Il progetto MonICA — acronimo di Monococco per l’Innovazione Cerealicola ed Alimentare — rappresenta un punto di svolta per il rilancio scientifico e applicativo del farro monococco (Triticum monococcum) in Italia. Inserito nel Piano della Ricerca 2006 della Regione Lombardia (d.g.r. 29/03/2006 n. 2216 – Piano della ricerca 2006) e sviluppato con un partenariato pubblico-privato tra istituti di ricerca, università, cooperative e industrie alimentari*, MonICA ha avuto come finalità fondamentale non semplicemente lo studio del monococco, ma la costruzione di una filiera agricola e alimentare fondata su questo cereale antico. (Acquadolce)
Il progetto è stato condotto tra il 2006 e il 2008, con risultati sistematici in campo agronomico, tecnologico e nutrizionale, e con un forte orientamento al trasferimento delle conoscenze alle imprese agricole e alle industrie alimentari. (Acquadolce).
*Composizione del partenariato:
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ricerca agronomica e miglioramento genetico (CRA – unità di Sant’Angelo Lodigiano; CRA – Roma),
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scienze e tecnologie alimentari (Università degli Studi di Milano – allora DISTAM),
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territorio e coltivazione reale (Fondazione Pianura Bresciana + cooperativa agricola/sociale “L’Antica Terra”),
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trasformazione e prova-prodotto (Consorzio Aliment + realtà di panificazione e pasta). (acquadolce.org)
Questa architettura è ciò che rende MonICA un “rilancio” vero: non basta dire che un cereale è interessante, bisogna dimostrare che è coltivabile, lavorabile, vendibile e replicabile.
Obiettivo generale
Lo scopo dichiarato di MonICA è stato il seguente:
Sviluppare e consolidare una filiera lombarda finalizzata alla produzione di pane, pasta e prodotti da forno con farina di monococco, ad alto valore nutrizionale e con potenziale mercato sostenibile. (Acquadolce). Questo obiettivo integrava aspetti agronomici, tecnologici, nutrizionali e di mercato, con un approccio di ricerca che comprendeva sia le prove in campo sia le attività di trasformazione e produzione su scala artigianale.
Obiettivi scientifici principali
Nel dettaglio, gli obiettivi scientifici del progetto erano:
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Caratterizzazione agronomica pluriennale: studio dell’adattabilità delle linee di monococco in condizioni pedo-climatiche lombarde e confronto con altri ambienti, attraverso prove sperimentali di campo. (Archeobotanica)
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Studio compositivo e tecnologico: Analisi della composizione chimica delle farine, delle proprietà reologiche e di altri parametri funzionali rilevanti per la trasformazione in prodotti alimentari. (Archeobotanica)
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Analisi degli effetti della parboilizzazione: Verifica dell’impatto di questo trattamento tecnologico sulla qualità delle farine e sui prodotti finiti. (Archeobotanica)
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Studio di epitopi immunodominanti e potenziale tossicità/immunogenicità : caratterizzazione delle linee per presenza/assenza e distribuzione di epitopi immuno-dominanti e sequenze citotossiche e valutazione della loro tossicità/immunogenicità per i celiaci mediante test in vitro o ex vivo, nonché lo studio della distribuzione della sequenza protettiva QQPQDAVQPF e di sequenze altamente omologhe;
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Trasferimento tecnologico alle imprese agricole e alimentari: Formazione e supporto affinché i risultati potessero essere integrati da operatori agricoli, trasformatori e artigiani del settore alimentare. (Archeobotanica)
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Studio dell’evoluzione di sostanze antiossidanti (carotenoidi e tocoli) e di indici di danno termico durante fasi successive del processo di trasformazione dalla granella al prodotto finito;
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Caratterizzazione compositiva e nutrizionale dei prodotti ottenuti dalla trasformazione delle farine di monococco;
Materiali sperimentati
Nel progetto MonICA furono sperimentate diverse linee/varietà avanzate di monococco, con l’obiettivo di identificarne specifiche potenzialità agronomiche e tecnologiche. Tra queste, le principali includevano:
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Monlis
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ID331
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ID1395
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SAL98-32-2
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SAL98-38-8 (Archeobotanica)
Queste linee furono analizzate sotto il profilo della produttività in campo, delle caratteristiche delle farine, della resa tecnologica e di alcuni aspetti biologici preliminari, con particolare attenzione ai profili proteici e immunogenici. (Archeobotanica)
Approccio sperimentale e rilevanza metodologica
Il progetto non si limitò a prove di laboratorio ma fu concepito secondo un approccio multimodale che includeva:
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Prove agronomiche multilocali e pluriennali per verificare adattabilità, resa, resistenza a malattie e risposta alle pratiche colturali. (Archeobotanica)
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Analisi di composizione chimica e funzionale delle farine, incluse misure di proteine, carboidrati, pigmenti naturali come carotenoidi e tocopheroli, lipidi e altri micronutrienti. (Acquadolce)
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Valutazioni tecnologiche per pane, pasta e prodotti da forno, con studio delle proprietà reologiche delle farine e delle performance di panificazione/artigianato. (Archeobotanica)
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Test preliminari in vitro su immunogenicità e profili peptidici delle farine, con focus sulle sequenze peptide ritenute rilevanti per la celiachia. (Acquadolce)
Questa impostazione è ciò che rende MonICA un progetto “di sistema” e non una semplice raccolta di dati isolati.
Risultati integrati
Pur senza entrare nei dati numerici specifici, il progetto ha evidenziato che:
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il monococco mostrava elevata adattabilità pedo-climatica e rusticità colturale, con minori requisiti di fertilizzazione e buona resistenza naturale alle principali patologie fungine. (Acquadolce)
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le farine ottenute possedevano caratteristiche nutrizionali e tecnologiche interessanti, come contenuti elevati di carotenoidi e composti bioattivi rispetto a molti frumenti moderni. (Acquadolce)
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prodotti da forno e pasta realizzati con le farine sperimentate presentavano profili sensoriali e tecnologici positivi, con potenziale applicazione su mercati artigianali e biologici. (Acquadolce)
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prove preliminari di immunogenicità indicavano la necessità di considerare con cautela la relazione tra monococco e condizioni come la celiachia, ma fornivano un primo quadro di riferimento per studi successivi. (Archeobotanica)
Questi risultati contribuirono a posizionare il monococco non solo come “cerealetto antico” ma come materia prima con potenziale reale di filiera.
Caratteristiche delle varietà principali sperimentate
1. Monlis
“Varietà di frumento monococco denominata MONLIS del genere Triticum monococcum ottenuta da selezione genealogica entro una popolazione locale. Varietà ad habitus primaverile e ciclo medio-precoce; di taglia alta, con buona resistenza all’allettamento e alle principali malattie crittogamiche. Buona produttività di granella con qualità panificatoria buona. “ D.M. Iscrizione n. 35171 del 09-11-2006; G.U. pubblicazione n. 272 del 22-11-2006. La varietà Monlis è però immunogenica perché contenente un peptide simile al 33mer che è molto attivo nell’attivare la risposta avversa del sistema immunitario adattivo.
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Origine: selezione genealogica ottenuta da popolazione locale.
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Habitus: primaverile.
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Ciclo: medio-precoce.
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Taglia: alta.
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Resistenza: buona contro malattie fungine.
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Qualità panificatoria: buona per utilizzo tradizionale di panificazione.
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Iscrizione varietale: D.M. 09-11-2006.*
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Aspetto immunologico: contiene un peptide analogo al 33-mer del frumento tenero, noto per la sua alta immunogenicità nei soggetti celiaci; di conseguenza non è indicata per celiaci.
Questa varietà è tipicamente utilizzata come riferimento per studi agronomici e tecnologici perché ha performance solide, ma il suo profilo proteico richiede cautela nelle applicazioni legate alla celiachia e sensibilità al glutine.
2. ID331 (poi iscritta con nome Norberto)
“Varietà di farro monococco (Triticum monococcum ssp monococcum) denominata Norberto, con cariossidi vestite. Varietà ad habitus invernale e ciclo medio-tardivo; di taglia alta (100-120 cm), con buona resistenza all’allettamento e alle principali malattie fungine, compres
la fusariosi. La produttività della granella si aggira tra i 15 e i 25 q/ha. Densità di semina consigliata: 150kg/ha. L’ ambiente consigliato è l’Italia completa anche a quote di alta collina.
Decreto ministeriale d’iscrizione: n.11778 del 10-04-2017; G.U pubblicazione n. 105 del 08-05-2017.
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Linea avanzata oggetto di numerosi studi internazionali successivi al progetto.
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Caratteristiche agronomiche: buona rusticità, adattabile a colture a basso input e mediamente produttiva per monococco.
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Caratteristiche nutrizionali e funzionali:
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dimostrata altissima digeribilità nei modelli sperimentali;
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ridotta immunotossicità dopo digestione in vitro;
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gliadine strutturalmente diverse da quelle dei frumenti esaploidi;
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non induce rilascio di zonulina nei modelli testati;
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non altera la permeabilità intestinale in modelli sperimentali;
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non provoca riorganizzazione citoscheletrica cellulare.
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rilascia il peptide ω(105–123), associato ad azione protettiva in alcuni modelli di laboratorio.
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⚠️ Importante: non è certificato per celiaci, ma mostra tollerabilità superiore rispetto ai frumenti moderni in modelli sperimentali di laboratorio.
3. Hammurabi
“Varietà di frumento monococco (Triticum monococcum) denominata Hammurabi, con cariossidi nude. Varietà ad habitus invernale e ciclo precoce; di taglia alta, con buona resistenza all’allettamento e alle principali malattie fungine. Buona produttività di granella nuda ed alto contenuto proteico. “ D.M. Iscrizione n. 20603 del 16-10-2014; G.U. pubblicazione n. 253 del 30-10-2014. “Hammurabi è una selezione della linea SAL 98-38-8-2-1, presso il CRA-SCV di S. Angelo Lodigiano. A sua volta SAL 98-38-8-2-1 deriva dall’incrocio delle linee ID3 x Mono95-2, di cui l’una dà il carattere di precocità, l’altra deriva direttamente dal T. monococcum sinskaje, accessione di monococco caratterizzata dalla nudità delle cariossid
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Origine genetica: selezione dalla linea SAL98-38-8-2-1.
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Habitus: invernale.
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Ciclo: precoce.
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Cariossidi: nude (facilità di svestitura).
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Proteine: alto contenuto proteico.
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Resistenza: buona contro fusariosi e allettamento.
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Iscrizione varietale: D.M. 16-10-2014.
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Derivazione genetica: incrocio tra ID3 (precocità) e Mono95-2 (che conferisce carattere di nudità).
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Applicazioni:
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facilità di trasformazione industriale e artigianale;
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migliore efficienza di lavorazione (due fasi: svestitura e macinazione);
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resa tecnologica favorevole per produzione di farine artigianali.
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Conclusione
Il Progetto MonICA ha rappresentato una prima cerniera di riferimento per fare del monococco non solo un argomento di ricerca, ma una piattaforma di filiera reale, potenzialmente riproducibile in altri contesti territoriali. (Acquadolce)
La combinazione di prove agronomiche, analisi compositive e tecnologiche, e i primi studi immunologici costituisce ancora oggi una delle basi per comprendere come questo cereale possa inserirsi in sistemi di agricoltura biologica, filiere corte, produzioni di “grani antichi di qualità” e progetti alimentari orientati a criteri di sostenibilità e benessere. (Archeobotanica)
Nota
I contenuti sono coerenti con le fonti ufficiali del progetto MonICA – Monococco per l’Innovazione Cerealicola ed Alimentare (Regione Lombardia, Quaderni della Ricerca n. 95, ottobre 2008) e con riferimenti successivi alla letteratura sul monococco. (Acquadolce)

