la barriera intestinale e con l’immunità innata, influenzandone la funzionalità. Tale interazione può tradursi in modificazioni della permeabilità intestinale, variazioni nella composizione del microbiota e modulazioni della risposta immunitaria. Pertanto un criterio di prudenza nutrizionale non rappresenta un eccesso di cautela, bensì un atto di responsabilità preventiva.

Negli individui sani** non esistono attualmente dati clinici solidi e conclusivi che dimostrino un impatto sistemico significativo del glutine sulla permeabilità intestinale o sull’assetto infiammatorio.

L’effetto reale dipende anche da:

  • lo stato della mucosa intestinale

  • la composizione del microbiota

  • la composizione complessiva del pasto

  • il livello di stress e lo stile di vita

  • l’esposizione a contaminanti ambientali

* Per “possibile impatto” si intende che l’interazione tra glutine e organismo è strettamente correlata allo stato del soggetto e al suo contesto biologico complessivo. Numerosi fattori — alimentazione, stress, abitudini di vita e ambiente — possono influenzarne l’esito.

**È necessario, infine, precisare che per “soggetto sano” non si intende semplicemente un individuo privo di malattie clinicamente manifeste, ma una persona senza patologie in atto e senza uno stato di infiammazione cronica di basso grado. Questa distinzione è fondamentale, poiché nella pratica clinica il termine “sano” viene spesso utilizzato in senso limitato, coincidente con la sola assenza di diagnosi formali.

5. Digeribilità come proprietà della matrice alimentare

È fondamentale ribadire:

La digeribilità non è una proprietà della sola frazione proteica o amilacea, ma dell’intera matrice alimentare.

Fattori che influenzano la digestione reale del prodotto finito:

  • Fibre (crusca, arabinoxilani)

  • Lipidi

  • Idratazione finale

  • Struttura alveolare

  • Interazione proteina–amido

  • Modalità di cottura

La presenza di fibre, ad esempio, modifica la cinetica digestiva dell’amido e delle proteine molto più di quanto farebbe la sola variazione del contenuto proteico.

6. Implicazioni pratiche per il professionista

Se l’obiettivo è ottenere un prodotto con:

  • elevata maturazione biochimica

  • profilo proteico più evoluto

  • minore quota di peptidi relativamente resistenti

le leve progettuali sono:

  1. Riduzione del dosaggio di lievito

  2. Prolungamento controllato della fermentazione

  3. Uso di pasta acida ben gestita

  4. Controllo di temperatura e pH

  5. Equilibrio tra proteolisi e tenuta strutturale

7. Conclusione tecnica

Nella panificazione tradizionale:

  • La fermentazione prolungata e l’acidificazione controllata possono rimodellare il profilo peptidico del glutine.

  • Questo rimodellamento può ridurre la quota di frammenti proteici relativamente resistenti alla digestione.

  • Le evidenze fisiologiche mostrano che tali frammenti, in modelli sperimentali, possono modulare barriera e immunità innata.

  • Il trasferimento diretto di tali risultati all’uomo sano richiede prudenza interpretativa.

Capitolo IV – Evidenze scientifiche e limiti applicativi

1. Scopo e definizioni operative

Nel linguaggio tecnico è essenziale separare tre concetti spesso confusi:

  1. Idrolisi/proteolisi del glutine
    → frammentazione delle proteine (gliadine e glutenine) in peptidi più piccoli.

  2. Riduzione di peptidi/epitopi immunogenici per celiachia
    → degradazione di specifiche sequenze ricche in prolina e glutammina (es. peptidi “Pro-rich”) che resistono alla digestione e attivano risposte immunitarie nei celiaci.

  3. “Eliminazione” del glutine→ obiettivo molto più ambizioso, ottenibile solo in condizioni tecnologiche controllate (ceppi selezionati, spesso coadiuvanti enzimatici, tempi lunghi), e non equivalente alla normale panificazione con lievito madre “tradizionale”.

2. Evidenze: cosa mostrano gli studi

2.1 Fermentazione con batteri lattici selezionati: degradazione mirata di peptidi immunogenici

Di Cagno et al., 2004 (Applied and Environmental Microbiology) dimostrano che l’impiego di lattobacilli selezionati con peptidasi specializzate è in grado di idrolizzare peptidi ricchi in prolina, inclusi peptidi ad alta immunogenicità (nel lavoro viene discusso esplicitamente l’idrolisi di peptidi “Pro-rich” e l’applicazione a un prodotto da forno sperimentale). Lo studio include anche una prova clinica acuta (challenge) in soggetti con celiachia, nell’ambito del protocollo sperimentale descritto. (PubMed)

Punti tecnici salienti (cosa è “dimostrato”)

  • La capacità di degradare frazioni prolaminiche dipende in modo critico dalla selezione dei ceppi (non è un effetto automatico di qualunque pasta acida). (PubMed)

  • La degradazione riguarda peptidi notoriamente resistenti alla digestione gastrointestinale, grazie a sistemi enzimatici (peptidasi) non tipici del solo lievito di birra. (PubMed)

Limite applicativo immediato

  • Il protocollo non è “pasta madre generica”: è una biotecnologia con ceppi selezionati e condizioni definite; non è automaticamente trasferibile a qualunque processo artigianale. (PubMed)

2.2 Fermentazione “potenziata”: lattobacilli selezionati + proteasi fungine (detossificazione spinta)

Rizzello et al., 2007 (Applied and Environmental Microbiology) mostrano un approccio ancora più “ingegnerizzato”: una miscela di lattobacilli selezionati + proteasi fungine durante una fermentazione prolungata. Nel lavoro vengono usate diverse tecniche analitiche (immunologiche e strumentali) per stimare il glutine residuo e la persistenza delle diverse frazioni proteiche. (PubMed)

Punti tecnici salienti

  • Idrolisi completa delle gliadine e di altre frazioni solubili riportata nel processo sperimentale; persistenza parziale di una quota di glutenine (non tutta la frazione strutturale viene necessariamente “azzerata”). (PubMed)

  • Misurazione del glutine residuo tramite test immunologici (R5-ELISA) e conferme con analisi proteomiche/spettrometriche nel protocollo. (PubMed)

  • Valutazione biologica dell’immunoreattività (test su cellule/linee immunitarie) per stimare la “tossicità” del digestato pepsina-tripsina del prodotto fermentato. (PubMed)

Limite applicativo

  • Questo scenario richiede coadiuvanti enzimatici (proteasi fungine) e un set-up controllato: è un processo industriale/biotecnologico, non l’equivalente della gestione standard di pasta madre in laboratorio. (PubMed)

2.3 Fermentazione lattica selezionata su cereali diversi: ruolo del pH e degli enzimi endogeni

De Angelis et al., 2006 (Journal of Cereal Science) studiano la fermentazione di farine di segale con batteri lattici selezionati, mostrando un’estesa idrolisi di polipeptidi solubili in etanolo e una riduzione della rilevabilità immunochimica (R5-Western), oltre a discutere il ruolo del pH nell’attivazione di idrolisi anche tramite enzimi endogeni della farina. (ScienceDirect)

Punti tecnici salienti

  • La degradazione osservata è il risultato di una combinazione di:

    • attività proteolitica microbica (ceppi selezionati)

    • idrolisi pH-dipendente (attivazione di sistemi endogeni del cereale) (ScienceDirect)

  • Il lavoro sostiene la logica “biotecnologica” della fermentazione controllata come strumento per ridurre il rischio di contaminazione/reattività in contesti specifici (in termini sperimentali). (ScienceDirect)

Limite applicativo

  • Anche qui: ceppi selezionati + condizioni di processo definite; non è una generalizzazione automatica per “qualunque pasta acida”. (ScienceDirect)

3. Dove si collocano lievito di birra e pasta acida “tradizionale”

3.1 Lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae)

Nel perimetro degli studi sopra, l’effetto del lievito di birra è principalmente:

  • cinetica fermentativa (CO₂, sviluppo volumetrico)

  • influenza indiretta su maturazione (tempo/temperatura)

  • ma non un’attività proteolitica comparabile a quella di batteri lattici selezionati e/o proteasi aggiunte

In altre parole: con lievito di birra la “migliore gestione digestiva” (quando osservata) è più legata a tempo di maturazione e trasformazioni della matrice amido-proteica, non a una degradazione spinta delle sequenze immunogeniche del glutine (nei termini usati negli studi citati). (Questa è una conclusione per confronto dei meccanismi riportati nei lavori su LAB selezionati e proteasi.) (PubMed)

3.2 Pasta acida “non selezionata” (lievito madre spontaneo)

La pasta acida spontanea può determinare:

  • acidificazione

  • proteolisi parziale

  • modifiche reologiche

Tuttavia, la letteratura che mostra degradazione “quasi totale” o riduzione marcata di epitopi immunogenici utilizza tipicamente:

  • ceppi lattici selezionati con specifiche peptidasi (PubMed)
    e/o

  • proteasi fungine in combinazione (PubMed)

Quindi, a livello manualistico, la corretta formulazione è:

La fermentazione con pasta acida può aumentare la proteolisi del glutine; una degradazione estensiva di sequenze immunogeniche richiede protocolli biotecnologici controllati (ceppi selezionati e, in alcuni casi, coadiuvanti enzimatici).

4. Limiti applicativi

  • I protocolli che mirano a ridurre drasticamente la frazione immunogenica del glutine non coincidono con la produzione standard di pane/pizza a lievito madre. (PubMed)

  • Il risultato dipende da:

    • specie/ceppi microbici impiegati (selezione) (PubMed)

    • tempo di fermentazione

    • acidità/pH (e relativa attivazione enzimatica) (ScienceDirect)

    • eventuale uso di proteasi tecnologiche (PubMed)

  • Anche quando si osserva una degradazione molto ampia, alcuni lavori riportano la possibile persistenza di frazioni (es. parte delle glutenine) a seconda del protocollo. (PubMed)

5. Studi citati

  • Di Cagno, R. et al. (2004). Sourdough bread made from wheat and nontoxic flours and started with selected lactobacilli is tolerated in celiac sprue patients. Applied and Environmental Microbiology, 70(2), 1088–1096. DOI: 10.1128/AEM.70.2.1088-1096.2004 (PubMed)

  • Rizzello, C.G. et al. (2007). Highly efficient gluten degradation by lactobacilli and fungal proteases during food processing: new perspectives for celiac disease. Applied and Environmental Microbiology, 73(14), 4499–4507. DOI: 10.1128/AEM.00260-07 (PubMed)

  • De Angelis, M. et al. (2006). Fermentation by selected sourdough lactic acid bacteria to decrease coeliac intolerance to rye flour. Journal of Cereal Science, 43(3), 301–314. DOI: 10.1016/j.jcs.2005.12.008 (ScienceDirect)

 

La scienza dietro pane e pizza (I e II parte)

by luciano

Biochimica, reologia e microbiologia della fermentazione e della matrice amido-proteica

Il presente testo analizza i fondamenti biochimici, reologici e microbiologici alla base della produzione di pane e pizza. Vengono esaminati il ruolo delle proteine del glutine (gliadine e glutenine), i sistemi fermentativi (lievito di birra e pasta acida), le variabili di dosaggio e tempo e le metodiche di impasto diretto e indiretto. L’approccio adottato è di tipo tecnologico-funzionale, con particolare attenzione alle implicazioni strutturali, aromatiche, digestive e di conservabilità del prodotto finito.

Capitolo I – Architettura proteica dell’impasto: gliadine, glutenine e maglia glutinica

Quando impastiamo farina e acqua, non stiamo solo mescolando ingredienti: stiamo attivando un sistema proteico complesso che determina struttura, consistenza e risultato finale. Alla base di tutto c’è il glutine, una rete tridimensionale che nasce dall’interazione tra due famiglie di proteine del grano: gliadine e glutenine. Capire il loro equilibrio significa comprendere perché un impasto per pizza si stende facilmente mentre quello per pane deve sostenere una struttura alta e alveolata.

1️⃣ La maglia glutinica: un equilibrio dinamico

Il glutine non esiste “già formato” nella farina. Si crea quando:

Glutenina + Gliadina + Acqua + Impastamento = Maglia glutinica

L’acqua idrata le proteine, l’energia meccanica dell’impastamento le fa interagire, e si forma una rete elastica capace di intrappolare i gas della lievitazione. Ma le due proteine svolgono ruoli diversi e complementari.

2️⃣ Il ruolo delle glutenine: forza ed elasticità

Glutenine – Effetti strutturali

Le glutenine conferiscono

Elasticità (capacità di tornare alla forma iniziale)

Tenacità (resistenza alla deformazione)

Struttura

Un impasto ricco di glutenine

È più resistente

Trattiene meglio i gas

Sviluppa volume in altezza

Se sono eccessive

Troppo tenace

Difficile da stendere

Effetto “molla”

3️⃣ Il ruolo delle gliadine: estensibilità e viscosità

Le gliadine sono responsabili di:

  • Estensibilità (capacità di allungarsi senza strapparsi)

  • Malleabilità

  • Viscosità

Grazie alle gliadine, l’impasto:

  • Si stende facilmente

  • Non si lacera durante la lavorazione

  • Mantiene una buona lavorabilità

Se prevalgono troppo, però, l’impasto:

  • Diventa molle

  • Si “siede”

  • Fatica a mantenere la forma

4️⃣ Pizza: serve estensibilità

Nel caso della pizza, l’obiettivo è ottenere un disco sottile che:

  • Si stenda facilmente

  • Non si strappi

  • Non torni indietro durante la formatura

L’estensibilità è quindi fondamentale. Un impasto troppo ricco di glutenine sarebbe “gommoso” e difficile da aprire.

Per questo le farine per pizza (spesso di grano tenero) sono progettate per avere:

  • Un buon equilibrio tra forza ed estensibilità

  • Un rapporto P/L (tenacità/estensibilità) equilibrato o leggermente spostato verso l’estensibilità

Se l’impasto è troppo tenace, si può intervenire con:

  • Maggiore maturazione (riposo più lungo)

  • Aumento dell’idratazione

  • Scelta di una farina con P/L più basso

In sintesi: più estensibilità = stesura facile e buona alveolatura.

5️⃣ Pane: serve forza strutturale

Perché il pane ha bisogno di più glutenine?

Il pane ha un obiettivo diverso: svilupparsi in altezza e sostenere una struttura interna ricca di alveoli.

Qui entrano in gioco:

  • Elasticità

  • Tenuta strutturale

  • Capacità di trattenere i gas della fermentazione

Un impasto per pane necessita quindi di una maglia glutinica più robusta, con una componente maggiore di glutenine.

Se prevalgono troppo le gliadine:

  • L’impasto diventa debole

  • Si allarga invece di crescere

  • Il pane risulta basso e poco strutturato

In sintesi: più glutenine = più forza e sviluppo verticale.

6️⃣ L’equilibrio è la chiave

Il punto fondamentale non è “quale proteina è migliore”, ma il loro rapporto.

  • Troppa glutenina → impasto tenace, duro da stendere

  • Troppa gliadina → impasto molle e poco stabile

  • Equilibrio corretto → struttura elastica ed estensibile

La differenza tra pizza e pane sta proprio in questo bilanciamento:

Prodotto

Caratteristica dominante

Rapporto proteico

Pizza

Estensibilità

Buona presenza di gliadine

Pane

Forza ed elasticità

Maggiore componente di glutenine

7️⃣ In conclusione

  • Pizza → più estensibilità (gliadine)

  • Pane → più forza ed elasticità (glutenine)

La qualità di un impasto non dipende solo dalla quantità di proteine, ma dalla loro interazione, dalla lavorazione, dall’idratazione e dai tempi di maturazione. Ogni volta che stendiamo una pizza o modelliamo un pane, stiamo lavorando con un delicato equilibrio molecolare: una vera architettura proteica che trasforma farina e acqua in una struttura viva, elastica ed estensibile.

Capitolo II – Fermentazione in panificazione e pizzeria professionale

Ruolo del lievito di birra e della pasta acida, quantità, tempo e metodiche di impasto

1. Introduzione

La fermentazione rappresenta il cuore biologico e tecnologico della panificazione e della pizzeria professionale. Non si limita alla produzione di gas per l’aumento di volume dell’impasto, ma determina in modo profondo:

  • Struttura meccanica

  • Estensibilità

  • Alveolatura

  • Profilo aromatico

  • Digeribilità

  • Conservabilità

Il professionista non gestisce semplicemente una “lievitazione”, ma un processo biochimico complesso in cui interagiscono:

  • Microrganismi

  • Enzimi endogeni della farina

  • Proteine del glutine

  • Amidi

  • Tempo

  • Temperatura

Questo capitolo analizza in modo sistematico il ruolo del lievito di birra e della pasta acida, l’influenza del dosaggio e del tempo fermentativo, e l’impatto delle metodiche (impasto diretto e indiretto con biga) sul prodotto finito.

2. Il ruolo del lievito di birra

2.1 Natura microbiologica

Il lievito di birra è costituito prevalentemente da Saccharomyces cerevisiae, microrganismo unicellulare capace di metabolizzare gli zuccheri semplici presenti nell’impasto.

La fermentazione alcolica produce:

  • Anidride carbonica (CO₂)

  • Etanolo

  • Metaboliti secondari (esteri, alcoli superiori, aldeidi)

La CO₂ viene trattenuta dalla maglia glutinica e genera l’aumento di volume.

2.2 Effetti tecnologici

Il lievito di birra:

  • Fornisce gas per lo sviluppo strutturale

  • Stimola l’attività enzimatica indirettamente

  • Influenza il ritmo fermentativo

  • Determina parte del profilo aromatico

Non modifica significativamente il pH dell’impasto (acidità limitata), pertanto l’effetto sulla struttura proteica è principalmente meccanico e fermentativo, non acidificante.

3. Il ruolo della pasta acida

3.1 Natura microbiologica

La pasta acida è un ecosistema composto da:

  • Lieviti selvaggi

  • Batteri lattici (omo- ed eterofermentanti)

Questi microrganismi producono:

  • CO₂

  • Acido lattico

  • Acido acetico

  • Enzimi proteolitici

  • Composti aromatici complessi

3.2 Effetti tecnologici

L’attività combinata di lieviti e batteri

L’attività combinata di lieviti e batteri determina L’acidità controllata di lieviti e batteri influenza direttamente

Acidificazione progressiva (riduzione del pH)

Elasticità

Modifica della struttura del glutine

Estensibilità

Attivazione di proteasi

Conservabilità

Migliore stabilità microbiologica

Profondità aromatica

4. Quantità e tempo: principi generali

4.1 Relazione tra dosaggio e velocità

La quantità di agente fermentante regola:

  • Velocità di produzione di CO₂

  • Intensità metabolica

  • Durata del processo

Principio fondamentale:

  • Più lievito → fermentazione rapida

  • Meno lievito → fermentazione lenta

Tuttavia, la velocità non coincide con la maturazione.

4.2 Il tempo come variabile chiave

Il tempo consente:

  • Degradazione enzimatica degli amidi (amilasi)

  • Parziale idrolisi proteica

  • Riorganizzazione della rete glutinica

  • Formazione di metaboliti aromatici

Una fermentazione breve può produrre volume, ma non necessariamente maturazione strutturale e biochimica.

5. Effetti sulla digeribilità

5.1 Definizione tecnica

Per digeribilità si intende:

  • Riduzione del carico fermentabile intestinale

  • Parziale predigestione di amidi e proteine

  • Migliore organizzazione strutturale della mollica

Non implica assenza di glutine, ma trasformazione biochimica più avanzata.

5.2 Lievito di birra

Dosaggio Lievito di Birra

Dosaggio alto + tempo breve Dosaggio basso + tempo lungo

Maturazione limitata

Maggiore maturazione

Minore attività enzimatica

Migliore degradazione enzimatica

Maggiore presenza di zuccheri residui

Impasto biochimicamente evoluto

Possibile sensazione di pesantezza

Sensazione di maggiore leggerezza

5.3 Pasta acida

La fermentazione con pasta acida determina:

  • Riduzione progressiva del pH (acidificazione controllata)

  • Incremento dell’attività proteolitica (enzimi endogeni + attività microbica)

  • Parziale idrolisi delle proteine del glutine

  • Maggiore degradazione degli zuccheri fermentabili

  • Modificazione delle proprietà reologiche della maglia glutinica

Effetti tecnologici e fisiologici misurabili

Le fermentazioni prolungate con pasta acida comportano:

  • Riduzione del contenuto di carboidrati fermentabili residui

  • Parziale predigestione proteica

  • Migliore organizzazione strutturale della mollica

  • Rallentamento della risposta glicemica rispetto a fermentazioni brevi

  • Maggiore stabilità microbiologica del prodotto

L’insieme di questi fattori può determinare:

  • Riduzione del carico fermentativo intestinale

  • Minore produzione di gas a livello intestinale rispetto a impasti a fermentazione rapida

La risposta fisiologica individuale può variare in funzione di condizioni personali, ma i meccanismi biochimici sopra descritti sono oggettivamente misurabili.

6. Effetti su pizza e pane

6.1 Pizza

Obiettivi strutturali

Obiettivi strutturali

Elevata estensibilità

Assenza di effetto “molla”

Cornicione alveolato

Scioglievolezza

Strategia tipica

Dosaggio molto basso di lievito

Maturazione lunga (24–72 ore)

Controllo della temperatura

Risultati

Maggiore estensibilità

Aroma più complesso

Minore sensazione di gonfiore

6.2 Pane

Obiettivi strutturali

Obiettivi strutturali generali

Sviluppo verticale

Stabilità della mollica

Conservabilità

Obiettivi con lievito di birra

Struttura regolare

Aroma delicato

Obiettivi con pasta acida

Alveolatura irregolare

Crosta spessa

Aroma profondo

Maggiore shelf life

Fermentazione pasta acida (IV parte)

by luciano

Reologia della pasta acida: influenza dei Lattobacilli

“Effects of LAB to dough structure

The structural effects of sourdough in wheat-based system may first be due to the direct influence of low pH on structure-forming dough components, such as gluten, starch, arabinoxylan etc. (Angioloni et. al., 2006). Dough is very sensitive to changes in ionic strength and pH and such changes could have direct impact on the constituents of dough (Clarke et al., 2002). The drop in pH value caused by the produced organic acids influences the viscoelastic behaviour of dough. A correct description of the changes in dough behaviour is necessary to maintain handling and machinability in industrialized production (Wehrle et. al., 1997). A number of earlier studies have examined influence of acids and different pH values on the dough properties. All of these confirmed that changes in the absolute pH value of sourdough significantly influence sourdough components.

The pH profile may affect the time frame during which the acid influences the constituent ingredients of the dough. The changing pH values during sourdough fermentation period may also afford passage through a range of pH values close to the optimum for various enzymes present in the dough system. It is so-called secondary (indirect) effect of sourdough acidification (Clarke et al., 2004). The activity of proteolytic and amylolytic enzyme present may be influenced to a greater degree by the pH profile of the biological acidification fermentation period in contrast to the rather instantaneous nature of the chemically acidified regime. Optimum activity of these enzymes, which play significant role in changes of dough constituents, achieve optimum activity at pH 4-5 for the proteolytic and pH 3.6 – 6.2 for the amylolytic enzymes (Belitz & Grosh, 1992). Other enzymes that might affect the structural components of the dough the activity of which is pH dependent include peroxidases, catalases, lipoxigenases and polyphenol oxydases (Belitz & Grosh, 1992; Clarke et. al., 2002). Results obtained by the the fundamental rheological tests, baking tests, and farinograms show that activity of some enzymes in the biologically acidified dough led to structural changes in the dough (Corsetti et. al., 2000; Clarke et. al., 2002; Clarke et. al., 2004). Corsetti et. al. (2000) also reported that even limited photolytic degradation of wheat proteins affects the physical properties of gluten, which in turn can have a major effect on bread firmness and staling.

Fermentazione della pasta acida (III parte)

by luciano

Carbohydrate metabolism
“The ratio between lactic and acetic acid is an important factor that might affect the aroma profile and structure of final product. Acetic acid, produced by heterofermentative LAB, is responsible for a shorter and harder gluten, while lactic acid can gradually account for a more elastic gluten structure (Lorenz, 1983; Corsetti & Settani, 2007).
Influence of Acidification on Dough Rheological Properties Daliborka Koceva Komleni, Vedran Slaanac and Marko Jukić Faculty of Food Technology, Josip Juraj Strossmayer University of Osijek, Croatia 2012- www.intchopen. )”

Metabolism of proteins
“According to the results of studies performed by Gerez et. al. (2006) 13 nine lactobacilli and four pediococci were able to use gluten as a nitrogen source. Gerez et. al. (2006) also reported an increase in essential amino acids (treonine, valine, lysine and phenylalanine) in a gluten based medium fermented by LAB strains.
Substantial hydrolysis of gliadinin and glutenin proteins occurs during sourdough fermentation. Proteolityc activity in sourdough originates not only from LAB enzymes, than derives also from the cereal materials present in sourdough (Thiele, 2002; Thiele, 2004). Except activity of own enzymes, LAB contribute to overall proteolysis during sourdough fermentation by creating optimum (acidic) conditions for activity of cereal proteinases (Vermeulen et al. 2006). The partial hydrolysis of glutenins during sourdough fermentation results in depolymerisation and solubilisation of the gluten macro peptide (GMP). After 24 hours of fermentation with defined lactobacill strains, all gluten proteins were SDS-soluble (Thiele et. al., 2003). Glutathione (GSH) is the most relevant reducing agent in wheat doughs (Grosh & Wieser, 1999). Heterofermentative lactobacilli express glutathione reductase during growth in dough and reduce extracellular oxidized glutathione (GSSG) (Jänsch et. al., 2007). The continuous transformation of GSSG to GSH by LAB metabolism maintains high SH levels in wheat doughs, and increase the amount of SH-groups in gluten proteins (Vermeulen et. al., 2006)
The level of individual amino acids in wheat dough depends on the pH level of dough, fermentation time and the consumption of amino acids by the fermentative microflora (Thiele et. al., 2002). In wheat sourdoughs, Lb. brevis linderi, Lb safransciensis, Lb. brevis and Lb. plantarum have been reported to increase the levels of aliphatic, dicarboxylic and hydroxyl amino acids (Gobbetti et. al., 1994a, Gobbetti et. al., 1994b). The yeasts, S. cerevisiae and S. exiguous decrease the total level of amino acids. Influence of Acidification on Dough Rheological Properties Daliborka Koceva Komleni, Vedran Slaanac and Marko Jukić Faculty of Food Technology, Josip Juraj Strossmayer University of Osijek, Croatia 2012- www.intchopen.)”